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La stagione dell’ira - Capitolo 19

Capitolo Diciannovesimo

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Ai piedi del monte, Caino, senza
prender sonno, stava.
Meditando.

VICTOR  HUGO

I giornali, a cospetto delle obiettive difficoltà d'informare tempestivamente i lettori, svolgevano un servizio a dir poco lodevole. Si registrò, intanto, un curioso episodio: il Direttore de La Nuova Calabria - Giovanni Paparazzo, esponente del Partito Repubblicano - fu tratto in arresto insieme al tenente Novati - in servizio in città e, per l'occasione, stenografo -  per disposizione del Procuratore Oreste Trotta con l'accusa d'aver commesso un reato. Al Novati si addebitava il concorso nella disubbidienza per la mancata consegna all'Accusa - che ne aveva fatto richiesta - del testo stenografico integrale della requisitoria. Il Paparazzo fu incriminato per avere corrotto il Novati affinché non consegnasse al Procuratore copia del proprio intervento.
La Nuova Calabria, accusò Trotta d'avere falsato i fatti per motivi personali. Nel numero del 20 aprile 1945 il foglio incriminato nel corsivo del politologo Migliaccio, in relazione agli addebiti mossi al Paparazzo e al Novati, testualmente scriveva…
“L'egregio colonnello non riesce a scuotere di dosso i diciassette anni di fervente fascismo - 1926-1943 - al quale aderì in piena maturità quando aderire al regime in auge non era richiesto ai militari in servizio effettivo.”
Migliaccio esprimeva altresì il proprio giudizio sui giovani nati dopo l’avvento del fascismo al potere…
“Nella loro culla fu adagiata, accanto al poppatoio, una tessera e furono fascisti ancor prima che, con l'acqua battesimale, diventassero cattolici. Più tardi, ancora minuscoli uomini, marciarono sulle gambe malferme. Appena in grado di compitare, lessero nelle pagine dei sillabari alla A Alalà e alla B Benito. Percorsero, cambiando divisa, la prevista trafila: figli della lupa, balilla e avanguardisti. Impararono che il loro Capo era infallibile a somiglianza del romano Pontefice. Di che rimproverarli? Dovremmo avere il coraggio di Pietro Nenni che, a Catanzaro, ha recentemente affermato... Non saremo mai contro i giovani che hanno creduto. Di fronte a loro, il sentimento che proviamo è pietà. Rancore e disprezzo mai. Furono vittime e non complici.”
Nord e Sud scrisse…
“Il processo in corso, impregnato di riflessi politici, non deve diventare lo specchio deformante della verità. Non cerchiamo eroismi e glorie a buon mercato, ancor meno martirologi e neanche pedane di lancio per più allettanti carriere per chi ieri servì il fascismo perseguitando gli oppositori d'allora e oggi onora questi accanendosi contro gli oppositori di oggi. Se la Polizia ha creduto in fantastiche storie e ancor più fantasiose confidenze, è necessario che l’Accusa finalmente recuperi il dibattito alle sue reali proporzioni.”
La Voce del Popolo
“Gli ottantotto imputati sono soprattutto giovani che si sono lasciati fuorviare dalla propaganda degli adulti limitando la loro attività alla scrittura di frasi polemiche sui muri ed all'adesione platonica all'organizzazione che avrebbe dovuto scacciare gli americani e gli inglesi e ricondurre trionfanti, fra noi, il duce e gli amici tedeschi. Se vi sono ragazzi fuorviati, siano subito messi in libertà affinché possano ravvedersi, ma i criminali, ancorché giovani, siano severamente puniti. Insieme a loro, i dinamitardi. Verso gli adulti, la legge dovrà essere più severa. Ci spiace manchi qualcuno dei maggiori responsabili. Ad esempio, quel Pignatelli grande apologeta delle gesta di Spagna. Alcuni imputati sono presentati come eroi o imbecilli. Tra loro troviamo il lunatico e il mezzo matto, l'affetto da paralisi progressiva e colui che non sapeva cosa facesse. Soggetti da clinica psichiatrica. I giovani, tutti intelligenti e brillanti, sarebbero, nella peggiore delle ipotesi, ragazzi con tanta voglia di scherzare con il tritolo e le bombe a mano.”
Nella girandola di giudizi, trovavano ampio spazio le opinioni di alcuni politici accreditati.
Nino Woditzka, della Direzione Nazionale del Partito d’Azione - durante il comizio tenuto da Nenni a Catanzaro, aveva spezzato una lancia a favore degli 88 presunti eversori… assisto nauseato ai processi instaurati nel nostro paese dalle cosiddette Alte Corti di Giustizia ed Epurazione. Quale atroce beffa continuare ad inviare in giudizio, per condannarle, figure di secondo e terzo piano. In questa città è in corso un processo che infonde negli animi umiliazione e amarezza.
L’inquietudine che accompagnava il processo era diffusa in città. Anche il Prefetto di Catanzaro, nel rapporto al Ministro degli Interni, affermava: Il processo desta preoccupazione per il giorno in cui si concluderà, qualsiasi sentenza il Tribunale deciderà di emettere.
La cittadinanza, prima durante e dopo il dibattimento, diede prova di sensibilità e compostezza e, soltanto per questo, non si verificarono incidenti.

