Ti trovi qui:Portale/Sezioni/Nati Per Amare - ONLUS/L'uomo che si incatenò per tornare libero


L'uomo che si incatenò per tornare libero

Parte Prima

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/brunella/uomo-catene/1.jpg

La fila alla mensa dei poveri, particolarmente lunga quel giorno, si snodava sul marciapiede fin dopo l'angolo e la maggior parte dei presenti, che a piccoli passi progrediva, vestiti di stracci, maleodoranti, aveva un'età indefinita tra i 20 e 70 anni. Alcune donne, stereotipate col bambino che si attaccava piagnucoloso alla gonna, mentre l'altro figlio, in braccio, dormiva sulla spalla, cercavano di farsi strada, però venivano respinte indietro, senza pietà.
Alcuni parlavano tra loro, incontro quotidiano tra miseri, altri si mantenevano quel tanto distante dal gruppo, alzando il bavero bisunto del cappotto, guardando a terra, un mozzicone stretto tra due dita nerastre e sporche.
All'ingresso della mensa due giovani, parlando a gran voce, controllavano l'identità di ciascuno, chiamando, spesso con il loro nome di battesimo, la maggior parte di loro.
Intanto, sull'altro lato della strada, il via vai continuava, incurante della miserevole fila uniforme, senza colore e senza vitalità: uomini e donne ben vestite, dai colori accesi, di una eleganza ricercata, passeggiavano o si avviavano, ad andatura sostenuta, verso il lavoro o verso casa. Molti, camminando svelti, continuavano a parlare al telefono, in modo concitato, scontrandosi con gli altri passanti senza fermarsi. Sull'altro marciapiede la fila scorreva lenta: qualche spintone, qualche parolaccia, qualche alterco volgare tra loro, il pianto di bambini snervati, mondo in un mondo diverso, invisibili ai più, senza occhi per vedere né cuore per sentire.
La mensa forniva un pasto caldo, dignitoso e completo: per molti, un punto di riferimento e di sostentamento. 
Lorenzo era tra loro, meditabondo.
Magro, di statura media, un berretto eternamente sul capo, un borsello alla cintola, vestiva panni di taglia abbondante, chiaramente non suoi, e la lunga barba metteva in risalto gli occhi, dallo sguardo attento, penetrante ed inquieto.
Chiaramente, non si accompagnava a nessuno, perché non rivolgeva la parola ad alcuno: stava, di poco, scostato dalla fila, quel poco che bastava per non perdere il posto.
I ragazzi, che facevano accoglienza, ora palesavano una certa stanchezza e noncuranza nel stimolarli ad entrare e spesso, per fare presto, tiravano da un braccio per affrettare un passo, già esitante di suo. C'era chi si scostava irritato, chi lasciava fare, chi provvedeva a procedere più in fretta, ubbidiente.
Lorenzo, ancora di quattro persone dietro, osservava, ma lo si sarebbe detto distratto o quasi intontito. Fu, per questo, che uno dei ragazzi, quando arrivò il suo turno, senza parlare lo afferrò, maldestramente, dal braccio, spingendolo avanti e Lorenzo, esile, silenzioso, isolato, scattò rivelando una potenza improvvisa: si avventò irato, sbraitando contro il ragazzo le parole più violente e oscene e, spingendolo contro lo stipite del portone, entrò bestemmiando.

