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Fine delle comunicazioni

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Mi dispiace ma non mi unirò al coro degli indignati e dei paladini della libertà di espressione che, in queste ore e nei prossimi giorni, si leverà per ribadire la propria supremazia culturale sul resto del mondo barbaro e incivile. Non prenderò le parti nè dell’una nè dell’altra parte. Renderò noto solamente il mio disgusto per un genere, quello umano, regredito allo stato primitivo, incapace di comunicare e dunque di entrare in relazione.
Di fronte alle scene di guerriglia parigine il mio unico sentimento non è quello dello stupore o dell’indignazione no, c’era solo da aspettarselo prima o poi. Il sentimento che provo è quello della delusione per il genere umano. Il fallimento dell’umanità è ormai sotto gli occhi di tutti.
Non mi sento parte di una civiltà, quella occidentale, incapace di comunicare, di provare sensibilità e rispetto nei confronti di culture diverse dalla propria, così come non mi sento parte di una civiltà, quella mussulmana, imbarbarita e incapace di ridere, di trascendere, di comunicare senza il ricorso alle armi. Siamo alla fine delle comunicazioni. Le dichiarazioni di odio si susseguono freneticamente.
L’umanità è in grado di progettare, costruire e avvalersi di mezzi di comunicazione potentissimi ma il contenuto di queste comunicazioni è quanto di più primitivo e incivile esista e il messaggio trasmette solamente odio. Complimenti. E’ questo il progresso dell’umanità a cui dovevamo tendere? A cosa ci servirà tutta questa tecnologia? Ad autodistruggerci?
Stiamo assistendo e continueremo ad assistere ad un’escalation di atti di volenza (verbale e fisica) volti ad offendere in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo (dalle vignette usate come armi alle armi usate come nelle vignette) le culture diverse dalla propria.
Non vi è alcuna differenza nel raggiungimento del risultato finale, ovvero l’offesa, se chi lo fa sceglie di utilizzare una vignetta, un articolo, uno striscione o un Kalashnikov, conoscendo il loro potenziale in termini di provocazione e distruzione in una società mediaticamente connessa e in grado di accrescere e manipolare esponenzialmente l’effetto di una dichiarazione. Non vi è alcuna libertà di espressione in entrambe i casi ma solo la prevaricazione dell’uno sull’altro, la mancanza di rispetto e di sensibilità, ancor più grave se una delle due parti è piscologicamente labile e l’altra ne è consapevole. In entrambe i casi abbiamo a che fare con dei nevrotici e i nevrotici si muovono con la stessa grazia di un elefante in una cristalleria.
La nevrosi è la malattia più diffusa oggi nel mondo. Scaturisce da ritmi di vita alienanti nei paesi più industrializzati e da politiche neocolonialistiche e imperialiste adottate nei paesi più poveri, prima vera ragione della prolificazione di gruppi di fanatici religiosi.
Jean-Jacques Rousseau considerava la libertà non come la semplice potenza di volere e di scegliere ma la volontà razionale, quella volontà che svincola l’uomo dalla schiavitù degli istinti e delle passioni, rendendolo una persona morale dotata di autonomia nella ricerca del suo bene. “La mia libertà consiste nel fatto che non posso volere se non quello che mi è conveniente o che stimo tale, senza che nulla di estraneo a me mi determini“. La libertà così concepita costituisce “la più nobile facoltà dell’uomo“, cioè la facoltà della quale non si può essere privati se non degradando l’uomo al livello della mera animalità e togliendo alle sue azioni ogni moralità.
Moltissimi anni fa, in seguito ad una innocua (per me) battuta espressa all’indirizzo di un’amica nel corso di una serata tra amici in cui eravamo tutti un pò brilli, dovetti fare i conti con il suo ragazzo che, assente nel corso della serata e venutone a conoscenza, qualche giorno dopo mi affrontò a muso duro con l’intento di venire alle mani per vendicare l’accaduto. Conoscendo il soggetto (privo di senso dello humor ed emotivamente poco intelligente) risolsi scusandomi per l’accaduto e disarmandolo dalle sue intenzioni. Se avessi voluto difendere la mia “libertà di espressione”, visto che per me non si era trattato di alcuna offesa ma solo di una innocua battuta, avrei potuto farlo venendo alle mani o, come spesso si risolve nella civile Italia, accoltellandolo o sparandogli. Ma mi sono sottratto alla schiavitù degli istinti e ho utilizzato la volontà razionale, avendo comprensione per la sensibilità del soggetto che avevo di fronte, senza che nulla di estraneo a ciò determinasse le mie scelte. Sono riuscito dunque a comunicare, ad entrare in relazione con lui, facendo ricorso alla mia coscienza, unico elemento che differenzia gli esseri umani dagli animali.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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