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La grande livellatrice: tassazione ed immobilismo sociale in Italia.

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Questo non è più il paese del sole e del mare come recita la nota canzone napoletana. Questo è il paese dei codici Istat. Se vuoi aprire un’attività commerciale devi, in barba al principio della libera iniziativa economica privata, corrispondere ad un codice di attività che ti inquadra dentro uno schema di azione ben definito. Se sei tanto creativo da inventare qualcosa che non rientra in una delle caselline già formattate dall’Amministrazione fiscale son guai. Ma c’è qualcosa di anche peggiore di questo. Il marchio che ti viene affibbiato con il codice Istat non serve solo a irregimentarti, serve, soprattutto, a far capire allo Stato quanto dovresti guadagnare e quanto dovrai pagare di tasse.
La tassazione italica rappresenta la grande livellatrice. Qualsiasi anelito di promozione sociale, di mobilità tra classi e di riscatto viene ucciso da questa grande falce che inibisce ogni forma di impresa e di sfida personale.
Nel progetto costituzionale, il figlio dell’operaio avrebbe potuto elevare la sua condizione sociale attraverso l’istruzione e il lavoro sia dipendente che autonomo. Oggi, il lavoro dipendente non esiste quasi più ed il lavoro autonomo è una cosa da pazzi: solo i matti ed i martiri possono decidere di fare impresa in Italia.
Ciò che è peggio, perché c’è sempre un peggio, è la morte della creatività. La sfida imprenditoriale è, spesso, una funzione creativa dell’uomo che migliora, modifica, crea o ripropone qualcosa già fatto da altri di modo che abbia nuove funzioni sociali e nuove prospettive commerciali.
Sotto la scure della tassazione omicida, invece, a nessuno viene più in mente di mettersi alla prova, di testare i suoi sogni, di scalare la montagna.
Ecco, così, che il figlio dell’operaio resterà operaio egli stesso e non per scelta (che sarebbe cosa dignitosissima e rispettabile) ma perché non c’è lo spazio per i sogni in un paese che vuole difendere i diritti quesiti e i privilegi inveterati costringendo le giovani menti creative ad andar via.
E quando l’ultimo dei creativi sarà scappato all’estero, la mediocrità dietro cui ci siamo pasciuti avrà finalmente sbaragliato il campo.
Di immobilismo si muore, lentamente, comodamente, inesorabilmente…

Nuccio Cantelmi
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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