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/brunella/uomo-catene/2.jpg

La fila incurante procedeva, però il fatto non passò inosservato agli operatori interni, addetti alla mensa, i quali, con passaparola silenzioso, lo puntarono ed, in sala, ciascuno dei volontari, raccapricciato, lo marchiò, portandogli il cibo più freddo e più scarso, lasciando il piatto sulla tovaglia di carta, con malagrazia.
Tutti meno uno, che lo guardò a lungo e, presa una frutta con un panino, gli si avvicinò e glielo mise in tasca; quest'uno non faceva testo, ma spinse Lorenzo a rimanere per osservare. Perché lui, seduto alla tavolata, osservava e non mangiava. Era venuto lì per nutrirsi di altro e, quest'altro, nessuno glielo aveva dato: il fatto era palese!
Non assaggiò nulla, ma diede la sua porzione al vicino affamato, lasciando per sé il panino e il frutto, messo in tasca. Si alzò e, controcorrente, si allontanò, prendendo la via del lungofiume a passo incurante, le braccia dinoccolate, il berretto alzato sulla fronte, con un gesto disinvolto di chi nulla scalfisce, nulla preoccupa, nulla lega o disturba, già dimentico della fame, della fila, della lite e di tutto il resto. Ma era vero? Era proprio vero?
Visto così, non si sarebbe mai pensato alle sue origini, tutt'altro che povere, alla sua laurea col massimo dei voti, ai suoi lavori, ai suoi studi letterari ed a quella rivoluzione, in testa e nel cuore, che lo portò, chissà quando e come, a mandare all'aria tutto ed anche sé stesso, trasgredendo le comuni regole del vivere civile, le stesse che lo avevano condotto a risultati tanto brillanti, e che erano parte dell'educazione ricevuta: un ragazzo di “buona famiglia”, laureato col massimo dei voti, una mente aperta al mondo, ma non verso sé stesso.
Cercava qualcosa che era diventato impellente, vitale, senza la quale non poteva continuare a vivere e che, nella quotidianità passata da bravo ragazzo, non aveva trovato ma, a suo parere, lo aveva distrutto ed infastidito. La solitudine della rivolta era la risposta immediata, nel suo mondo per bene e nella società in genere, che condannava a priori e globalmente, sconvolto da questa ricerca che lo annientava senza rendersene conto.
Tutto ciò che era il vecchio mondo, fu da lui disconosciuto. Si trasformò in quello che era diventato ora, un barbone colto, ma sempre un barbone.

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/brunella/uomo-catene/3.jpg

Senza casa, senza amici, senza lavoro! Il primo dei lavori fu abbandonato, dopo ore ed ore d'ufficio a fare il nulla dalla finalità nascosta, dedita alla richiesta del mercato, con le sue regole matematiche e statistiche, il secondo scelto, voluto, con tutto sé stesso, nell'Arma e finito non per colpa sua, con lo schianto dell'automobile del collega conducente, sotto un Tir, mentre si recava a prendere servizio. Adesso nulla, non aveva bisogno di lavorare: aveva quanto basta per sostenersi, al limite per 20 anni, e dopo? Non ci sarebbe stato un dopo, se ne sarebbe “andato” prima...
Il buio di settimane, passate immobilizzato su un letto, dopo l'incidente, senza emozione né ricordi, senza più essere padrone del suo corpo, inerte nel fisico e nel cervello; l'incidente aveva reso palese ciò, che il suo spirito desiderava e aveva stabilito per lui: la cessazione di tutto ciò che era stato.

Parte Seconda

L'appartamento, lussuoso e perfetto, denotava un tenore di vita sopra la media e la presenza di numerose librerie, ricolme d'ogni testo di tutte le dimensioni, evidenziava l'attitudine alla lettura e, quindi, alla solitudine dei suoi abitanti. Un padre e una madre, di vecchio stampo, integerremi nell'osservanza delle regole sociali, da esserne condizionati al punto da rinnegare gli unici figli avuti che volevano altro per sé: ciò non era possibile né accettabile nella gerarchia familiare, dove si ammetteva un amore padrone, costituito dall'osservanza e dall'obbedienza assoluta.
I figli, allontanandosi, avevano preferito l'incerto di una vita lontana da loro e, lasciando quella casa, avevano lasciato tutto sé stessi: il bianco lo vollero nero, il nero divenne bianco, non vollero riconoscere né applicare regole, l'anarchia verso se stessi e gli altri, quasi fosse caduta in terra una moneta e, da testa che era, si fosse posizionata come “croce”!!! Croce per tutti: per chi li aveva rinnegati, per chi non li  aveva capiti, né amati per come erano, ma odiati e ripudiati.
Senza casa è un morire dentro, perché la casa d'infanzia te la porti dentro, con tutto ciò che contiene, ed è il tuo faro. Notte, giorno, pioggia, sole, nebbia, il faro è lì, ad orientare i tuoi passi. E te ne accorgi, quando non ce l'hai più.......
E, allora, tutto perde valore: la vita, la senti imposta da altri, mentre cerchi ciò che non sai bene, ma intuisci che è li, dove non hai più legami, obblighi, regole. La libertà personale del tutto fare e dire, del tutto possibile, come se esistesse una libertà così!!!!!

