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This is the end… Le tasse e la rana bollita.

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Il famoso claim della canzone dei Doors fa da sponda per una riflessione amara.
Notiziola del giorno: le entrate fiscali iniziano a calare. Era prevedibile ed atteso ma pare che per il Governo e per i giornalisti la cosa sia un fulmine a ciel sereno.
Prevedibile.
Aumenti le tasse e le imposte, aumenti l’IVA e credi di fare cassa nel breve periodo. Geniale.
Peccato, però, che nel medio e lungo periodo la sensazione di occlusione fiscale spinga la gente a spendere meno ed evitare ogni acquisto superfluo. Il che comporta minori entrate fiscali.
La medicina si trasforma in malattia. La pressione fiscale crescente innesca un meccanismo vorticoso di avvitamento che peggiora la situazione. Il cane si morde la coda e la situazione peggiora sempre più in fretta, un po’ come la ballerina che piroettando inizia a girare sempre più rapidamente su se stessa.
È da un po’ che mi aspetto che si giunga ad un punto di rottura, che la rana bollita finisca per cuocere per davvero e mi ha meravigliato che tutto ciò non sia successo prima. Ora sembra sia giunto il momento.
Le cose dovrebbero muoversi più in fretta d’ora in poi. Minori entrate giustificheranno più tasse (tanto non è che vi siano idee o soluzioni diverse da mettere in opera), più tasse mortificheranno la capacità di spesa pro capite e, quindi, meno soldi torneranno allo Stato in forma di imposte.
Storicamente, le ultime rivoluzioni sono nate per ragioni fiscali. Forse, a ben guardare, la vera molla di ogni rivoluzione è stata la libertà dall’oppressione fiscale: si può accettare un despota ma non una tassa ingiusta. Di fatto è ciò che sta succedendo. In violazione del disposto dell’art 53 della Costituzione (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva), la tassazione ha travalicato ogni ragionevole livello di imposizione. E di imposizione occorre parlare quando si sente parlare di Grande Fratello fiscale, di tranelli e trappole per scovare i piccoli evasori e di controlli a tappeto su coloro che sono più esposti e facilmente raggiungibili.
Nessuno controlla le Banche che emettono moneta in violazione di ogni regola senza pagare le imposte su questa azione creativa di nuovo denaro. Nessuno controlla i concessionari delle slot machine su cui grava il sospetto di 98 miliardi di evasione (guarda caso il colonnello della GdF che lo ha scoperto ora non è più in servizio).
La miopia ipnotica di coloro ai quali avremmo deputato la rappresentatività governativa è quasi imbarazzante e palesemente ingiusta, eppure non genera reale sentimento di ribellione o di repulsione. L’acqua diventa sempre più calda ma la rana non scappa via.
Mi chiedo quanto sia costituzionale mortificare le aspettative di tenore di vita delle persone (certo la decrescita felice è un obiettivo ma deve essere un obiettivo consapevole e non la conseguenza di un generale impoverimento drastico, altrimenti non sarà mai davvero “felice”), quanto sia costituzionale mortificare le capacità creative del singolo e dell’impresa, quanto sia costituzionale uccidere l’istruzione, penalizzare la salute delle persone per renderle schiave di lavori che umiliano e uccidono (io non dimentico mai l’ILVA e la sua scia di morti giustificati del mito del lavoro).
La nostra Costituzione non c’è più nei fatti e se non c’è Costituzione non c’è Ordinamento e se non c’è Ordinamento non c’è Stato. Le ragioni del nostro vivere civile stanno svanendo in modo silenzioso ed inesorabile e solo i nostalgici possono davvero credere che ci sia ancora margine per realizzare il progetto costituzionale del ’46-’48. Giunto è il momento di immaginare nuovi modelli di coesione sociale, nuovi meccanismi costituenti una nuova forma di Stato, una visione ordinamentale che sappia far emergere nuovo modelli di collaborazione e cooperazione mutuale.
È tempo di scrivere la parola fine. This is the end…

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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