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Cercatori d’Oro nel Victoria

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L'improvvisa scoperta dell'oro diede notevole impulso all'economia australiana. Lo Stato-Continente, con l’arrivo di migliaia di cercatori che si spostavano da un territorio all'altro dopo la scoperta di nuovi giacimenti, ovvero per l’esaurimento di altri - imboccò uno sviluppo diverso da quello agricolo al quale sembrava essere destinato.
Notevole fu l'afflusso degli immigrati, in particolare europei e asiatici, dopo il ritrovamento di promettenti prospetti minerari non lontano da Melbourne.
In particolare a Clunes, Bendigo e Andersn's Creek.
Tra i compiti ai quali la polizia dovette far fronte è da includere il rispetto dell'ordine nelle tendopoli e negli accampamenti dei diggers. In tal quadro si colloca la rivolta di Ballarat - nell’ottobre 1854 - alla quale seguì lo scontro armato tra i cercatori ed i  militari coloniali.
Ballarat rappresenta la sola reazione popolare della storia australiana soffocata nel sangue e, nella vicenda, è configurata la fase più acuta della lotta per la conquista dei diritti civili nel grande continente.
La rivolta di Ballarat è narrata da un italiano verace, il ‘poliglotta d’Urbino Raffaello Carbone’, incluso tra i principali protagonisti dell’Eureka Stockade.
La calma tornò nella miniera dopo l'esaurimento dei filoni auriferi. I cercatori, infatti, lasciarono l’Australia per raggiungere, sempre in cerca di pepite, le Americhe e la Nuova Zelanda. Va ricordato altresì che maggior parte di essi, stanchi per le fatiche e l’ininterrotto peregrinare in terre lontane e inospitali, per le continue delusioni, passò - cuore e mente sempre al prezioso metallo - alla pastorizia, agricoltura e altre attività spesso collaterali a quelle della ricerca dell’oro. Da quanto precede appare incontestabile l’apporto dato dagli stranieri, molti dei quali gradualmente assorbiti dalle etnie locali, allo sviluppo del Continente.
Si tenga in mente, altresì, che la coltivazione dei terreni - sfruttati fin lì in misura modesta - si estese negli ultimi anni del secolo 800 a dieci milioni di acri.

Ad accompagnarci nella Miniera di Ballarat, versione turistica, è Giovanni Sgrò, nato a Seminara, in provincia di Reggio Calabria, eletto senatore nel distretto di Melbourne.

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La capitale dello Stato del Victoria deve il suo nome a Lord Melbourne, primo ministro inglese durante la fondazione della città. Correva l’anno 1835. Colonia penale fino al 1927, Melbourne svolse il ruolo di centro motore confederale contendendo a Sidney molti primati.
Ecco finalmente arrivare l’ora dell’incontro con Pino Mauro, progenitori originari di Grimaldi, in provincia di Cosenza. Mi raggiunge - in compagnia di Sandro Spadafora e Franco Loglisci - in un pomeriggio di febbraio, in estate, in una birreria del Midle Park. A mettermi in contatto con Mauro si sono adoperati i fratelli Colosimo (originari di Soveria Mannelli, cittadina dell’entroterra di Lametia) giunti in Australia negli anni cinquanta del 900.
Avevo chiesto loro di adoperarsi per farmi incontrare uno o più discendente di corregionali qui giunti nei primi anni della corsa all'oro e sono stato accontentato.
Meglio non sarei potuto incorrere.
Pino Mauro si presenta in forma gratificante: prima di sedersi accanto a me sospinge sul tavolo comune un foglio con l’intestazione Calabria Club Carlton Sout insieme ad un componimento poetico dal titolo Calabria a firma Schirripa, con una nota a margine. Pubblicazione a cura dell’Autore con il concorso di T. Palermo e T. Butera.

A chi cerca tra i ricordi l'eco di cose
amate che sembrano non più esistere.
Tra il profumo di antiche essenze,
luci magiche e irreali,
si stende una manciata di terra
e granito di nome Calabria.

