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Medma, pregevole pubblicazione

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Dopo aver letto con molto interesse il saggio storico-archeologico dal titolo Medma e il volume di liriche dal titolo Parva favilla - ambedue composti dal mio giovane concittadino Italo Galasso rapito dalla morte appena ventitreenne - avverto l’urgenza di scrivere il presente articolo con l’intenzione di contribuire a ricordare ai miei conterranei, in particolare ai giovani nicoteresi, le doti non comuni di studioso e artista che si riscontrano nelle pubblicazioni del Galasso pubblicate postume nell’anno del Signore 1980 a cura della sua famiglia. 
Confesso, intanto, d’essere lieto di poter affermare che, a dare un giudizio lusinghiero sugli scritti del Nostro, non sono soltanto io, che potrei essere stato benevolmente impressionato sulla spinta del particolare attaccamento alla ridente cittadina calabra ove ho avuto i natali e dove ho trascorso la mia giovinezza fino al sopraggiungere del primo grande conflitto mondiale. 
Riconosco che, con autorità maggiore alla mia, non hanno esitato a esprimere il loro giudizio elogiativo sul tema il docente universitario Raffaele Corso che, nella prefazione al volume Medma, non lesina lodi all’Autore e il reggino Nino Tripodi che, in un articolo del 13 febbraio 1980, autorevolmente afferma che…‘La sorte con Italo Galasso fu ingrata. Se la morte non lo avesse stroncato, la promessa sarebbe stata verace perché dai suoi scritti sarebbero emerse ricerche e conquiste in grado di arricchire notevolmente il patrimonio culturale della nostra regione. Anche perché i suoi interessi non si fermavano al documento storico-archeologico, ma spaziavano felicemente nel campo letterario.’ 
Dopo aver doverosamente rilevato quanto precede, passo ad esaminare, sia pur sinteticamente, lo studio di Galasso su Medma, impegno culturale primario per il quale è giusto ricordare che esso spazia in un periodo in cui le ricerche archeologiche non disponevano degli strumenti tecnici e scientifici che oggi permettono di individuare in forma molto più corretta luoghi, usi, costumi, credenze e grado di cultura del tempo. Va ricordato inoltre che le citazioni dei testi pertinenti e le ricerche di fonti riguardanti le origini di Medma sono molteplici, per cui è giusto affermare che - se la sua vita non fosse stata prematuramente stroncata dalla sorte - l’ottimo Italo sarebbe oggi maestro della disciplina che in questi ultimi tempi si va imponendo come una delle più apprezzate dagli studiosi italiani e stranieri. Cosciente d’aver fatto sul tema trattato puntigliose ricerche il giovane conterraneo chiude l’introduzione al volume Medma con le puntuali considerazioni che seguono…
"Data la frammentarietà delle notizie in possesso è necessario un sereno e approfondito lavoro d’integrazione che, avendo come base la valutazione e la critica delle fonti esistenti, non potrà fare a meno di colmare i numerosi prolungati silenzi della storia con ipotesi verosimili che rintraccino le altre località che conobbero (come Medma) significative vicende politiche e culturali, un elemento che le determini e le giustifichi. Seguendo questo criterio, che a me sembra fra tutti gli altri il più sicuro e proficuo, iniziamo il nostro lavoro. Ci sorride la speranza di poter restaurare al meglio la storia non consueta di una città che a poche altre fu seconda, non per importanza politica, ma per vita attiva e per numerose e riconosciute attività collaterali."
La parte più importante del lavoro al quale maggiormente teneva il giovane e colto professore è quella che si riferisce all’ubicazione dell’antica Medma. Secondo alcuni, infatti, è situata alla destra del Mésima in una pianura che si congiunge con le prime propaggini collinose di Nicotera; secondo altri alla sinistra del citato fiume compreso nel territorio di Rosarno. La prima ipotesi era stata quasi unanimemente accettata dagli studiosi che, nel tempo, si erano occupati del problema ovvero dagli archeologi Ienormant e Barnabei, dall’ing. Foderaro, dal conte Capialbi, dal canonico Sorace e don Diego Corso, dall’avvocato Diagora De Bella e dall’abate Monaco ed altri studiosi. 
Varrà ricordare inoltre che - nel 2012 e 2013 - alcuni scavi effettuati in Pian delle Vigne, nel territorio di Rosarno, portarono alla luce una serie di terrecotte votive di indubbia origine locrese introducendo un nuovo argomento a favore della tesi da tempo sostenuta da altri studiosi ed, in particolare, dall’archeologo Paolo Orsi, allora Reggente la Sovraintendenza Archeologica della Calabria. 
Egli, infatti, affermò che Medma era una colonia locrese situata a sinistra di Mésima. Avverso questa ipotesi, negli anni ’30 e ’40, si è battuto Vincenzo Russo che ha avuto lo svantaggio, nei confronti dell’Orsi, d’essere originario di Nicotera. Ecco, infine, la terza ipotesi, sostenuta con argomentazioni valide dal Galasso il quale, all’inizio della sua opera, parla delle vicende storiche di Medma ponendo in luce come le sue origini siano remote, anteriori alla colonizzazione greca dell’Italia Meridionale. Divenuta, nel tempo, ovvero dopo la colonizzazione, una Repubblica, Medma, come tutte le altre città sorte in quel periodo, fu costituita da una parte centrale (la polis) e da vari quartieri (i priasteria). Ciò premesso, il nostro concittadino, con logica sottile e persuasiva, ne deduce che i ruderi di Santa Faustina e della Timpa, in territorio nicoterese, sono situati nella vasta area della polis di Medma, mentre i reperti preziosi rinvenuti in Pian delle Vigne, presso Rosarno, appartengono ad uno dei quartieri periferici della città. 
L’ipotesi, originale e suggestiva, formulata dal Galasso non è stata accettata perché il suo libro, purtroppo pubblicato dopo la sua immatura morte in numero limitato di copie, è conosciuto e consultato da pochi studiosi. La conoscenza dei suoi scritti, ovviamente, si deve al fratello ed alla madre del giovane Autore di Nicotera che ne hanno curata la pubblicazione postuma. Oggi la tesi dell’Orsi è sostenuta da un altro archeologo, ovvero da Sabatino Moscati, il quale afferma che notizie certe si hanno su Hipponion Medma, quest’ultima città fondata dai locresi nel circondario di Rosarno. 
C’è da osservare che il Moscati non si basa, per le sue affermazioni, sulle investigazioni da lui dirette, ma accetta le opinioni degli studiosi che le hanno formulate in precedenza. Ignora, pertanto, l’ipotesi formulata dal Galasso dopo lo studio documentato della storia di Medma. Italo Galasso, infatti, dopo essersi soffermato sull'incertezza delle origini della città, suggerisce l’esistenza di una fase pre-indoeuropea preesistente alla colonizzazione greca ed ipotizza che Medma non sia stata fondata dai locresi ma, solo più tardi, da loro colonizzata.  

Paride De Bella

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