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Il fallimento che si crede modello

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Ascolto, e soprattutto vedo, un’intervista a Oscar Farinetti sul sito del Corriere della Sera che propone la “ricetta” per risolvere il “problema Sud” e rabbrividisco. Non tanto per ciò che dice, ovvero una delle tante non-soluzioni che si va ad aggiungere a quelle contenute nel volume “Ricette per il Sud”, mai pubblicato ma scritto a più mani da vari “esperti” che si sono cimentati prima di lui, ma per il modo in cui lo dice.
La sua comunicazione non verbale è molto più eloquente delle parole. Sembra abbia appena finito di pranzare in uno dei suoi ristoranti quando comunica la sua relazione con un Sud, che non conosce e non sembra avere alcuna intenzione di conoscere, perchè presupporrebbe mettersi in ascolto con umiltà. Un’opinione formatasi semplicemente introiettando gli stereotipi veicolati dai media nel corso degli anni.
Il suo giudizio, “terrificante”, è dato con quella superiorità tipica di chi pensa al Sud con la mente del Nord, partendo dal presupposto che il problema principale sia sempre il non assomigliargli abbastanza, perchè essendo Nord non può essere mai problema ma sempre modello, l’unico possibile. Il Nord per definizione è sempre avanti, anche quando la crisi dei suoi movimenti e delle sue politiche si rivela, al termine di un secolo di predominio culturale ed economico, catastrofica e l’inquinamento mafioso molto più radicato che al Sud. Nonostante abbia retto le redini del gioco fino a poco tempo fa ed abbia fallito miseramente, trascinando con sè un Sud che non ha avuto la forza delle proprie idee, la Questione resta sempre Meridionale e deve continuare ad esserlo perchè il Nord possa continuare a fornire le sue di “soluzioni”, che ovviamente non hanno fatto e non faranno mai gli interessi del Sud come si vuol far credere.
Se pensiamo che le soluzioni “confezionate” per il Sud negli ultimi cento anni sono state la de-industrializzazione prima e la re-industrializzazione dopo, ambedue forzate, lo smaltimento dei rifiuti tossici delle industrie del Nord e l’accaparramento delle sue risorse (acqua, aria, spiagge, boschi, terra) quella proposta da Farinetti, ovvero la trasformazione forzata in destinazione turistica di massa, non è neanche tra le peggiori proposte, nonostante faccia il paio con un’altra invenzione, quella dell’israeliano David Appeal (incriminato per la corruzione di Ehud Olmert e di Ariel Sharon), che nei primi anni del 2000 era sbarcato in Calabria per costruire Europaradiso, un progetto in miniatura rispetto a quello paventato da Farinetti che, dopo aver fatto il giro del mondo con diversi tentativi di trovare collocazione, era sbarcato ovviamente in Calabria.
La frase chiave di tutta la sua (per fortuna breve) intervista è la seguente: “aprirei alle multinazionali di tutto il mondo che vengano a farlo“. In questa frase sgangherata c’è tutto il suo disprezzo per un Sud che considera un misto tra una bella puttana alla mercè di chiunque ne voglia saggiare le grazie, che ha bisogno del magnaccia di turno perchè possa fruttare qualcosa, e un incapace e inconsapevole idiota a cui bisogna spiegare come si fa, perché da solo non ci arriva. Un disprezzo che accomuna molti “illuminati” del Nord e che ha sempre contribuito ad accrescere il complesso di inferiorità di cui noi del Sud siamo stati sempre vittime, non essendo mai stati capaci di scrollarcelo di dosso una volta per tutte.
Sarebbe questa la nuova classe dirigente che si appresta a cambiare il Paese? Sarebbero queste le idee innovative che dobbiamo attenderci da qui a breve?
Quello basato sui villaggi turistici non solo è un modello di sviluppo morto e sepolto da tempo (lo sanno anche gli studenti di scienze turistiche del primo anno) ma esattamente quello che ha prodotto la desertificazione economica del Sud. Realizzati con fondi pubblici (che destinati al Sud sono stati dirottati) e tutt’ora gestiti da società del Nord o estere che lasciano sul territorio solo le briciole e l’inquinamento. L’esatto opposto di ciò di cui ci sarebbe bisogno per creare occupazione ed economia reale.
Il Sud è già un villaggio turistico naturale, unico e inimitabile, dove operano migliaia di persone appassionate con le loro piccole attività. Andrebbe soltanto organizzato meglio e difeso da quelle multinazionali, tanto care a Farinetti, che non si sono poi rivelate molto diverse dalle mafie che rappresenterebbero, secondo lui, un deterrente agli investimenti. Semmai è il contrario.
Bisognerebbe solo impiegare degli addetti alle pulizie, alle receptions, ai trasporti e a tutte quelle altre mansioni che Farinetti stesso in un suo contributo, dal titolo “La mia idea di turismo”, contenuto nel libro bianco del turismo pubblicato da Federturismo, indica come urgenti e necessarie. Ma forse si riferiva al resto d’Italia, perchè il Sud in quelle 8 pagine di contributo non viene mai nominato, nonostante nell’intervista lo definisca uno dei posti più belli del mondo.
In quel contributo, tra i provvedimenti da adottare, Farinetti ne cita uno sacrosanto, un programma di educazione al turismo. “Non è solo una questione di scienza e conoscenza – scrive – E’ una questione di coscienza. Occorre toccare le coscienze di tutti gli italiani. Un lavoro educativo che parta dalle cose minime come salutare, sorridere, essere disponibili, non buttare in terra, fino a quelle un pelino più complesse come amare, studiare il proprio territorio, essere d’esempio eccetera.” Ecco, Farinetti, cominci lei a dare l’esempio partendo da quelle un pelino più complesse come il rispetto.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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