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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XLI

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La gita a Soverato (3° parte) 

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)


Dopo circa mezz’ora di fila nel traffico, riesco a fatica ad entrare a Soverato sud.
Guardo Memè: è rossa in viso e si dimena. Confesso che adesso mi fa pena. Le chiedo dove pensa sia il caso di fermarsi per "l’evacuazione”: dopo tanti anni di assenza, trovo Soverato così cambiata da non riuscire più a orizzontarmi!
“Jiàmu diritti all’albergu!” mi risponde lei “…u prenotàvi ajèri!...si giri e ccà…” e mi fa segno con la mano destra “accurciàmu!!” poi aggiunge “... si potèri jìra cchiù e prescia poi, nun fussèra mala!”
Non le posso dare torto.
L’idea dell’albergo mi sembra ottima. Fra tutti i fastidi e inconvenienti in cui mi ha messo mia cugina, questa decisione non mi dispiace affatto.
“Hai avuto un’ottima idea per l’albergo!” mi complimento e do un respiro di sollievo: così impregnata di sudore e fumo, che meraviglia potersi fare una doccia, sdraiarsi su un letto fresco di bucato, aria condizionata e potersi finalmente cambiare!...cambiare? Come? Nella mia borsa c’è solo un costume e un paio di zoccoli…! E pensando alla mia elegante borsa del mare mi viene in mente il borsone di Memè.
“PERCHE’ NON ME LO HAI DETTO PRIMA MEME’!” protesto “AVREI PORTATO UN VESTITO DI RICAMBIO…LO SPAZZOLINO…CHE SO?”
“Clotì, bella e mammà…” mi risponde lei “tu dìssi…ssì te l’avera dittu nun avèri volutu né ma vèni, né me prenotu!!”
E’ vero, ma adesso?
“COSA METTERO’ PER LA CENA?...LE MIE CREME, LO SPAZZOLINO…LA MIA BIANCHERIA INTIMA…!” mi lamento alzando la voce per farmi capire senza dover ripetere “DOVRO’ IMMEDIATAMENTE USCIRE PER COMPERARE IL NECESSARIO!!” aggiungo disperata e, intanto a furia di gridare, sento la mia voce scemare.
“A Clotì!” mi risponde lei sempre più rossa e sofferente per la sua impellente necessità “falla finita ccù tutti si fisimi!!...cremi, vestiti…! Bastanu nà mutanda e nu spazzolinu!...du paru e mutandi, ti pozzu dara èu! Mi ‘ndà portavi na seina!!(capisco ora il volume del suo borsone)...ppè u spazzolinu ti ‘ndà portàvi unu nòvu cchì…m’annusìju!”
“MA MEME’!” le rispondo rabbiosa “IL MIO VESTITO E’ MADIDO DI SUDORE E POI…” mi schiarisco la voce: a furia di gridare sento che è ormai agli sgoccioli “…E POI IO SONO LA META’ DI TE!!” intanto individuo l’albergo e rallento cercando, con non poche difficoltà, un parcheggio.
“Mamma Clotì!! Quantu a stai facendo lorda!! Si i mutandi mei ti vannu nu pocu randi, …fatti nu nudu!! …cchì nun si vida sutta a vestia!!” e indicandomi l’entrata dell’albergo “…fammi scindìra davanti a porta cchì avèra na certa prescia!!”
“UN NODO?!...UN NODOO?!” le urlo con voce afona fermandomi davanti all’ingresso dell’albergo con quel briciolo di voce che ancora mi rimane “STAI SCHERZANDO?” ma Memè, malgrado i miei sforzi, non mi ascolta già più: con straordinaria e inspiegabile agilità è già scesa dalla mia macchina e si sta avviando a passo sostenuto verso la reception.
Cerco parcheggio. Sono costretta ad allontanarmi, poi finalmente riesco a trovare un posticino su viale Kennedy, alla fine del lungomare; malgrado il malumore noto i grandi miglioramenti che sono stati fatti: è una zona splendida. Tranne questo fastidioso inconveniente della voce e di Memè, il soggiorno dovrebbe essere magnifico.
Scendendo dalla macchina guardo il mio vestito ormai indecente: è stropicciato e macchiato di sudore. Noto alcuni negozi eleganti e decido di non perdere tempo e comperare il necessario: trovo un vestitino da pomeriggio delizioso, biancheria intima, dentifricio, qualche altra piccola comodità, poi vado in albergo col desiderio impellente di una bella doccia e una cena succulenta. Ma la mia serenità è letteralmente frantumata da Memè che, davanti l’entrata dell’albergo, mi viene incontro urlando:
“Clotì…duv’eri? è n’ùra cchì ti staju aspettandu!!”
“Sono andata a comperarmi qualcosa, perché?” la mia voce è ridotta ad un mero sussurro e cerco di farmi capire mostrandole le buste piene della roba appena acquistata.
“Cchì stai dicendu?...Clotì!” esordisce e con encomiabile altruismo aggiunge“…hai e pigghjiara a borsa mia int’a machina!”
“No, noo!!” le rispondo esasperata e con un fil di voce “non ci penso nemmeno!!”
“Cchì stai dicendu?”
Non ho più voce, forza e morale per risponderle e, non potendo più urlare, mi aiuto con i gesti mostrandole la mia gola, poi mi dirigo verso la recepiton. Ma lei non demorde e mi urla nella hall dell’albergo:
“Clotì…perdisti a vùcia?” col capo le faccio cenno di si sperando che taccia, ma no! “invece ma vai girandu negozzi negozzi…” mi redarguisce “fussera statu mègghju ma t’accatti ‘nc’una cosa a la farmacia ppè i gargarismi!!”
Vorrei tanto risponderle che per far tornare la mia voce basterebbe che lei adoperasse il suo apparecchio acustico, ma taccio: non saprei come farglielo capire! Così chiedo gentilmente al portiere di spiegare a mia cugina che tra un’ora sarò per la cena al ristorante dell’albergo, gli consegno le chiavi della mia macchina per far prelevare il suo maledetto borsone e raggiungo esasperata la mia stanza.
Mi spiace se sono costretta a rimandare ancora il lettore alla settimana prossima, ma, come i più assidui sapranno, il mio spazio è terminato.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano. 



