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Renzi volant

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Lo spirito della Leopolda da oggi aleggia su di voi, non temete. Il massimo rappresentante del giovanilismo contemporaneo, in Italia, ha abbellito il suo ennesimo sproloquio circondandosi di simboli che ha ritenuto rappresentassero il cosiddetto “progresso”. Peccato che, a dispetto della scenografia messa in piedi, nessuno scoop, nessuna profezia sia uscita dalla bocca dell’evangelista Matteo.
I politici di un tempo (più o meno attendibili che fossero) avevano la capacità di proiettare le comunità che rappresentavano nel futuro, avevano la capacità di evocarlo e anche di crearlo il futuro. Quelli di oggi si aggrappano e si appropriano dei successi presenti o passati altrui (che quasi sempre non sono politici) spacciandoli come propri e facendo credere a chi li ascolta di essere parte di quel successo. Nonostante il progresso si sia trasformato in regresso loro imperterriti continuano ad evocarlo, promettendo di edificarlo sul nulla.
I discorsi di Renzi sono da “manuale del perfetto oratore”, mixano un pò di retorica, un pò di storytelling, un pò di comicità, un pò di paradossi, un pò di patriottismo e un pò di buonismo. Qualunque discorso fila se incastrato in un contesto coerente con ciò che si afferma. Il trucco consiste nell’inquadrare il ragionamento all’interno di alcune premesse date per assodate e condivise col pubblico che ascolta, anche se sono approssimative e dunque distorte.
Matteo Renzi è già riuscito in un’impresa che sembrava impossibile. Eravamo tutti convinti, infatti, che ci sarebbero voluti decenni per archiviare e dimenticare venti anni di occupazione mediatica Berlusconiana. Renzi invece è già oltre. E’ certamente oltre nella quantità di parole e di discorsi che macina. La quantità di tempo che trascorre a rilasciare interviste e a tenere comizi è inversamente proporzionale alla quantità di tempo che dedica a governare. Al termine dei suoi comizi hai l’impressione che, sull’onda dell’entusiasmo, si stia dirigendo in ufficio a lavorare e invece te lo ritrovi davanti ad un altro microfono a sostenere il successivo annuncio.
La nostra società è sempre più incentrata sull’oralità, sulle dichiarazioni, sul verba volant e a giudicare dalle parole sembra proprio che questo governo voli, o per lo meno stia viaggiando come un treno. Una dichiarazione fatta attraverso i media vale quanto un atto compiuto, dà l’impressione di essere la premessa dell’azione anche se quell’azione poi non si verifica. Tanto nessuno andrà mai a controllare perchè non si ha il tempo di verificare la dichiarazione precedente che arriva subito quella successiva che smentisce o ridefinisce la precedente in un continuo e infinito mutare di opinioni e circostanze che continuiamo a definire “dibattito politico”.
E’ sempre più in aumento la quantità di persone che parlano, che dicono di saper fare, e di conseguenza anche il numero di talk show (e di pulpiti) attraverso cui farle parlare, rispetto a quelle che scrivono per raccontare quello che hanno già fatto (e non su Twitter). Per i primi c’è sempre pronto un palco sul quale tenere lunghi discorsi che quasi sempre sono sufficienti, se si sanno usare ad arte le parole, a convincere quelli che ti ascoltano di essere parte fattiva di un progetto anche se di quel progetto sono soltanto spettatori.
Assisteremo ad un cambiamento vero solo quando l’eccesso di oralità scemerà restituendo un pò di spazio alla scrittura che richiede maggiore ponderatezza e capacità di riflessione. Henry David Thoureau scriveva: “Per quanto si possano ammirare gli occasionali voli d’eloquenza degli oratori, di solito le più nobili parole scritte sono tanto al di là, o al di sopra, della transeunte lingua parlata, quanto il firmamento e le stelle sono al di sopra delle nubi… L’oratore cede all’ispirazione d’una occasione passeggera, e parla alla massa, di fronte a lui, a quelli che possono udirlo; ma lo scrittore, cui è occasione una vita più equa, e che sarebbe distratto dal fatto e dalla folla che invece ispirano l’oratore, parla al cuore e all’intelletto dell’umanità, e a tutti gli uomini che possono capirlo, in ogni epoca.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it  

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