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In conformità a tali sentimenti ed alle comuni affinità etniche, si fa strada in noi una solida intesa che, soltanto la lontananza e la tirannia del tempo riuscirà a disperdere.
Appena dopo, la storia di Domenico Mauro - calabrese doc e fortunato cercatore d'oro - prende l’avvio.
E’ Pino Mauro, ovviamente, a narrare.
“Mio nonno arrivò nel Victoria dalla California. Aveva ancora ventisei anni. Un uomo, a mio avviso, da includere tra i salvatori di questa Nazione. La Colonia, infatti, ha rischiato di restare a lungo disabitata quando i cercatori, a seguito d’una crisi economica che appariva non superabile, decisero di tornare nei paesi d’origine oppure di trasferirsi altrove. Scelse Melbourne dopo avere appreso che il Governo australiano assicurava un premio di diecimila sterline a chi avesse scoperto nuovi apprezzabili giacimenti.
“Va ricordato che, prima d’allora, era severamente proibito pubblicare notizie sulla scoperta di nuove località aurifere per non distrarre quanti si dedicavano a tempo pieno all’agricoltura ed alla pastorizia, al taglio e alla lavorazione della canna.”
Pino Mauro prende fiato e torna a confidarsi.
“Da adolescente aveva lavorato nei boschi del Pollino e, dopo alcuni anni, era partito per la California dopo avere provato sulla propria pelle l’impossibilità di vivere con i guadagni provenienti da lavori saltuari e mal remunerati. Come la raccolta dello strufillo, radici medicamentose rintracciabili nell’Alto Ionio.
“Dopo l’arrivo in Australia, considerata terra dell’oro, dei vigneti e della lana lavorò nelle miniere di Clunes ove la sorte dapprima non fu benigna con lui. Estrasse, infatti, soltanto modeste quantità di polvere che barattava con cibo e attrezzature necessarie al proseguimento degli scavi.
“A volte la cedeva ad un gioielliere di nome Brentani, in Collins Street a Merbourne, che gli usava qualche riguardo e dal quale apprendeva notizie dell’Italia.”
Spadafora e Loglisci, non interessati al racconto, si alzano spesso per intrattenersi con avventori conosciuti.
Pino Mauro, dal canto suo, è tutto preso dal racconto della straordinaria avventura dell’avo nel quale sembra volersi riconoscere al punto da non accorgersi dell’interesse che la rievocazione del mitico gold rush sollecita in me.
Continuiamo a seguire la sua storia.
“Tutti i giorni si ripetevano le stesse scene di uomini carichi d’attrezzi e di bagagli lasciare la città e avviarsi incontro a destini incerti oltre che a lunghe attese per l'ottenimento della Gold License. E tutti si dedicavano alla ricerca delle pepite: medici, negozianti, ministri di culto, persino donne. Tante le contrade invase da cercatori americani, canadesi, europei, filippini e malesi.
“Canneti, montagne, colline e corsi d'acqua erano presi d’assalto, setacciati, palmo dopo palmo. Mentre ovunque sorgevano le tendopoli. Uomini dalla pelle nera, bianca e gialla guazzavano nel fango armeggiando con le vanghe ed i setacci. L’uno accanto all’altro, concorrenti, confusi in immensi formicai umani, sempre più affascinati dal luccichio dell’oro nel grande Eldorado propagandato dalle Gazzette e dagli agenti (o pseudo tali) che concorrevano a far lievitare nel mondo la voglia dell’avventura del secolo.”
Sulla presenza italiana nel Victoria non si hanno dati sicuri perché era tutto aleatorio. E’ accertato che duecento italiani si trovavano nell’Italian Gully, giacimento in Deep Creek. Provenivano dal Piemonte e Lombardia. Nei distretti di Ballarat e di Bendigo si registrò la presenza di molti calabresi. Mio nonno ha lavorato ed ha  rischiato di prendere la malattia di Weil che non perdonava, causata dai topi della canna. L’ha scampata bella. Sposò una friulana ed ebbe tre figli. Morì a sessantacinque anni.”
I versi di Schirripa seguitano ad occhieggiare…
Le sfumature del mare di Calabria - dall'azzurro al turchese, dal blu al viola - rievocano infinite e tenere immagini. - Le rocce e i boschi racchiudono acque verdi come gli occhi dell'amata.

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La presenza dei cercatori italiani nei territori auriferi del Victoria è confermata dai nomi dati alle tendopoli…
Italia Lead, New Trento, Italian Gully, Garibaldi Reef, Montebello Reef, Magenta Reef, Italian Company, Sallory Gully, Bassura dei Marinai. Erano suggeriti dai titolari delle licenze e servivano a segnalare la loro provenienza.
I cercatori operavano, per lo più, in gruppi di tre onde meglio razionalizzare l'impiego degli attrezzi. Se baciati dalla sorte erano puntualmente citati dalle GAZZETTE…
Certo Tartaglia scopre un deposito naturale d'oro. - Tal Scarpi, dell’Italian Reef, riesce a rintracciare una miniera a est di New Chum. - Tale Federico Cerchi estrae trecentosessanta grammi di polvere d’oro dal materiale di scarto ricavandone trecentosessanta grammi d’oro per ogni tonnellata. - Certo Marchi, pochi giorni fa, ha avviato uno scavo e ne ha già ricavato una discreta quantità d’oro.
Gli italiani a Bendigo ed a Ballarat furono quindicimila e oltre; ad Hepburn Spring oltre ventimila.
Lo storico Cusak in proposito scrive: Pochi furono gli italiani che si arricchirono e molti quelli che finirono per dedicarsi al taglio della legna e alla produzione del carbone necessario per il lavoro in miniera.