Chi al Nord chi al Sud: i due fratelli divennero ribelli, verso tutto e verso tutti. Per breve tempo, lei girovagò lontano dal fratello, in lite pure con lui, con cui aveva tante affinità, fino a quando un amore la fermò: e venne un figlio, e costituì una famiglia, e cercò lavoro ... e lo trovò buttandosi dentro  con foga, mettendo tutto il suo impegno... tornando a casa a cucinare, badare alla famiglia... a imporre, senza accorgersene, regole... ferree, rigide, terribili... uguali a quelle a cui si era ribellata. La storia si ripeteva: lei aveva chiuso il cerchio, tornando al punto di partenza, ripetendo l'intolleranza verso il diverso, gestendo la vita degli altri, cedendo all'insicurezza che richiedeva regole, come fossero comandamenti non discutibili...
Invece Lorenzo, senza limiti, girò il mondo ed, esso stesso, non lo capii né gli mostrò ciò che cercava, ma, anzi, acuì nella ricerca, il suo malessere e il suo scontento. Dormendo sotto le stelle del parco, delle città in cui si trovava, provava la più triste delle libertà, però non lo sapeva ed intuiva il contrario: l'aver rimosso ogni regola sociale lo rendeva, interiormente, libero, in un abbandono totale del buon senso.
E cosa succede a chi manda tutto all'aria? A chi nega tutte le regole sociali? A chi non riconosce nessuna autorità che non sia sé stesso?
Prima reazione l'incomprensione e il dissenso dei conoscenti. Nessuno di loro e, tanto meno, nessun parente lo capii: la condanna non ammise possibilità d'appello.
Si ripeteva nel 2000, ciò che capitò 2000 anni fa: quando chi entrava nei lazzaretti, ci andava per morire senza sconti, nell'abbandono assoluto,  rinnegando sé stesso, disconosciuto il padre e il figlio, la sorella e il fratello.
Un' alzata di spalle, e lui proseguiva il suo cammino per il mondo, possedendo in tutto uno zaino sulle spalle, pieno e vario come una casa. Le stelle, qua e là, nascoste da nubi veloci, col chiaro di una luna, che giocava anch'essa a nascondino, erano lo spettacolo atteso di sera, disteso sull'erba, con la testa sullo zaino, le mani a tirare, qua e là, fili d'erba. S'addormentava in quella posizione e le luci dell'alba lo svegliavano accarezzandolo... le uniche carezze, gradite adesso.
Il suo aspetto barbone s'arricchiva di una barba folta e di un olezzo maleodorante, che, come un'aurea, lo circondava e impregnava tutto ciò che toccava.
Anche l'acqua, la buona limpida acqua, l'immersione del proprio corpo nel liquido limpido, era bandita, inspiegabilmente: mangiava con le mani, beveva da bottigliette, lasciate a metà per strada; non lo fermava nulla, che non fosse un degrado morale, e, più scendeva, più pensava di percorrere la strada della libertà assoluta.

