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Una vita esemplare

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SAN FRANCISCO - Non è semplice illustrare la vita di Frank Carmine Arnone. Un’esistenza intensamente vissuta, colma di soddisfazioni, anche culturali. Non resta, non potendo utilizzare tutte le notizie che lo riguardano, estrapolare quanto basta a porre nella giusta luce la non comune figura. Lasciamo che Frank parli di sé.
“Sono nato a Salt Lake City. Nell’Utah. Sono del segno zodiacale del Capricorno. I nati in questo periodo prendono l’esistenza con serietà, ne accettato le sfide e le asprezze che si presentano; sono leali e prudenti nello scegliere gli amici. Ostinati, talvolta severi. I miei genitori si chiamavano Antonio Arnone, nato a Celico nel 1894 e Rosa Arnone. Mio padre emigrò prima del conflitto 1915-18. Non era ancora ventenne. Dopo aver peregrinato da una località all'altra, si fermò a Salt Lake City. Servì nell'esercito americano e, nel 1921, sposò mia madre che, pur avendo lo stesso cognome, non era sua parente.”
Frank raccoglie i suoi pensieri e prosegue:
“Nell'aprile del 1923, al seguito dei nonni materni, i miei tornarono a Celico. Avevo due anni. Mi chiedo: quanti conoscono questo stupendo paese della pre-Sila? Ricordo a me stesso che vi nacque l'Abate Gioacchino, immortalato da Dante che lo definì di spirito profetico dotato. Vi ebbero i natali Antonio Serra, primo economista italiano; Luigi Ferrari e Nicola Arnone, scrittori ed educatori. Sono cresciuto come tutti gli altri bimbi, distinto nel vestire e ben curato da mia madre conosciuta in paese come Rosa l'americana.”
Il mio amico Frank torna indietro nel tempo, elenca nomi e propone immagini del passato.
“La scuola elementare di Celico, posta nel convento dei Cappuccini, lontana da Cozzaro ove abitavamo; la buona e bella maestra Lisandrina Venneri che andò sposa a un mio cugino di nome Luigi che faceva il violinista. Caterina Venneri, sorella di Lisandrina, mia guida nella terza elementare. Il maestro Pignanelli e sua moglie, trasferitisi a Roma con il figlio Peppino. Proseguii gli studi nelle scuole medie e in quelle superiori di Cosenza per i quali era obbligatoria la tassa scolastica oltre l'acquisto dei libri e, naturalmente, le spese per viaggiare. Si era esonerati dal balzello se, negli scrutini di fine anno, si raggiungeva la media di otto decimi. Fui fortunato e mai sborsammo una lira. I vicini di casa si meravigliavano che la luce del mio stanzino fosse sempre accesa. Durante la notte, mia madre spesso mi trovava addormentato sui libri. Ogni giorno, mi toccava prendere il trenino della Calabro Lucana. Da casa, bastavano pochi minuti per raggiungerlo. A volte, per la neve, era necessario incamminarsi prima.”
Lo interrompo:
“Studiavi. A te ed a Renato Scarnati avevamo assegnato i palmares di primi della classe. A me non è mai capitato di addormentarmi sui libri.”
Frank Carmine sorride e mi mostra alcune fotografie da lui ingrandite. Da sempre appassionato fotografo. Insieme rivediamo i volti amici di Tommaso e Vincenza Gatti, Scarnati e Caputo, Imbardelli, Tramonti, Frugiuele, De Franco e Alberto Sicilia (eterno stecchino tra le labbra; finito in una foiba carsica) Dimizio, Greco e tanti altri. Si riaffacciano alla memoria i giorni vissuti nell'istituto di Colle Triglio, accanto al Tribunale e il carcere del quale avrei fatto conoscenza. Frank mostra foto personali e familiari.
“Sono per te.” Aggiunge.
“Ci diplomammo nel 1940, anno della nostra entrata in guerra. Seguirono i giorni dell'ira. Mai scorderò la serata d’addio in casa Gatti. Eravamo tutti presenti e non ci saremmo mai più rivisti.”
Frank riprende il suo dire:
“Fui soldato a Castrovillari e Schiavonea, sergente a Chiaravalle Centrale, allievo ufficiale ad Arezzo. Tornai a Cosenza da sottotenente. Andai a trovare Tommaso e Vincenza e rividi la sorella minore, Melina, che stava per conseguire il diploma magistrale. Ci fidanzammo e sposammo nel 1946 dopo essermi laureato. Fui ufficiale a Roma, Aquila e Terni. Dopo lo sbandamento dell’esercito, tornai a Cosenza e prestai servizio nelle Casermette. Rientrai da Cassino alla fine del 1943.”
“Avremmo potuto incontrarci. Anch'io mi trovavo da quelle parti in quell'anno.”
