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Maryland

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USA - “In questa casa, quando scende la sera, dopo un’intensa giornata di lavoro, mi vien voglia di appartarmi per rivivere la mia giovinezza e riandare alla mia terra e alla mia gente. A mio padre Antonio, in particolare, che vive sempre a Serrastretta. Il fatto che sia rimasto solo mi addolora molto, ma ha preferito così. E’ benvoluto e stimato, a contatto con i suoi amici. E’ stato un apprezzato dipendente comunale. Mio fratello Nino che abita a Catanzaro va a trovarlo spesso. Il nostro vecchio, ancora in forze, è occupato a catalogare un’infinità di giornali e riviste accumulate nel tempo. Da offrire all'archivio comunale.” 
A confidarsi è Italo Mazza, residente in Elkton nel Maryland. Ci siamo rivisti dopo molti anni nella sua dimora di Avalon Avenue. In attesa della colazione, mi intrattiene in soggiorno. La sua famiglia è composta dalla moglie Antonietta, nata a Gorizia e conosciuta a Napoli; dalle figlie Giulia, Nancy, Sonia e consorti. Dai nipoti Nicolas, Asheel, Daniela, Ritanna e Cristina. E’ sempre Italo a parlare: 
“Sono arrivato qui nel 1965 perché non volevo ammuffire oltre in Italia. Ero provvisto di un contratto di cinque anni in qualità di sarto in Hammonton Park. Alla scadenza dell’accordo, decisi di dar vita a un proprio laboratorio da gestire insieme a mia moglie. Come vedi ho messo radici. Resta ancora da percorrere molta strada e più si va avanti negli anni e maggiori sono gli impegni. La famiglia si è allargata ed è pertanto necessario avere un occhio per tutti e tutto. Tocca a me farlo. Non potendo tornare spesso in Calabria, come desidererei, non resta che viverla qui la mia terra. Quando a sera mi trovo in giardino ho l’impressione di ritrovare qualcosa di familiare in tutto ciò che mi circonda. Anche lo stormire delle foglie mi riporta alla mia Serrastretta. Riascolto il vento, lo stesso che faceva battere le imposte di casa spesso lasciate socchiuse, gli amici, gli affetti. Ripercorro, con la mente e con il cuore, i tempi che non sono più, le ansie dei giorni difficili e le speranze frustrate. Le passioni, anche quelle ideali. Ti è mai capitato di attendere qualcosa che non arriva? Sai, quindi, quel che ti rode: rabbia ansia ribellione. Gradirei sapere da te se le cose in Italia sono cambiate, che non è più come prima, che nuove strade si sono aperte per i giovani e che il lavoro non manca. Cosa dobbiamo aspettarci dal domani? Abbiamo desiderio di ascoltare buone nuove.” 
“Da quel che appare, gli obiettivi auspicati sono lontani dall'essere realizzati. Resta la speranza, non a caso è sempre l’ultima ad abbandonarci. Questo il mio pensiero. Aggiungo che qualcuno, a ben vedere, dovrebbe restare perché i borghi possano continuare a vivere; che non è giusto lasciare le case alle sterpaglie e al fuoco. Le acque vanno incanalate e i vigneti curati. Eviteremmo che i nipoti di quanti la diaspora ha allontanato dalla propria terra, se decidessero di tornare, possano esclamare... E’ davvero andata male!” 
“Non è ciò che avrei voluto ascoltare da te. Hai svicolato! Dimentichi facilmente che quanti hanno creduto e sperato sono stati suonati: a farla da padroni sono sempre gli stessi furbi e maneggioni. Le promesse non mantenute suonano offesa alle nostre intelligenze. Prevedo, se continuerà così, altre ondate emigratorie. Forse hanno già avuto inizio. Di questo parleremo più tardi e mi esternerai il tuo pensiero. Ora torniamo alle nostre storie. Ricordo, quando rientravo tardi in Via Castello, che mia madre Francescantonia era sull'uscio ad attendermi. Al mio apparire, tirava un sospiro di sollievo, sorrideva e correva in cucina a scodellare la minestra tenuta in caldo presso il caminetto. Non chiedeva con chi e dove ero stato. L’abbiamo perduta nel 1992 e, ovunque mi trovi, ne avverto la rassicurante presenza. 
"La nostra casa? Ne ricordo i profumi e i rumori, ne rivedo i colori perché quel mondo verde e incomparabile è sempre dentro di me. Quando, al mattino, scendevamo per colazione mia madre si affrettava ad attizzare i ceppi. Si stava bene con lei. Non conosco maniera più piacevole per dare inizio al nuovo giorno. Se c’era cattivo tempo, suggeriva di restare in casa: avremmo potuto studiare e approfittare per aiutarla a versare il vino e l’olio in recipienti maneggevoli. Se avessimo deciso di uscire, invece, sarebbe stato opportuno coprirci ben bene, con le strade ghiacciate, era prudente rientrare in orario ragionevole. Ne sarebbe stata lieta. Nelle serate invernali ci riunivamo presso il focolare e il caldo agiva da soporifero. Era allora che fantasticavo. Dio, che sensazioni di sicurezza e benessereAttesa la primavera: ci saremmo levati la ruggine di dosso e avremmo bivaccato sui colli non lontani da casa, gli stessi che s’affacciano sul Tirreno, il nostro mare dai riflessi viola. Ci saremmo recati a fare bisboccia con gli amici di Angoli, Migliuso, Accaria, Ievoli, Polverini e San Michele. Saremmo saliti anche sul Reventino, monte che tutti gli altri sovrasta, per il sentiero che porta alla cima. Avevamo diciott'anni, interessati a tutto ciò che ci circondava, anche alla fatica degli artigiani tra i quali primeggiavano quelli del legno. Alla raccolta delle castagne in ottobre, evento che allietava l’autunno, la stagione da me preferita.” 
Italo Mazza fa bene a magnificare i luoghi dove è nato ed ha trascorso la sua giovinezza. 
Serrastretta, stretta fra due serre, è salubre ed accogliente. La gente è cordiale, amante del lavoro e della vita. Edificata su di un monte di pietra non dura e in sito scosceso. Dall'alto, fino a Via Cona, prende forma di due triangoli. Le abitazioni sono circondate da susini, gelsi, meli, fichi e uva. Lo stemma del Comune raffigura tre pini e suggerisce che l’abitato si trova nel bosco. 
Contrada Perna? Ripropone una leggenda d’amore e morte tramandata nei secoli: viveva a Serrastretta un prete con fama di astrologo. Presso casa sua, in Aria Mastrangelo, abitavano due anziani coniugi. Una sera il sacerdote vide in cielo due stelle che sembrava avessero la forma di due coltelli. Il giorno dopo nacque una bimba della quale si predisse la triste fine. Da adulta, infatti, fu uccisa dal fratello. Era chiamata Perna, da perla, per la sua bellezza. La giovane amava, ricambiata, un bravo giovane di Miglierina, paese non distante da Serrastretta, che la rese presto incinta. Appresa la notizia, i genitori della ragazza gli imposero di sposarla. Il giovane, all'istante, per acquisire i documenti necessari al matrimonio si recò nel proprio paese trattenendosi il tempo necessario per munirsi di quanto necessitava. Si era, intanto, diffusa la voce di quanto accaduto e il fratello di Perna, mentre lei lavava cantando le lenzuola di casa in un ruscello, la afferrò per i capelli e la sgozzò dandosi alla latitanza. I genitori di Perna le diedero degna sepoltura nella chiesa dell'Annunziata. 
Il muratore innamorato, tornato a Serrastretta, dopo aver appreso l’accaduto, implorò… 

