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I mafiosi siamo noi

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Questa mattina ci sono stati i test d’ingresso per la facoltà di medicina a Catanzaro. Non vi dico che casino e che fila. Dovendomi recare al Policlinico per degli esami clinici, mi sono fatto, buono buono, circa un’ora di traffico, con buona lena e di umore rassegnato.
Ovviamente, non tutti sono stati del mio stesso avviso. Non sapete quanti miei concittadini hanno inteso non rispettare la fila e superare a gran velocità il serpentone di macchine che si dipanava ormai per chilometri per imbucarsi all’incrocio e passare prima.
Certo, certo, questa è gente che ha fretta, gente importante che non può aspettare, mica come me!
Io sono il minchione che fa la fila, che ha tempo da perdere, che rispetta gli altri prima ancora che le regole imposte.
Loro sono la brava gente, anzi la bella gente che può sbattersene di tutto e di tutti.
In effetti, saltare la fila non è solo un’infrazione alle regole. Si tratta, piuttosto, di un annichilimento dell’altro. In quel momento tu non sei una persona, un cittadino in attesa con i tuoi problemi e le tue necessità. In quel momento sei solo quattro metri di lamiera che si frappongono tra il prepotente e la sua immediata soddisfazione del bisogno, qualunque esso sia. E, allora, il prepotente ti supera, ti scavalca, ti annienta quale soggetto civile. Reificazione. Vieni trasformato in cosa e, come tale, distrutto.
Se questo non è un atteggiamento mafioso, poco ci manca. La mafia nasce qui, nelle file saltate, nei parcheggi in doppia fila, nelle cicche o nelle carte gettate in terra. La mancanza di rispetto per l’altro si traduce in un sentimento cieco e becero di dominio dello spazio e nella convinzione di potere tutto a discapito di chiunque ti circondi. Questo è l’humus in cui cresce la mafia.
D’ora in poi, dinnanzi i mega convegni sulla legalità e dinnanzi i professionisti dell’antimafia mi farò grasse risate: hai voglia di proclamare a gran voce i successi dello Stato contro le organizzazioni malavitose (che spesso coincidono con le persone che dello Stato assumono rappresentanza), quando il sentimento comune è quello che ho appena descritto.
I mafiosi sono loro. I mafiosi siete voi. I mafiosi siamo noi.
Buona fila a tutti!

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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