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Dal Pollino alle Ande

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LIMA. Ad informarmi sulle ultime novità, oltre ai giornali ed alla televisione, concorre Giuseppe Mollo, genitori originari di Alessandria del Carretto, stupendo Comune posto a ridosso del versante ionico del Monte Pollino. Devo la sua conoscenza all'amabilità di Luis Alberto Luciano, dirigente in Buenos Aires d’una società per l’esportazione di manufatti di metallo, adoperatosi, su sollecitazione dell’amico Mario Losardo, per la mia decorosa sistemazione in un hotel in Miraflores a Lima. Gestore di un negozio di profumi in Surquillo, Mollo si rende disponibile con tanta voglia di avviarmi alla conoscenza della metropoli, anche perché il mio impatto con la Capitale non è stato per nulla felice per il furto di cui sono stato vittima. 
Approfitto per visitare i quartieri di San BoraPueblo LibreCallaoRimaBarranco; superare il perimetro della circonvallazione per spingermi fino al Cerro El Agustino e, oltre Plaza de TorosSan Cristóbal. Altre mete nei prossimi giorni saranno Forte Real Felipe, il Museo de Oro, il Museo de la NacionPlaza BolivarIglesia San Francisco. Senza l'ausilio di Giuseppe, avrei avuto molte difficoltà da superare. M suggerisce d’essere sempre prudente e di non fare uso di taxi e mezzi pubblici, sempre affollati, alla cui mancanza si rimedia alla meglio con l’aggiunta di minibus sui quali molti giovani - le mani ai sostegni esterni, un piede sul predellino, l’altro penzolante nel vuoto - informano a gran voce i passanti del percorso del mezzo. 

Giuseppe Mollo mostra alcune foto che lo ritraggono in Italia in compagnia di parenti e amici. Mi ha voluto suo ospite per farmi conoscere i familiari, visitare la sua casa, ammirare i cani e le piante esotiche del giardino. Quella dei Mollo è una bella famiglia: la signora Sabina, i figli Antonio e Stefania con consorti e prole. I rampolli parlano un discreto italiano mentre quello del capofamiglia è stentato, misto a numerosi intercalari castigliani. Afferma di non sapersi esprimere in italiano perché ha trascurato di frequentare la Dante, la benemerita Associazione culturale gestita da italiani. Mai avanzava un'ora. Correvano, infatti, gli anni in cui si viveva alla giornata, senza certezze per il futuro. Le condizioni del Perù erano preoccupanti per la permanente instabilità politica e sociale, per l’inflazione galoppante, la corruzione e persino il terrorismo, fenomeni che non lasciavano spazio a progetti. 
“Avevo trent'anni quando decisi di prendere moglie, in ritardo sui miei propositi: si era reso necessario aiutare i miei nella conduzione di un terreno agricolo, in seguito venduto. Avevamo messo su una frutteria e vivevamo una decorosa esistenza in attesa di giorni migliori. Sono anni che non dimenticherò. Mio padre morì durante un crollo in miniera ove saltuariamente lavorava. Ci furono anche altre vittime. Il suo cruccio maggiore era quello di non essere riuscito a trovare un lavoro che gli permettesse di non restare a lungo lontano da casa. Quali le alternative? Rientrare in Italia? Neanche a pensarci. Da cosa ricominciare? Non avevamo alcuna proprietà ed era difficile riallacciare rapporti con i parenti rimasti.” 
S’interrompe, parla con la moglie e mi chiedono se gradisco il centolle, il gustoso crostaceo per pranzo. Eccome!
Appena dopo riprende l'agrodolce riandare. 
“Fui in Calabria un’unica volta e mi diedi da fare senza riuscire a sapere nulla del mio ramo dei Mollo. Rientrai a Lima dopo aver visitato Roma, Firenze e Venezia. Con il passare del tempo, ho acquisito la certezza che, dispersi per le vie del mondo, vivono uomini e donne nelle cui vene scorre il mio stesso sangue. Parenti che giammai potrò conoscere.” 
Osservo che simili situazioni non sono rare e che, se i malintesi con parenti e amici non si superano con immediatezza, si corre il rischio di non rimuoverli mai più. Giuseppe concorda. Aggiunge… 
“In compenso, sono riuscito a vedere molte altre cose. Ad esempio, quel che rimaneva della nostra casa all'entrata del villaggio. La terra era stata venduta per comprare i biglietti di sola andata.” 
“Perché proprio in Perù?” 
“C'era continua richiesta di braccia per costruire gallerie, canali e strade. Ben accetti i lavoratori provenienti dalla Spagna e dall'Italia. Se non fossimo riusciti a vivere con dignità, ci saremmo trasferiti in Brasile oppure in Argentina, nazioni dal clima sopportabile. Avevamo, infatti, programmato ogni cosa. La Calabria? Soltanto un autunno vi ho trascorso. Ho ritrovato le contrade che mi erano state soltanto raccontate. E’ stato agevole riconoscere le colline, il mare, i sentieri del Pollino spesso incappucciato di bianco. Ho sostato all'ombra degli abeti che hanno udito il passo dei miei e bevuto il vino delle vigne dove mio padre un tempo a volte andava a giornata. Mi sono seduto sulla pietra levigata dalle tempeste ove i cacciatori posavano le prede per spartirle e si rifocillavano dividendo il pane con i cani. Mai viste terre così belle e gente così cordiale. Le case, addossate le une alle altre; i comignoli del villaggio ove la fatica s’affrontava per tempo; le cascine con immancabili tettoie sporgenti per proteggere il fieno e tenere all'asciutto la legna. Il recinto degli attrezzi e i cassoni contenenti il grano e le sementi da conservare. Gli animali e le stalle, i contenitori con la cenere da utilizzare per il bucato; le corone di peperoncini. Una terra amica ove ciascuno ha sempre una confidenza da fare oppure una vicenda da raccontare, a volte non lieta. Ho negli occhi e nel cuore tutto ciò e tant'altro. Le spiagge, le cale, le barche e i pescatori con le reti spesso magre di pesca; i fiori che ornavano le finestre e i balconi delle case; il muschio che ricopriva gli alberi e ornava i presepi a Natale. Le felci, il volo dei merli tra le fronde, l’acqua fresca dei ruscelli ai quali mi sono dissetato. Che sensazioni! La Chiesa, il Municipio, Monte Calvario, San Francesco, Piazza del Popolo, Defisella. I tanti vicoli di Alessandria del Carretto insieme al profumo del pane appena sfornato. E gli anziani seduti sui gradini di casa ad attendere... il nulla. Oppure intenti a farsi leggere la lettera di Marco, il nipote-soldato che annunzia il suo rientro, in tempo per la semina. Le notizie che tardano a giungere dall'Europa, dalle terre che si trovano oltre il Mare Oceano, ai confini del mondo; distanti quanto e più della luna. Dalle quali sono tornati soltanto in pochi. Ho tutto chiaro in mente: i cieli della mia terra e le greggi in transumanza, le ginestre con cui approntare originali tappeti multicolori da mettere accanto ai letti di casa. I cespugli di more ottobrine ed i capanni sotto i quali riparare quando la tempesta infuria. E come dimenticare le marine e le mitiche torri. Sopra ogni cosa, le immagini di mani stanche che, mentre il giorno muore, accanto ai camini scoppiettanti, sgranano rosari senza fine; mani di donne che hanno conosciuto il sapore acre della vita ma, non ostante tutto, hanno continuato a sperare. Che non hanno ottenuto e mai otterranno risposte ai loro sacrifici, alle loro fatiche e alle loro domande. La violenza infinita della diaspora.”

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