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Ali Blu, eco di terre lontane

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VENEZUELA - Ho accennato ad ALI BLU in un recente scritto, argomento sul quale desidero soffermarmi perché la Benemerita Associazione va ricordata ogni volta che se ne presenti l’occasione. L'odierna assemblea di piloti di ambo i sessi di cui fanno parte i patiti del volo residenti in Puerto La Cruz, ha per scopo la commemorazione dell’uomo dell'aria Giuseppe Licursi, arrivato in Venezuela alla fine del secondo conflitto mondiale.
A parlarne è il socio Valeriano Garbin a giudizio del quale il Licursi, oltre a essere stato uno straordinario pilota, va ricordato per aver promosso iniziative valse a dare lustro all’intera comunità italiana. Sul piano specialistico, sono da menzionare i suggerimenti da lui dati al Corpo Nazionale Aereo Venezuelano. Non a caso è stato insignito del Mirage d'oro, prestigiosa decorazione. All'attenzione dei soci, in ricordo dello scomparso, è offerta l’organizzazione di un rally speciale della durata di quattro giorni. Il tour partirà dalla località di Coro per concludersi a Maracaibo, città dalla quale gli aerei, di proprietà personale dei soci, rientreranno alla spicciolata.
Sono da approfondire i dettagli per la prossima escursione diretta a Kamarata e a Kavanayen, con sosta amazzonica nel territorio delle Missioni; promossa per consegnare medicine, viveri e indumenti agli indigeni ivi residenti.

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L'ospitalità in casa Licursi, nella Carretera Negra a monte di Puerto, è generosa e spontanea. La vedova di Giuseppe coglie l’occasione per rispolverare i progetti del marito non portati a compimento a cagione della sua morte. In particolare, all'iniziativa volta a far qualcosa di concreto per il proprio paese in Italia.
Vagheggiava, in particolare, di far sorgere spendendo di proprio un’azienda idonea a garantire venti posti di lavoro ad altrettanti giovani.
Quanto ricordato dalla moglie coincide con gli argomenti trattati da Giuseppe durante le nostre passeggiate serali sul lungomare di Puerto e durante i voli - sull’aereo pilotato da Aleandro di Genova - da Caracas a Puerto La Cruz; da Puerto ad El Tigrito (in visita a suo fratello Norberto); per e da Puerto Ordaz (terra dell'oro, dei diamanti, del ferro e dell’acqua) e sui cinquemila ed oltre del Pico Bolivar.
L’uomo dell’aria ci intrattiene sulle caratteristiche dei territori che sorvoliamo. Il Cesna 310 ondeggia come immenso uccello mentre il mare, già dominio della filibusta, brilla sotto di noi azzurro e piatto. Scorrono davanti ai nostri occhi i monti e la Valle della Pasqua in livrea estiva. Lontano si mostrano le distese delle Araguaney gialle. Seguono considerazioni offerte alla valutazione di Aleandro e mia…
“Osservate questa terra stupenda pulita onesta. Non illude l'uomo e non promette speranze di eternità. La terra è simile sotto qualsiasi cielo e latitudine perché elargisce senza chiedere nulla in cambio. Dona la vita alle piante, ai fiori, agli animali. Non favorisce alcuno, non discrimina e non offende. Il caimano si accontenta del cibo che il fiume offre mentre l’uomo non è soddisfatto per ciò che ha e per le sue conquiste. Più in alto vola e più in alto vorrà salire, più vive e più vorrà vivere. Non basterebbero mille anni per soddisfarne le voglie e le sue ingordigie.”

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Il velivolo corre nel cielo terso e spesso avverto la sensazione che sia sul punto di arrestarsi. Sotto di noi scorre il torbido Orinoco e, più in là, appaiono le colline e le grandi distese di terreno incolto. Giuseppe riprende:
Qui tutto è sano perché l'uomo non è ancora arrivato. Questo paradiso, tra pochi decenni, non sarà lo stesso e la pace che vi regna si disperderà. E’ inevitabile: basterà l’umana ingordigia.
Il cruccio maggiore dell’uomo dell’aria è la terra natia. Avverto in lui far capolino i ricordi. C’è nelle sue parole costante accenno alla morte che sempre si accompagna al severo consuntivo della vita. I suoi occhi fissano l’orizzonte e la mente insegue immagini care, lontane. Ricorda persino il selciato del paese, gli amici che non sono più, dispersi per le vie del mondo. E come dimenticare le aurore che precedevano l’attesa caccia, i trasferimenti per le piste che facilitavano l’arrivo sul luogo prescelto per la posta. Le parti del cinghiale da spartire: i trofei, le zanne, i piedi in particolare. C’è nella sua mente e nel suo cuore un posto per tutto e tutti, anche per le cose banali che tali non sono. Per i banchi di scuola tagliuzzati con cento iniziali; per il piano terra della casa avita, per la fucina del padre, per le finestre adorne di gerani assistiti dalle due zie rimaste in attesa del… nulla. Le ultime ore, prima della sua partenza per terre lontane, trascorse al bar di Pierino Zavatto con gli amici cari. C’è un pensiero addirittura per le coperte di casa di ottima lana, alcune a quadri e per il ceppo perennemente acceso.
Ecco infine l’ora del distacco: gli occhi umidi di pianto, le labbra serrate delle donne costrette a rimanere contro voglia; consapevoli che non c’è speranza quando gli uomini di casa partono.
Non mancano nelle parole del mio amico, riferimenti a quanti non sono riusciti a vincere la battaglia per la vita, dispersi per le vie del mondo. Uomini forti e generosi, rassegnati e pazienti, che non dimenticheranno, finché avranno vita, i borghi amici e i focolari spenti.

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