“Il destino premeva. Seguirono tempi duri durante i quali fui dipendente postelegrafonico. Nel 1955 giungemmo in America dopo aver venduto quanto possedevamo per far cassa e acquistammo due biglietti di sola andata. Ci imbarcammo sulla Cristoforo Colombo, la bella nave di linea italiana. Da New York, raggiungemmo Salt Lake City, la città del Lago Salato, popolata soprattutto da mormoni. All'inizio fu necessario adattarci. Erano intanto arrivate le nostre bambine, Rosa e Alba. Anche i miei genitori erano intanto rientrati in America insieme ai miei fratelli, Aldo e Rocco, quest'ultimo proveniente dal Canada. Fu difficile trovare lavoro. L'inglese, da me già studiato per corrispondenza, non permetteva di comprendere quello parlato da altri di diversa nazionalità. Si faceva uso di colloquialismi e slang a me sconosciuti. Fui assunto presso l’Employment Security Service per novanta giorni e subito compresi che era necessario uniformare la mia cultura e le mie esperienze alle leggi e ai costumi locali. Mi sottoposi a un test per ottenere lavoro presso la Federal Service Entrance Examination e dopo averlo superato scelsi l'incarico di Internal Revenue Agent con sede a San Francisco. Dopo un breve corso di specializzazione presso l’Università locale fui destinato al Distretto della stessa città. Lo stipendio raddoppiò, ma non era ancora bastevole. Trovai lavoro aggiuntivo presso la Lipton Tea e lo mantenni per qualche tempo. Passai di grado fino a raggiungere il massimo. Frequentai l'Università del Missouri dopo di che ottenni l'incarico di rivedere e correggere, rigettare o meno, i rapporti degli specialisti di nove Stati Occidentali. Nel 1975, eravamo andati a vivere in Daly City ove acquistammo casa entro le nostre possibilità. Nella nuova abitazione urgevano molti lavori manuali e per completarli mi adoperai come muratore e falegname, cementista e giardiniere. Mio nonno Francesco, maestro muratore e carpentiere e mio padre, di fertile iniziativa e maestro falegname del Cozzaro, sarebbero stati orgogliosi di me. Sono trascorsi molti lustri dal ritorno in USA e s’affaccia spesso alla mia memoria un episodio del tempo in cui risiedevo a Salt Lake City. Un amico di nome Fortunato, in America da cinquant'anni e con incarico di Vice-Console, mi invitava spesso ai convivi dei mormoni benestanti e, nel presentarmi gli ospiti, m’informava del loro valore in dollari. Un giorno, scherzosamente, gli dissi: Caro Fortunato, sono arrivato in America da poco e non ho neanche un centesimo bucato. Secondo te non dovrei valere nulla? Rispose: E' così, caro Frank. Aveva ragione: sono i dollari che creano e disfano la breve avventura umana. Sono le elezioni e gli eletti che varano le leggi delle quali beneficiano coloro che contano.
“Mi specializzai per attendere al mio hobby preferito: la fotografia e la macrofotografia. Non ho, come vedi, messo da parte l’intraprendenza d’un tempo. E’ stato il mio spirito guida a non abbandonarmi. Sono tornato anche alle lingue e alla musica.”
“Hai tempo per altre due lauree e per altre lingue. Se vuoi puoi scrivere articoli e note di costume.”
“Note, articoli e considerazioni su quanto giornalmente avviene, continuo a farne ed Internet mi aiuta a tenermi al corrente delle cose del mondo. Seguo, in particolare, le faccende italiane. L’hai letto la mia Storia dell'industria della seta in Calabria? E' frutto di certosine ricerche fatte a Cosenza e Canneto. Ed a Catanzaro, sotto la regia di un bibliotecario d’eccezione. Don Pippo de Nobili, che vive nella città ove tu risiedi.”
“Ho conosciuto don Pippo, una vera istituzione. Il tuo lavoro andrebbe pubblicato.”
Mi trattengo con Frank per godere della straordinaria quiete pomeridiana dopo aver fatto uno spuntino in giardino con fichi freschi. Melina va e viene dal soggiorno, dà un’occhiata e s’apparta a leggere. Aggiungo che Carmela Gatti (Melina) non è soltanto la moglie di Frank, ma qualcosa di più. Non è affatto cambiata dal tempo in cui mi recavo in casa sua ad incontrare i fratelli. Si muoveva con discrezione. Ne rammento il sorriso di ragazza senza grilli per la testa. Frank continua ad informarmi su Daly City.
“La storia di questa città risale al 1850 quando il circondario era popolato da scoiattoli, lepri e persino qualche orso. Più tardi vi si insediarono molte aziende agricole. Sopravvivono i nomi di Buri Buri e San Pedro, tra le più grandi. Aziende attraversate da una carreggiata che, da San Francisco, arrivava alle terre del Sud. La medesima che portò fin qui i colonizzatori. Il nome Daly City discende da John Daly che, nel 1868, divenne uno dei proprietari qui stabilitisi. A lui si deve la costruzione di centinaia di case. Mister Daly arrivò con una carovana in partenza da Boston. La città si estese e si abbellì di piante, villette, strade, edifici pubblici, scuole, biblioteche e trasporti efficienti.”
Frank passa a mostrarmi i riconoscimenti ricevuti per l’impegno di capace funzionario e una lettera del presidente Clinton insieme ad una foto con dedica. Si dice fiero ed io lo sono di lui.
Casa Arnone sorge in una zona collinare in cima alla quale c'è una strada con filari di pini ed eucalipti. Dalla veranda, mi mostra l'Oceano imbronciato.
Sorride e commenta: e lo chiamano Pacifico!

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