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Corregionali in Australia

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MELBOURNE - L'ospitalità in casa di Santo Colosimo, come previsto, è affettuosa e coinvolgente. Sono presenti (al 548 di Rathdonne Street in North Cote) i nuclei familiari dei fratelli di Santo. Tutti originari di Soveria Mannelli, cittadina non lontana da Lametia Terme. Ottimi conterranei e amici da presentare: Antonio, dipendente del Ministero della cultura, la moglie Chiara e il figlio Vincenzo, laureato in economia. Domenico e la consorte Carmela, le figlie Lina, Cecilia e Rita. Emilia e il marito Santo Chiodo, i figli Rosetta, Clara e Francesco. Silvio e Rosa con i figli Melissa, Amanda, Davide. Santo e Lina Russo (originaria di Acquaro) e i figli Antonio, Vincenzo e Rachele. Dopo cena la discussione si allarga alla cara Soveria
Eccoli gareggiare nel ricordo di date e storie vissute prima della partenza verso il nuovo mondo. 
Vivo, sopra ogni altra cosa, il ricordo delle zie Maria e Chiarina maritata Scalzo e del cugino Santo Colosimo. Particolare rimpianto per Dorina, la sorella rimasta ad accudire zia Maria. Mi informano: “Dorina con il marito Vincenzo Balzano, dipendente dell'Unità Sanitaria di Bianco, sono stati da noi in viaggio di nozze. Abbiamo cercato di trattenerli, ma hanno preferito tornare in Italia.” 
Parlano dei loro beni: il castagneto, la terra di Patuto, le case di Colla e Colosinelli. Proprietà da non alienare perché unici legami rimasti con la propria terra. Sono tanti i ricordi da elencare: le gite sul Reventino dalla sommità del quale è possibile spingere lo sguardo sulla fertile pianura lametina e sul mare di smeraldo. Le domenicali funzioni religiose, i sacrati delle Chiese ove, giovani e anziani, si ritrovavano dopo la messa per conversare e rafforzare le amicizie oltre a dare un colpo di spugna alle eventuali incomprensioni. Le attese pasquette trascorse in mezzo ai boschi e, tra un boccone e l’altro, i sorsi di buon vino. 
La contrada detta delle Tre Arie ove la Sila diventa un gran regno e non vi son baroni. Polsi, Monte Campanaro, Pirillo, Cardamonelli, Largo Fontanelle, Piazza Bonini e Piazza dei Mille con il suo monumento eretto in memoria di Garibaldi che qui combatté Dite al mondo che alla testa dei miei pochi e bravi calabresi, ho disarmato ben dodicimila soldati borbonici!
C’è spazio per la Chiesa Matrice votata a San Giovanni Battista, per la fonte battesimale e la festa del 24 giugno; per la processione di San Michele e della parrocchia di San Tommaso, del tempietto dell’Abbandonata e per la Madonna del Rosario che trovasi in Colla. Riferimento d’obbligo è per Santa Maria di Corazzo, monastero diroccato che risale al 1060 i cui ruderi è possibile ammirare a pochi chilometri da Soveria. Fu in quell’abbazia circestense che l'abate Gioacchino da Fiore (di spirito profetico dotato, nato a Celico in provincia di Cosenza e collocato da Dante in Paradiso accanto a San Bonaventura), scrisse le sue opere sull'interpretazione delle Sacre Scritture approvate dai Pontefici. L’altare maggiore dell’abbazia è stato dichiarato monumento nazionale: in stile barocco e marmi policromi, ha trovato definitiva collocazione nella Chiesa Matrice di Soveria. Tanti i ricordi da non disperdere: la ruga e l’amato quartiere con il suo stupendo microcosmo. Infine, la moglie di Antonio declama il poeta dialettale Pascuzzi…. 

Chissà è la ruga di lu malu dire, 
chissa è la ruga di lu malu stari, 
chissa è la ruga d'e gabbulere 
chi nessuna quadrara pò passare.


Si discute di arti e di mestieri nei quali Soveria ha sempre primeggiato. Ginestra lino seta lana ricamo telai e tintorie. Dell’artigianato, oggi salvaguardato da pochi. Emilia propone le confidenze di sua madre che spesso parlava di linusa, marzuali, manne, vruga, strasciunatura e raccontava delle giovani chemanganavano cantando le loro pene… 

Supra le trizze tue, Madonna mia,
c'è lla curuna d’o cielu arriganata, 
ma la curuna chi spettadi a mie 
è di spine pungenti atturcigliata.