La Gazzetta del Mezzogiorno - l'unico quotidiano delle Puglie, si soffermava sul conflitto armato in corso.
Il 19 marzo del 1945, infatti, scriveva…
“In diversi punti delle difese tedesche, gli Alleati dilagano verso il cuore della Germania. Le avanguardie americane hanno raggiunto una località a duecento chilometri a oriente del fiume Reno. In Westfalia, nell’Assia Nassau e nella Baviera, ogni resistenza è spezzata. La terza Armata americana punta su Funth e su Norimberga, la Prima Armata su Siegen. Montgomery ha lanciato le sue forze nella pianura centro settentrionale in direzione di Berlino. Wiesbaden, maggior centro della Renania, è finita in mani alleate. Nella Ruhr, la Nona Armata ha superato Duisburg; a Prunen, la Seconda Armata britannica ha infranto le difese tedesche. Corrispondenti di guerra intanto informano di combattimenti a Karlsruhe, nel Baden, a nord-est di Strasburgo. Intensa l'attività dell'aviazione contro obiettivi tattici e strategici.”
Dal Fronte tedesco-orientale
“Le armate sovietiche non concedono respiro ai tedeschi. Notizie di fonte germanica riferiscono che la linea tedesca a Stettino è in ripiegamento mentre la guarnigione germanica sarebbe stata ritirata dalla città incessantemente battuta dalle artiglierie. Il porto è deserto. Danzica è investita furiosamente dalle truppe sovietiche, mentre il centro della città è stato raggiunto dopo aspri combattimenti. Quattordici sobborghi sono caduti in mani dei russi. Si combatte anche a Gydnia. Non ha sosta l’offensiva in direzione di Vienna dalla quale gli uomini di Toldukin distano soltanto 96 chilometri, a 32 dal confine austriaco. Nella Slesia tedesca, Koniev avanza su due direttrici verso la Moravia. Procede una violenta incursione: sulla Germania seimila aerei operano in pieno giorno e quattordicimila sono le bombe sganciate. Anche Berlino è stata ripetutamente bombardata. I velivoli, in partenza dall'Inghilterra e Francia, dall'Italia, Belgio e Olanda, hanno sconvolto i trasporti nemici dal fronte occidentale al Mar del Nord, Baltico, Austria e Jugoslavia.”
Dal Fronte italiano
“Non si segnalano avvenimenti di rilievo. Un dispaccio d’agenzia informa che Smuts ha dichiarato che si prepara un'offensiva nel Nord Italia. Montgomery dice: spero vedervi a Berlino.”
Dal Fronte del Pacifico
“Gli Alleati sono arrivati a Cebu e nelle Filippine e gli aerei puntano su Riu-Kiu.”
Dal Fronte interno italiano
“Si ha notizia di un attentato a Mussolini che sarebbe stato oggetto di attenzione omicida da parte di un non meglio identificato legionario. Il capo della Repubblica Sociale si trovava in compagnia del generale Graziani.”