Levati Perna, su venutu 
de luntanu apposta. 
Cuntami lu destinu comu ju. 
Dimmi compagnu si ti cci trovasti 
quandu si sutterrau la mia signora. 
Si lu velu alla facce ce cunsasti. 


Appena dopo si recò dal sagrestano per chiedere di mostrargli il luogo ove Perna era stata già seppellita. Durante la notte, tratto il corpo dall'avello, lo circondò di fiori e lo coprì con un candido tessuto ricamato. Le ornò i capelli con ori e trine e la coprì con pregiati lini, i medesimi che avrebbero dovuto ornare il suo letto di sposa. Infine, non resistendo al dolore, cadde privo di vita presso l’amata. 
Una storia, questa, quasi assimilabile alla vicenda umana di Dalidà, la cantante passata come una meteora nel firmamento della musica leggera italiana. Si chiamava Jolanda Gigliotti e vantava origini del posto. I genitori, infatti, si erano trasferiti in Egitto durante la costruzione del Canale di Suez. Era nata all'estero e registrata, in applicazione delle leggi del tempo, all'anagrafe di Serrastretta. 

Seguono altre notizie di diversa natura: Serrastretta conta ben novantadue Caduti nel primo conflitto mondiale con il quale si completò l'Unità d’Italia. Combattente volontario, Antonio Mazza (avo di Italo) che partecipò alla campagna del 1860. Assegnato al corpo dei meridionali comandato dal generale Stocco, fu promosso caporale il 6 ottobre, stesso anno. Il fratello di Antonio, Diego, nato nel 1824, è ricordato come capobanda della Sila. Morì a trentatré anni durante uno scontro armato con i rappresentanti della legge. 
Sposatosi nel 1841 con Carlotta Gigliotti, diede filo da torcere a quanti lo perseguitavano reagendo alle prepotenze. 
Nella storia di Serrastretta è ancora ricordato quale fosco eroe il cui nome echeggia tra le valli e le selve.

La brezza che fa sognare l'amico Italo insiste tra i rami dei grandi alberi di ciliegio che fanno corona alla sua casa nel profondo Maryland.

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