Tra gli eredi Colosimo è doveroso segnalare Vince, uno dei gemelli di Santo, apprezzato attore. E’ in seguito lui, Vince, a parlarmi della sua professione e dei progetti per il domani. Degli approcci al cinema quando i produttori australiani decisero di porre attenzione al mondo degli immigrati e del suo primo film -Moving out - apprezzato dal pubblico e dalla critica. Per la regia di Pattinson. 
Il bicentenario in arrivo rappresenta la celebrazione fortemente voluta dalle comunità anglo-australiane ed etniche… allo scopo di mostrare al mondo che il successo inglese ottenuto in terra aborigena è da ascrivere in particolare al parassitismo e allo sfruttamento delle risorse del paese. Così infatti recita l’introduzione alla proposta avanzata dagli organi politici rappresentativi del popolo aborigeno in occasione della ricorrenza dei duecento anni dalla nascita della Nazione australiana. Il documento consta di otto capitoli che trattano di Sovranità, Risarcimenti, Cultura di Gruppo e Leggi Nazionali, Gestione della terra, Dispute, Rapporti e Leggi Internazionali. Uno dei capitoli che precedono punta a dimostrare il diritto inalienabile per i nativi a negoziare una solida e stabile intesa con gli invasori britannici che hanno trapiantato i loro costumi e la loro economia in territorio altrui. Son già due secoli che buona parte degli indigeni vive esiliata in campi profughi nella loro terra. Mentre i loro bambini muoiono per malattie altrimenti curabili, le loro famiglie sono prive di diritti e beni fondamentali quali l’acqua potabile, la frutta, la verdura, gli alloggi, le cure mediche. A ciò vanno aggiunte le morti conseguenti gli indiscriminati fermi di polizia e le carcerazioni. La somministrazione, a loro insaputa, alle aborigene di pericolosi anticoncezionali. Non manca il giudizio sull'Australia bianca giudicata: Comunità di assassini e ladri, non certo Nazione!
L'unica giustizia, a parere degli aborigeni (organizzati da esperti giuristi), potrebbe seguire la corretta applicazione delle leggi internazionali quali la Convenzione di Vienna al fine di conseguire il pieno riconoscimento di uno Stato, su aree separate, dotato di autonomia politica e amministrativa. Oltre alla riconsegna di parte del territorio, non meno del quaranta per cento, insieme al rimborso per danni di guerra. In particolare, si chiede la restituzione delle terre di Crown Lands. 
Nella ricorrenza del bicentenario della conquista, il Nuovo Paese, foglio molto letto, afferma che il Governo australiano, destinatario di un documento sul quale confrontarsi, non potrà avanzare altre proposte campate per aria. Se si vuole che la ricorrenza diventi una data da non dimenticare, il documento dovrà essere sottoscritto dalle parti. 
Essendo prossima la partenza per l’Italia, mi rammarico non poter accertare in loco se le richieste avanzate appena elencate, insieme ad un nutrito elenco di episodi che richiamano la resistenza aborigena, abbiano sortito o meno l'effetto auspicato. 
Sono recenti, intanto, pubbliche scuse espresse al popolo aborigeno dai britannici per i danni e i tanti soprusi compiuti contro di loro.