La primavera del 1945 in Italia fu caratterizzata da azioni di notevole ferocia. Uccisioni, linciaggi, torture, violenze, stupri, rapine e saccheggi. Furono prese di mira le madri, le mogli e le figlie di fascisti. Anche le Ausiliarie, ovvero le donne entrate nei ranghi della Repubblica del nord, furono perseguite. Seguirono uccisioni di sacerdoti, proprietari terrieri, imprenditori, benestanti. Era questo il frutto amaro della guerra civile.
Su questo argomento, si è scritto tanto.
Secondo Giorgio Bocca… “Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello degli occupanti, ma per provocarlo e inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato perché cerca le ferite, le punizioni e le rappresaglie al fine ultimo di coinvolgere gli incerti e scavare maggiormente il fossato dell’odio.”
Le elezioni amministrative nel Mezzogiorno d'Italia erano alle porte e la stampa denunciava le manovre in corso quanto prima porteranno i nostri Comuni in mano a noti affaristi.  Un ex prefetto, nel commentare la scelta dei Commissari dopo il crollo del regime, rilevava che non era perdonabile aver regalato dei re travicello alle popolazioni che sollecitavano la presenza di bravi e onesti amministratori.
Aveva inizio un periodo di confusione favorevole ad avventurieri e alle consorterie che si creano e si ripropongono attorno ai regimi.
Con tali premesse, ne avremmo viste delle belle.

In L’altra resistenza nel Mezzogiorno lo storico Gabriele Fergola testualmente scrive…
“La caduta del fascismo e l'invasione alleata - lo sbarco in Sicilia aveva avuto luogo il 10 luglio 1943 - non furono salutati dalle popolazioni con quel giubilo che s’è voluto loro attribuire da certa propaganda. A dare questa impressione furono i servizi fotografici che presentavano l’arrivo delle truppe occupanti tra folle festanti, specie in città come Napoli e Palermo. Le immagini riproducevano parte della realtà, poiché alcune componenti le popolazioni del meridione avevano visto l’arrivo degli Alleati come la soluzione di un incubo. Non per il fascismo in se stesso, ma perché si trattava della conclusione della guerra e dei bombardamenti e addirittura della fame. L’arroganza dei vincitori, le disfunzioni del governo Badoglio e dell'amministrazione alleata, la galoppante inflazione (grazie anche alle amlire, moneta degli occupanti immessa sul mercato) fecero rimpiangere il recente passato. Senza scordare che consistenti fasce di popolazione ancora esternavano simpatie per la Repubblica del Nord la cui radio era ascoltata di nascosto. In questo quadro incerto, si inserirono eventi di strenua resistenza all'invasione, in genere non cruenti, messi in atto da giovani dei quali sarebbe interessante ricostruire la storia completa. Azioni che non riuscirono ad evolvere in vero e proprio movimento di guerriglia per molte ragioni tra le quali la volontà di Mussolini di non estendere al Sud la guerra civile in corso nel Nord. Oltre la riluttanza a compiere atti di terrorismo o comunque attaccare il nemico alle spalle; la mancanza di prospettive di sbocco seguite alla ritirata lungo la penisola delle armate tedesche e la contemporanea avanzata degli Alleati. In Calabria si registrarono episodi significativi che culminarono nel processo degli ottantotto. Gli imputati, dapprima trasferiti a Napoli, furono ricondotti a Catanzaro per essere giudicati da un Tribunale militare straordinario di guerra che emise la sentenza alla vigilia della conclusione del conflitto armato. Gli imputati mostrarono fierezza e dignità. I presunti eversori furono condannati, in base a leggi fasciste.”

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

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