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Dove c’è pubblicità c’è responsabilità

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Guido Barilla è rimasto intrappolato, come quasi tutti gli ospiti della trasmissione, nella tela che Parenzo e Cruciani tessono sempre molto bene quando conducono la loro trasmissione radiofonica la Zanzara, su Radio24. La trasmissione è costruita per provocare e far dire, agli intervistati, ciò di cui si pentiranno un minuto dopo con relativo strascico polemico su giornali e tv per qualche giorno.
Si tratta di una forma di “giornalismo” provocatorio che serve soltanto ad alzare polveroni su argomenti ritenuti degni di considerazione solo in un Paese di perbenisti di facciata come l’Italia e dunque per lo più gli argomenti trattati sono: sesso, droga, razzismo, morte, religione e gossip politico.
E così, come successo già per altri, sull’argomento omosessualità Barilla ha risposto dicendo quello che pensa: “abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda“.
E in un Paese di perbenisti di facciata la reazione è prevedibile, tutti a scagliarsi contro il manager accusandolo di omofobia e di discriminazione. Sarà anche così ma in un libero mercato il cliente è libero di scegliere, come ha sottolineato lui stesso con una dichiarazione ineccepibile sempre nel corso dell’intervista: “se a loro piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, altrimenti mangeranno un’altra pasta. Uno non può piacere sempre a tutti“.
L’errore, semmai, è stato fare marcia indietro rinnegando ciò in cui crede. Qualcuno dirà che l’ha fatto per opportunità o opportunismo. Sarà, ma le aziende non possono e non devono piacere a tutti, oggi vince chi si targettizza molto, chi sta ai margini, non chi sceglie “il grande centro” come diceva un politico che, forte di questa convinzione, alle ultime elezioni è sparito dal panorama elettorale italiano.
Se un appunto va fatto alla Barilla e alle sue campagne di comunicazione è semmai il seguente: aver fatto credere ai propri consumatori, per decenni, che quella famiglia che si alza di slancio per andare al lavoro la mattina, con la bella casa piena di sole, una bella moglie o un bel marito e bei figli e nessun problema da risolvere fosse un modello possibile, un equilibrio raggiungibile, che fosse reale. Per assomigliare a quella famiglia molti hanno scelto uno stile di vita che ci ha condotti alla crisi economica che stiamo attraversando. E molti di quelli che non ci sono riusciti, si sono sentiti inadeguati, sbagliati, fuori luogo senza ragione. I modelli veicolati dalla pubblicità, non solo di Barilla, si portano dietro questo tipo di responsabilità che nessuno mai evidenzia e di fronte alla quale la selettività rispetto ad un target è niente. Parafrasando uno spot di Barilla potremmo dire: dove c’è pubblicità c’è responsabilità. Sarà anche per questo, forse, che non siamo più in grado di distinguere la realtà dalla finzione neanche in politica e continuiamo, da qualche decennio, a raccontarci di un’Italia che non esiste più e che forse non è mai esistita.

Massimiliano Capalbo
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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