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Machu Picchu

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PERU’ - Il sole splende su Machu Picchu mentre il peso immane della civiltà inca incombe su noi mortali, anche per effetto dell'ispirato eloquio dell’anziana guida che, in castigliano enfatico, illustra i fasti ed i nefasti del 'reino de los incas de Vilcabamba'.
Un gruppo di alpaca dal manto bianco e marrone, indifferente anche alle storie de 'los miembros de la clase real' e alla magnificenza dei luoghi 'de mayor interés' -ovvero la residencia real, il sector de l’obelisco, la roca sagrata, il torreon, la tumba reale e la gruta del condor - bruca la tenera erba aggirandosi fra i ruderi della città morta.
Da lontano insiste una dolce melodia che invita al silenzio e all’ascolto.
Avverto nell’esposizione della guida un’acuta rivalsa, tramandata da padre in figlio, verso gli occupanti spagnoli che, con tutti i mezzi disponibili, hanno estirpato come mala pianta la civiltà indigena distruggendo regge e villaggi, dimore sacre e simboli, oggetti per il culto e vestigia.
Si deve all'inaccessibilità del territorio su cui sorge, se Machu Picchu non è stata rasa al suolo dagli invasori europei alla costante quanto avida ricerca di ricchezze.
Non a caso il Perù era considerato il paese dell'oro.

L'ultimo tratto del cammino inca che molti preferiscono affrontare a piedi, ha avuto inizio dalla stazione ferroviaria di Chilca per finire al Vecchio Picco.
Machu Picchu è uno straordinario ritrovamento archeologico sul quale non esiste giudizio definitivo forse perché gli scavi, iniziati nel 1911 - dopo la scoperta fatta dal professor Bingham, seguita alle confidenze dei residenti - sono andati a rilento.
Secondo il parere dell’illustre archeologo, si trattava della roccaforte nella quale avevano trovato rifugio i resti degli inca sconfitti insieme alle popolazioni sfuggite ai massacri. Altri studiosi, essendo tutte le mummie rinvenute di sesso femminile, hanno elaborato l'ipotesi che la località rappresentasse il rifugio delle Vergini del Sole, fuggite da Cuzco all'arrivo degli invasori. Tali argomenti, però, non convincono i ricercatori che non riescono ad indicarne altri credibili.

Nell’odierna escursione collettiva per strade, scalette di pietra e muraglie, stanze, terrazze per le semine, quartieri per dignitari, sacerdoti, artigiani e agricoltori (un insieme compreso in pochi chilometri quadrati dominati dai 3000 dell’Huayna Picchu, picco giovane) è possibile ascoltare indiscrezioni sulle notizie propinate ai turisti che sarebbero frutto di fertili fantasie. Se veritiere, infatti, il mistero della mitica città arroccata sui monti, sarebbe ben lungi dall'essere svelato.

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Il giorno muore e calano le tenebre. Con l’oscurità giunge l’ora di lasciare il cuore dell’antica civiltà.
Il pullman corre verso la valle rasentando i burroni e lasciandosi dietro l’impianto urbanistico oltre il quale scorrono le limpide acque del Rio Urubamba.
Durante la discesa, c’è chi richiama la nostra attenzione con insistenti appelli. Arrivederci? Addii?
E’ un 'muchacho' a comunicare agitando le braccia mentre ci precede per il sentiero che attraversa la boscaglia.
A ritroso per la valle sagrada, Calca e Pisaq, si torna a Cuzco a 2280 metri sul Rio. Più tardi, in attesa che ripassi il treno che ci ha portati fin qui, mi sorprendo a considerare la crisi che mi ha improvvisamente pervaso, accompagnata da dolori alla nuca prima dell'ascesa al Vecchio Picco.
A mo’ di consolazione mi dico che, a parte le mie condizioni fisiche, non è dato rammaricarsi perché, fin dall'arrivo a Lima, ogni cosa è andata per il verso desiderato.
Senza naturalmente tener conto del furto del mio portafogli (contenente moneta locale e documenti) del quale sono stato vittima nel quartiere Miraflores.
In breve cosparso di liquido marrone e 'ripulito' da alcuni premurosi passanti.

Il viaggio per Machu Picchu in partenza da Cuzco è durato cinque ore, fra soste e trasferimenti vari. Durante il percorso è stato possibile ammirare le cime delle Ande tra le quali, sgombra di nuvole, svetta la 'Veronica', con i suoi ben seimila metri ad incontrare il cielo. La neve è in parte disciolta, ma le colline non sono ancora verdi. A ridosso di valli e pianure, si scorgono gli insediamenti umani. L'economia di questo territorio è la pastorizia.
A mattino inoltrato, il sole illumina i dossi e filtra tra le foglie, fruga negli anfratti, rende iridescenti i fiumi e i mille rivoli, vivifica le zolle rimaste a lungo sotto la candida coltre; fa brillare i tetti in lamiera dei ricoveri per greggi. Ogni lembo di questa terra rappresenta un mondo a sé che sollecita calde sensazioni e fantasie a non finire.

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Avvicinandoci alla meta, si scorgono le oasi alberate prossime ai villaggi e gli 'aldeani' al lavoro. La temperatura non supera quindici gradi e le nuvole dalla Sierra scivolano veloci.
Il Perù custodisce uno dei maggiori patrimoni culturali della storia dell'uomo nonostante i castigliani, nel XVI secolo, falcidiate e disperse le popolazioni, fecero di tutto e di più allo scopo di cancellare il ricordo di coloro che venivano considerati selvaggi e dei quali si metteva addirittura in dubbio il possesso di un'anima.
Mancando tra le locali popolazioni l'uso di qualsiasi forma di scrittura, su quel mondo alla fine scese il silenzio della morte e l'oblio della memoria.
A mezzogiorno calò implacabile la notte!
Sulle rovine del passato fu trapiantata una civiltà che giungeva da lontano. Sorsero templi, chiese e monasteri in stile rigorosamente coloniale e l’architettura andalusa imboccò strade nuove. Con il passare del tempo, l'arte incaica sembrò tendere a nuove forme espressive, ma soltanto l'archeologia e le scoperte successive diedero voce ai discendenti di un popolo vinto e perseguitato.
Anche a Cuzco, ad un’ora di volo dalla capitale Lima, è possibile ammirare magnifici reperti. In particolare gli edifici per il culto: Catedral, Iglesia de San Blàs, il Convento de la Merced e Santo Domingo. Nel Museo Archeologico sono custoditi un capo di vestiario e ottantaquattro disegni attraverso i quali è possibile rifarsi ai primi elementi di scrittura.
La guida, sempre premurosa, suggerisce che… visitare Cuzco vuol dire muoversi in uno scenario che segna il punto d'incontro tra il vecchio ed il nuovo mondo. Spetta al viaggiatore riconoscerne i confini fra la severa geometria incaica e l’influenza delle linee mediterranee che hanno fatto della capitale inca un centro culturale impareggiabile.
A poca distanza dalla città, sorgono le rovine della fortezza di Sacsahuamàn: mura ciclopiche che si estendono sul pendio della montagna; insieme ai tanti manufatti che attestano la solennità dei ritrovamenti.
Al sopraggiungere della notte è possibile ammirare le chiese illuminate e le strade animate fino a tarda ora. E' questo il momento di ricordare gli insegnamenti della guida e le vicende narrate - autentiche o inventate poco importa - sulle rovine di Machu Picchu e sul mitico regno di Vilcabamba.

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