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I fratelli Colosimo mi hanno fatto un gradito regalo. Dopo avermi presentato Pino Mauro che ha ricordato nei particolari la vita di suo nonno, m’informano di aver rintracciato un altro conoscente pronto a raccontare d’un suo avo giunto in Australia in cerca dell’oro. 
L’incontro è fissato in Rathdonne Street ove mi reco per incontrare Stefano Faragò che, dopo le presentazioni, avvia il suo interessante racconto: 
“Sono sempre disponibile a parlare di uomini avventurosi che hanno mostrato di non temere rischi e fatiche. Ciò che dirò ho appreso dalla voce di mia madre. Mio nonno Alfredo lasciò la Calabria e girovagò per anni in Europa prima di imbarcarsi per l’Australia sorretto dall’ambizione di diventare ricco. Nato a Torre di Ruggero, comune sito presso Serra San Bruno, cittadina nota per la sua Certosa e le tante chiese. Era risoluto e coriaceo. Le prime settimane in Australia le impiegò oziando. Il periodo aureo nel continente, infatti, sembrava essere terminato. Alla fine, deluso, decise di fermarsi a Melbourne, ospite dei Iantorno, conterranei dai quali ricevette ospitalità e aiuti finanziari. Restituì fino all'ultimo penny. Avrebbe potuto, se avesse voluto, fare il falegname, ma i suoi obiettivi erano altri. Decise di raggiungere i territori auriferi occidentali, ove esisteva la possibilità, a giudizio delle locali Gazzette, di arricchire facilmente.”
Stefano Faragò si ferma. Riannoda notizie e riferimenti. Gli chiedo se è a conoscenza di come ci si regolava, in partenza dalle città, per raggiungere località aurifere molto distanti. Risponde: 
“Con i carriaggi delle tante compagnie di trasporto, altrimenti unendosi ai minatori che si spostavano con mezzi propri. Per chi non conosceva l’inglese era dura. Nacquero, infatti, aggregazioni tra i cercatori e i gruppi di diversa cultura e provenienza. Mio nonno, non conoscendo l’inglese, continuò ad esprimersi in italiano. Raggiunse Yilgarn, località posta a trecento chilometri a est di Perth e scavò nel distretto di Pilbara senza rintracciare prospetti incoraggianti. Rinvenne piccole pepite, ma soprattutto polvere impura. Il ricavato bastò per garantirgli una vita decente. 
“Finalmente si scoperse oro nel deserto a Coolgardie. Correva l’anno 1892 quando due cercatori raccolsero, a fior di terra, in tre giorni, un alto numero di pepite. Fu lì che si precipitò, senza riuscire a conseguire risultati. Si ammalò e, dopo tre settimane di nuovo in forze, setacciò (in compagnia di cinque italiani della Valtellina) un considerevole numero di tonnellate di terra. Invano. L’anno successivo, ecco il miracolo: approdò a Golden Mile, zona da poco scoperta, ove rastrellò in breve centocinquanta once di pepite pure. In otto anni, nello stesso territorio, fu raccolto oro per oltre quaranta milioni di dollari. Conserviamo gelosamente nella nostra casa ciò che resta del corredo di cercatore: una lampada, due piatti di metallo, la borraccia e la tabacchiera, i calzari di gomma e l’ultimo setaccio usato. Da giovane, ricordo, amavo tanto fantasticare che si spostasse in compagnia di altri (coperta arrotolata a tracolla, la pentola, il piccone, la pala e lo zaino) alla ricerca di prospetti appetitosi per territori sconosciuti, deserti e inospitali; sotto il sole cocente e notti gelide. Per compagni, soltanto la speranza, la tenacia e l’orgoglio. Non è mai tornato in Italia. Lo raggiunsero, infatti, i genitori ed i fratelli. Cosa potrei aggiungere? Che ho visitato a lungo molti luoghi ove ha scavato e sudato, sofferto, sognato. Ho curiosato a Southern Cross, Coolgardie, Kalgoorlie e Boulder. Ho trovato ovunque segni del passaggio di uomini avventurosi. Boschi divelti mai rinati; radure un giorno brulicanti di vita e colme di rifiuti, colline sventrate e terreni passati più volte al setaccio. Mucchi di terriccio accumulato dopo gli assaggi effettuati dai diggers che, se valutati apprezzabili i siti trattati, proseguivano negli scavi. 
“Ovunque è ancora possibile rintracciare quel che resta dei pozzi e degli accampamenti, delle casupole di legno e dei tavoli marci sui quali si consumavano i pasti frettolosi. Ritrovare scatolame vuoto che aveva contenuto cibo. Finanche gli spezzoni di metallo degli ascensori con i quali si erano calati, spesso febbricitanti e assonnati, per sventrare la terra avara, mai disposta a svelare i segreti custoditi da millenni. Restia a concedersi a migliaia di sconosciuti giunti da lontano con tanta voglia di lacerarla e farla propria. Tutto ciò che ho trovato riproponeva appieno l’esistenza travagliata di fiumane di uomini. Molte furono le sconfitte e poche le vittorie per quanti hanno segnato, si può ben dire, il futuro di questo paese. Aggiungo soltanto un altro pensiero: la voglia di identificarmi nella figura di mio nonno è stata in me sempre viva. Durante la visita alle zone aurifere occidentali, ho avuto la ventura di vivere ore straordinarie. Nelle contrade grigie, ormai mute e abbandonate, ebbi l'impressione che ovunque aleggiasse qualcosa di familiare. Volli, infine, fermamente credere che, ad agitarsi intorno a me senza trovare pace, fossero le anime dei forti coraggiosi cercatori d’oro di Ballarat. Muniti persino d’una propria bandiera.”

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

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