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La Pinacoteca dimenticata

Scritto da Domenico Sorace

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Ho avuto la sorte, qualche giorno fa, di trascorrere la mattinata in Palmi (RC), per ragioni di lavoro. Residuato un pò di tempo, ho deciso di visitare la “Casa delle culture”, memore dei preziosi suggerimenti di un illuminato amico palmese. Ho chiesto a colleghi del posto che, con prontezza, mi hanno indicato il sito e raccomandato, sopra ogni cosa, di prestare attenzione al museo etnografico. Nessun cenno, da parte di nessuna delle persone interrogate, alla pinacoteca, che pure costituiva il centro del mio interesse.
Giunto sul luogo – accogliente, arioso, architettonicamente vivace – ho avuto modo di comprendere le sottolineature verso il museo etnografico: bello, ben tematizzato, ordinato, coinvolgente.
Passato alla Pinacoteca ho, per opposta simmetria, inteso il motivo del disinteresse verso questo bene. E’ un luogo straordinariamente rilevante, certamente il più rilevante in Calabria dal punto di vista dei tesori pittorici che conserva. Vi è ricostruita, attraverso il viatico artistico ed estetico di Leonida Repaci, la straordinaria corsa dell’arte iconografica italiana verso i suoi sbocchi più intensi ed avanzati. Tutti i tagli e le tendenze vi sono rappresentate, dal futurismo di Boccioni e De Pisis, al verismo di Fattori, dal simbolismo di Modigliani, allo strutturalismo materico di Sironi. E poi, Viviani, Levi, una collezione preziosissima di Guttuso, Cascella, Canevari e mille altri. Per finire, con un tuffo straniante ed imprevisto, nell’immensità post-rinascimentale di Guercino e Tintoretto.
Una voragine di bellezze e splendori, tanto incredibili, quanto taciuti ed occultati. E qui, il secondo punto. Tanta rilevanza è resa irrilevante dallo stato in cui versano tali capolavori. I dipinti sono esposti in modo informale, manca un percorso didascalico, la visibilità e comprensibilità delle opere – e delle relazioni poetiche che vi sono impresse – gravemente compromessa. Il Guercino è esposto con noncuranza, appena appoggiato ad una base, come si trattasse della prova di un neofita. Non meno periferico l’approccio con il Tintoretto. Per non parlare dell’assoluta mancanza di un progetto luce, lasciata liberamente filtrante e, verosimilmente, pericolosa per la tenuta delle colorazioni. Inevitabile che tale modalità espositiva generi l’assoluta irrilevanza che, in ambito regionale e nazionale, è toccata in sorte a questo meraviglioso scrigno di tesori. Inoltre, essa tradisce il senso devozionale della raccolta. La pinacoteca è il frutto di un grande percorso esistenziale ed artistico, che è quello di Leonida Repaci. Ebbene, anche tale aspetto appare sfumato, magari presupposto ma non spiegato.
Diceva l’altro giorno, in occasione dell’inaugurazione del museo archeologico di Medma-Rosarno, il prof. Settis che un bene culturale meriterà di essere visitato dagli altri se prima verrà riconosciuto ed amato dagli abitanti del luogo. Il rilievo credo si attagli pienamente alla pinacoteca conservata presso la Casa delle culture di Palmi.
In questa ottica, credo sia indispensabile avviare una fase di cognizione e coscienza sociale del sito, che passa attraverso l’informazione e la visita diretta dei luoghi. Nei prossimi giorni, dopo aver verificato tutte le compatibilità organizzative ed aver ottenuto la disponibilità di esperti e cultori d’arte, ai quali affidare le necessarie illustrazioni, si preciserà se e quando avrà luogo l’evento. Nell’attesa, l’invito è di lasciarsi incuriosire ed approfondire le poche notizie oggi fornite.

Domenico Sorace
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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