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E' giunta l’ora di scrivere del fatto e del personaggio al quale è stato già fatto cenno. Intendo richiamarmi alla rivolta di Ballarat ed a Raffaello Carbone definito ‘istruito fervente e irruente patriota’. Nato da una famiglia romana frequentò l’università e, nel 1837, entrò in seminario con l’intenzione di diventare sacerdote. In seguito, attratto dai moti rivoluzionari, aderì alla Giovane Italia e combatté con Giuseppe Garibaldi nella campagna romana del 1848-49 durante la quale fu ferito tre volte.
Nel 1850 decise di prendere la strada dell'esilio. Fu a Berlino, Parigi e Londra ove insegnò lingue. Quando la notizia della scoperta dell'oro raggiunse la Gran Bretagna, decise di emigrare insieme a migliaia di sudditi britannici.
Giunto nel Victoria, fece il guardiano e più tardi scelse la miniera. Nella Pasqua del 1854, a Ballarat, fu coinvolto nell’Eureka Stockade. Le ragioni dello scontro furono addebitate alle caotiche condizioni che regolavano gli scavi, agli abusi ed ai mezzi arbitrari ai quali si ricorreva in caso di crimini. All’inetta amministrazione e ai balzelli e tasse da pagare per ottenere le licenze ed altri servizi. Alle ispezioni mortificanti e alla corruzione della polizia.
Per meglio intendere gli avvenimenti che seguirono sarà opportuno riprendere quanto scrisse il Carbone dopo la carcerazione ed il processo per tradimento al quale fu sottoposto. Seguito da un verdetto d'innocenza.
“Mercoledì 29 novembre 1854 fu convocato un comizio per ascoltare le informazioni della delegazione che si era incontrata col Governatore Hotham. Gli scavi erano deserti perché era in corso un’assemblea mai registrata prima in Australia e, alle due del pomeriggio, erano riunite oltre diecimila persone. La delegazione - che aveva avanzato la richiesta di rilascio dei tre cercatori prigionieri,  presi a caso, dopo l'incendio dell'Hotel Eureka - fu ascoltata dai convenuti in assoluto silenzio.”
Raffaello Carbone fece la sua parte incitando i presenti a salutare e difendere con entusiasmo la Croce del Sud (nome dato al loro vessillo) considerata rifugio e protezione degli oppressi di tutte le nazioni della terra.
Continuiamo ad ascoltare Raffaello  Carbone:
“L'assemblea si sciolse dopo avere deciso di bruciare le licenze e liberare con la forza quanti erano stati messi in prigione dopo l'ammutinamento. Seguì un gran falò delle autorizzazioni, falò salutato da una scarica di rivoltelle.
“Mi svegliai all'alba del 3 dicembre 1854. La luce era ancora tenue ed era domenica. Avvertii colpi di moschetto insieme al suono di una tromba accompagnato dal comando avanti seguito da una raffica di proiettili verso il lato ovest della barricata che era stata eretta per tempo. Mi resi conto che erano circa trecento le giubbe rosse che avanzavano. Le pallottole sibilarono sulla tenda ma riuscii egualmente a osservare la scena ed a calcolare che i minatori armati non superavano centocinquanta unità.
“La vertenza terminò con l’accettazione della richiesta di abolire le licenze e con l’introduzione di una tassa per l’esportazione dell'oro. Fu adottato un nuovo Regolamento, ( Miner's Rightn )  che garantiva la possibilità di proseguire gli scavi e fu concesso ai rivoltosi il diritto di voto.
Altri scrissero: Molti minatori morirono per una causa vinta da una battaglia perduta.
Nel presentare il diario del Carbone, Geoffrey Serle della Monash University commentò:
“The Eureka Stockade costituisce uno straordinario elemento fra gli atti storici. Il resoconto d'un partecipante al drammatico evento, unico quanto importante, della storia del Victoria e dell’intero continente australiano.”
Mark Twain la considerò: “la vicenda più bella ed entusiasmante che annovera la storia australiana. Una piccola rivoluzione nelle sue dimensioni, ma politicamente immensa. Lotta per la libertà e la difesa d’un principio. Scelta convinta decisa contro l'ingiustizia e l'oppressione.”

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