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Dis-Integrazione

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Quante lacrime di coccodrillo stanno per essere riversate sulla tragedia dei cinesi a Prato. Il Sindaco che parla, il Presidente della Regione che lagna, il politico o il sindacalista che si indigna. Come se i capannoni di industrie tessili fuori legge siano sorti ieri notte o come se i cinesi li abbiano occupati nottetempo senza che nessuno, prima, se ne accorgesse.
Quanto comodo ci fa questa legge Bossi-Fini? Molto comodo, ma non per ragioni discriminatorie. Una normativa che rende lo straniero un clandestino serve molto alla nostra economia. Ogni economia di scala si regge sugli schiavi, su manodopera a basso costo priva di ogni elementare diritto umano. Una nazione come la nostra che vuole competere al ribasso, che insegue le politche dei prezzi e della qualità scadente (anche se in TV la gente si riempie di paroloni come “made in Italy” o qualità o eccellenza) non può prescindere dalla schiavitù.
Serve per le arance siciliane, l’olio pugliese, i pomodori campani e per il tessile toscano (le concerie vicentine e le fabbriche del nord-est ormai hanno chiuso i battenti).
Ci sono altre lacrime di coccodrillo che non cesserano di essere sparse ai quattro venti.
Sono le lacrime di tutti noi che inorridiamo dinnanzi la morte di sette schiavi cinesi e ci sbracciamo a dichiararci “accoglienti” ma non ci accorgiamo di essere i principali responsabili di questa tragedia.
E’ molto divertente giocare con l’ultimo modello di cellulare con la mela senza chiedersi mai dove li fabbricano e chi. E’ molto chic vestirsi con capi firmati di etichetta “made in italy” senza pensare che magari sono stati realizzati in questi lager moderni. E’ molto economico comprare la roba a pochi spiccioli senza pensare che per garantire il nostro risparmio qualcuno deve essere schiavizzato.
Se vogliamo parlare di colpe e responsabilità, non serve guardare a Prato, non serve rinviare a giudizio il titolare, il proprietario, il Sindaco che non sapeva o il Presidente che si era scagliato con fermezza contro questi abusi senza fare mai nulla di concreto. Basta guardare nei nostri armadi, nelle nostre tasche, nei nostri zaini. Basta guardare quelle piccole bugie che ci diciamo ogni giorno che compriamo qualcosa, bugie che paiono innocenti nell’immediato ma che uccidono sette persone nel rogo di un capannone toscano quando meno te lo aspetti.
E smettiamola di parlare di integrazione quando tutto ciò di cui abbiamo bisogno sono tanti bei schiavetti per produrre le cose che noi vogliamo pagare a quattro lire. Questa è ipocrisia che uccide. Questi siamo noi, la nostra boria, il nostro peccato.

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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