Parte Terza

L'alterco era iniziato da uno sguardo beffardo rivolto a lui, mentre raccoglieva le sue cose cadute dallo zaino: rispose con un'aggressione in piena regola, manuale e verbale, di forza incredibile, tale da lasciare l'altro impaurito, capace solo d'indietreggiare per proteggersi. Un centinaio di persone li circondarono,  aizzando l'animale uomo che, come una belva in gabbia, attaccava tutti e tutto: calci, pugni e, soprattutto, parolacce e bestemmie, infami. In mezzo alla folla, si fece strada un uomo, che, a furia di spintoni, si portò proprio davanti a lui, che roteava lo zaino per colpire qualcuno, emettendo le parole più scurrili, uscite, di bocca, contro ogni essere vivente.
“Lorenzo!”, chiamò l'uomo, “Lorenzo”, con tono dolce e porgendo una mano aperta verso di lui. Lorenzo, di botto, si fermò, facendo cadere in terra lo zaino, mentre la folla si allargava, impaurita. “Hai mangiato il panino e la frutta che ti ho dato?” Era il volontario che parlava, guardandolo senza paura, con sguardo sofferente per la pena di lui e ... la mano sempre aperta, tesa verso di lui.

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/brunella/uomo-catene/4.jpg

Bastò questo: la folla si calmò, Lorenzo si fermò ed uno strano silenzio scese sulla piazza, come sfondo al respiro affannoso del bellicoso, che prendeva un attimo di pace. Quella mano, pian piano, gli si avvicinò, mentre parole, dettate dal cuore, vincevano le ultime resistenze e, così, Lorenzo si fece abbracciare; la folla si allargò e si aprì, per poterli far passare. L'uomo reggeva, con una mano, lo zaino e, con l'altro braccio, cingeva Lorenzo, come se fossero stati due amiconi. Sotto i lampioni, camminarono a lungo fino a che il respiro non tornò normale e Lorenzo ripigliò a guardare, in alto, verso le sue stelle, le quali aspettavano per ninnarlo.
L'uomo lo portò a casa sua: un'unica stanza, piena di cose riciclate, ma resa accogliente dal modo in cui erano sistemate; da una vecchia credenza prese del pane e del formaggio, per mangiarlo insieme. Poi, l'uomo gli offrì il suo letto, ma Lorenzo si adagiò a terra, raggomitolandosi su sé stesso, in posizione fetale, e si addormentò subito.
Il giorno dopo, l'uomo divise la sua colazione e andò via per tornare con un materasso di lana raggomitolato, che depose a terra, di lato al suo letto,  senza proferire parola. La sera, Lorenzo si sdraiò sopra il materasso di lana e, sempre in posizione fetale, si addormentò sotto lo sguardo dell'uomo. 
Passarono, così, dei giorni, l'uno senza chiedere qualcosa all'altro, dividendo il divisibile fino a quando, una mattina, l'uomo rimase a letto con la febbre e lo mandò a mensa per avvisare che non sarebbe andato. Lorenzo corse, lungo le strade, per non arrivare in ritardo, fermandosi solo quando vide la lunga fila, che attendeva il pasto e che si snodava fin oltre la curva. Quindi, saltò la fila, con un certo fare che non suscitò rimostranze, e, arrivato dai responsabili all'ingresso della mensa, avvisò della sua assenza, offrendosi di sostituirlo. Questo non gli era stato chiesto dal suo amico; fu lui che sentì di farlo...
La pioggia, iniziata fine fine da pochi minuti, ora cadeva sferzante e insistente: v'era la necessità di affrettarsi per accogliere tutti. Accettarono, così il suo aiuto, quel giorno ed i giorni successivi, un pò da solo, un pò con quel brav'uomo, che lo ospitava e che, dopo essere guarito, era tornato ad aiutare a mensa.
Giorno dopo giorno, Lorenzo aiutò e lavò. Sistemò le sedie, fece di conto, aggiustò un computer, poi due, e fece ripetizioni a quei bambini, in fila dopo il pranzo, poi insegnò l'italiano agli extra-comunitari, dopo diede il suo denaro, poi sbraitò ancora e ancora, ma sempre meno, sempre riprendendosi sotto lo sguardo e l'attenzione dell'uomo, che lo ospitava e che, senza che lui lo sapesse, lo stava guidando verso l'unica via di vera libertà ....., quella che lo incatenava per renderlo veramente libero da sé stesso, dai suoi malumori, dalla sua rabbia, dalle sue incomprensioni, dalla sua assenza di misericordia e dall'accettazione della miseria umana.
Non c'è libertà senza rispetto, comprensione e amore.
Non c'è libertà senza rispetto della libertà e delle opinioni altrui.
Non c'è libertà senza la misericordia per chi ci sta vicino sia che meriti sia che non meriti.

