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Il Vicesindaco

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Ho conosciuto un Vicesindaco. Forse dovrei dire il Vicesindaco, ma approfondendo un pò la cosa pare che ce ne siano altri, tanti altri.
Doveva essere una bella giornata e c’erano tutti i presupposti prima di incontrare il Vicesindaco. Un caro amico mi invita ad una sagra presso un parco, un posto incantato nella presila catanzarese unico e ideale per divertirsi con amici. Avevo riservato un tavolo e ne ho preso possesso lasciandovi la prenotazione con tanto di nome fissato alle assi di legno con due puntine da disegno. Mi allontano con gli amici per godere delle bellezze di questo posto ma al ritorno al tavolo scorgo alcune persone che ci avevano allegramente spodestati, spostando il cartellino della prenotazione su un altro tavolo, più piccolo e in una posizione meno piacevole. Chiedo cortesemente spiegazioni e sento alle mie spalle una voce tonante e stentorea che tuona “IO SONO IL VICESINDACO, IL TAVOLO L’HO PRENOTATO IO!”. Vicesindaco, chi era costui? Ho preso informazioni e pare che sia una figura mitologica a metà tra un titano e un’ameba. Zero responsabiltà, zero poteri e molta gargia (prosaica millanteria di facoltà sovraumane, ivi compresa la prenotazione di tavoli). Mi sono, quindi, imbattuto in un semidio nell’esercizio delle sue funzioni divine che vaticinava dinnanzi un nugolo di suoi accaniti elettori. Avrei dovuto capire lo spessore del personaggio dalla sua camicia a mezze maniche dai colori vivaci a righe che parevano una tavolozza di pastelli a cera. Ma era la prima volta che ne incontravo uno, un Vicesindaco.
Dopo aver compreso l’alta funzione di questo stimato pubblico lavoratore ho capito molte cose. Ho capito che la politica non è tutto quel male che tanto si dice. Ci sono i Vicesindaci. Ho capito che i giovani grillini possono anche smettere di scalmanarsi per il bene del paese finchè c’è il Vicesindaco. Ho capito che quando avrò un figlio mio, lo crescerò con l’obiettivo di farlo diventare Vicesidaco e non un vicesindaco qualsiasi ma il mio Vicesindaco.
Mi sono subito reso conto che protestare non serviva, che il Vicesindaco stava solo facendo il suo dovere con umiltà e spirito di sacrificio, per cui da buon cittadino mi sono ritirato altrove (non vi dirò certo che sono stato portato via a viva forza da quel gentleman inglese crescito in una periferia degradata che sono). Egli è il Vicesindaco, vuolsi così colà…
Io sono il Vicesindaco tuo. Non avrai altro Vicesindaco al di fuori di me.
Se, come pare, l’Italia è piena di Vicesindaci e se sono tutti come lui, non abbiamo nulla da temere. Inutile accatastare legna per le pire o affilar coltelli: c’è il Vicesindaco, tranquilli cosí. O no?

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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