Lorenzo, ancora, andava al parco per coricarsi in terra ad ammirare le sue stelle, ma mostrava un aspetto più curato e pulito, con uno sguardo più dolce o, probabilmente, meno aggressivo. Fu una sera di quelle che, dallo zaino, prese un libro, posizionato sempre nello stesso cantuccio.

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/brunella/uomo-catene/5.jpg

Una cosa non lo aveva, mai, abbandonato, in tale solitudine e nella ricerca dell'imponderabile essenza della verità umana: i libri. Non c'era libreria in cui non si fermasse, non c'era libro che, potendo, non leggesse, accarezzasse, amasse, pagina su pagina! Era la reliquia dello scibile e dell'animo  umano, irrecuperabile, in ogni parte del mondo.
Accarezzò quel libro, lo sfogliò, se lo rigirò nelle mani, con tanta cura, ed iniziò a leggere; lo zaino accanto a sé, la barba più curata, un maglione azzurro, regalato dall'uomo che lo aveva accolto, abbastanza grande, col quale sembrava tornare il ragazzo che era, lo studente che era stato, l'uomo laborioso, il figlio che s'era allontanato e che ora, adagiato il libro sulle gambe, estraeva dalla tasca un cellulare, regalo di quell'uomo capace d'amarlo come un figlio, per avviare, dopo tanto tempo, una telefonata: “Papà! Sono io ...! Come stai? Vengo a trovarti … quando torno … se vuoi....” E, dall'altro capo, dopo un lungo silenzio, una dura voce gli rispondeva: "Sì, puoi tornare ….. per non più di ventiquattro ore! Non sei gradito, ma… puoi tornare….!”
Lorenzo, chiudendo la comunicazione, sorrise, guardando avanti a sé: non importava più, se gli era permesso e per quanto tempo gli era concesso di tornare. Aveva parlato a suo padre e lui, pure, gli aveva risposto: tutto ciò, che si erano detti, non era riuscito a turbarlo od irritarlo, ma soltanto a far nascere, dentro di lui, un sentimento di affetto verso il proprio padre, ora accettato, compreso e amato, per come era.
Quanto tempo era passato senza sentirsi? Gli avrebbe raccontato la sua nuova vita e lui … l’avrebbe ascoltato? Anche questo non era importante! La voce di suo padre era piacevole ed, ascoltarla, lo aveva emozionato. Piano piano, riaprì il libro e ritornò a leggere, fino a quando il cellulare squillò di nuovo… 
L’uomo, che lo amava come un figliolo, stava chiamando …. C’era una famiglia, che aveva bisogno di loro … Lui, chiuse il libro, lo rimise nello zaino, ed, avviandosi, pensò ai cinque figli di quella famiglia disastrata … Sarebbe passato in panetteria, avrebbe portato loro anche dei cornetti caldi, caldi  … Si sentiva, ora, parte di tutte le famiglie: le catene della misericordia lo avevano incatenato nella comprensione, nella tolleranza, nell’aiuto agl'altri, rendendolo finalmente libero, da sé stesso.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

Copyright © www.omnicomprensivo.it. Vietata la copia!
Nota: le immagini adoperate nell'articolo sono prese dalla rete, il Copyright copre pertanto unicamente il testo scritto.

Altro in questa categoria:

Trafiletti e Curiosità

Error: No articles to display

Visitatori

Oggi 115

Ieri 82

Questa Sett. 115

Questo Mese 2374

Da Sempre 377633

Vai all'inizio della pagina