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Dopo circa mezz’ora di fila nel traffico, riesco a fatica ad entrare a Soverato sud.
Guardo Memè: è rossa in viso e si dimena. Confesso che adesso mi fa pena. Le chiedo dove pensa sia il caso di fermarsi per "l’evacuazione”: dopo tanti anni di assenza, trovo Soverato così cambiata da non riuscire più a orizzontarmi!
“Andiamo dritti all'albergo!” mi risponde lei “…l'ho prenotato ieri!...si gira da qua…” e mi fa segno con la mano destra “accorciamo!!” poi aggiunge “... si potèssi andare più presto poi, non sarebbe male!”
Non le posso dare torto.
L’idea dell’albergo mi sembra ottima. Fra tutti i fastidi e inconvenienti in cui mi ha messo mia cugina, questa decisione non mi dispiace affatto.
“Hai avuto un’ottima idea per l’albergo!” mi complimento e do un respiro di sollievo: così impregnata di sudore e fumo, che meraviglia potersi fare una doccia, sdraiarsi su un letto fresco di bucato, aria condizionata e potersi finalmente cambiare!...cambiare? Come? Nella mia borsa c’è solo un costume e un paio di zoccoli…! E pensando alla mia elegante borsa del mare mi viene in mente il borsone di Memè.
“PERCHE’ NON ME LO HAI DETTO PRIMA MEME’!” protesto “AVREI PORTATO UN VESTITO DI RICAMBIO…LO SPAZZOLINO…CHE SO?”
“Clotì, bella di mammà…” mi risponde lei “te lo dovevo dire…si se te l’avessi detto non avresti voluto né venire, né mi avresti fatto prenotare!!”
E’ vero, ma adesso?
“COSA METTERO’ PER LA CENA?...LE MIE CREME, LO SPAZZOLINO…LA MIA BIANCHERIA INTIMA…!” mi lamento alzando la voce per farmi capire senza dover ripetere “DOVRO’ IMMEDIATAMENTE USCIRE PER COMPERARE IL NECESSARIO!!” aggiungo disperata e, intanto a furia di gridare, sento la mia voce scemare.
“A Clotì!” mi risponde lei sempre più rossa e sofferente per la sua impellente necessità “falla finita con tutti queste esigenze!!...cremi, vestiti…! Bastano una mutanda e uno spazzolino!...due paia e mutande, te li posso dare io! Me ne sono portata sei !(capisco ora il volume del suo borsone)...per lo spazzolino te ne ho portato uno nuovo che…mi  fa disgusto!”
“MA MEME’!
” le rispondo rabbiosa “IL MIO VESTITO E’ MADIDO DI SUDORE E POI…” mi schiarisco la voce: a furia di gridare sento che è ormai agli sgoccioli “…E POI IO SONO LA META’ DI TE!!” intanto individuo l’albergo e rallento cercando, con non poche difficoltà, un parcheggio.
“Mamma Clotì!! Quanto a stai facendo sporca!! Se le mutande mie ti vanno un poco grandi, …fatti un nodo!! …che non si vide sotto il vestito!!” e indicandomi l’entrata dell’albergo “…fammi scendere davanti a porta perché avrei una certa fretta!!”
“UN NODO?!...UN NODOO?!” le urlo con voce afona fermandomi davanti all’ingresso dell’albergo con quel briciolo di voce che ancora mi rimane “STAI SCHERZANDO?” ma Memè, malgrado i miei sforzi, non mi ascolta già più: con straordinaria e inspiegabile agilità è già scesa dalla mia macchina e si sta avviando a passo sostenuto verso la reception.
Cerco parcheggio. Sono costretta ad allontanarmi, poi finalmente riesco a trovare un posticino su viale Kennedy, alla fine del lungomare; malgrado il malumore noto i grandi miglioramenti che sono stati fatti: è una zona splendida. Tranne questo fastidioso inconveniente della voce e di Memè, il soggiorno dovrebbe essere magnifico.
Scendendo dalla macchina guardo il mio vestito ormai indecente: è stropicciato e macchiato di sudore. Noto alcuni negozi eleganti e decido di non perdere tempo e comperare il necessario: trovo un vestitino da pomeriggio delizioso, biancheria intima, dentifricio, qualche altra piccola comodità, poi vado in albergo col desiderio impellente di una bella doccia e una cena succulenta. Ma la mia serenità è letteralmente frantumata da Memè che, davanti l’entrata dell’albergo, mi viene incontro urlando:
“Clotì…dov’eri? E' un'ora che ti sto aspettando!!”
“Sono andata a comperarmi qualcosa, perché?” la mia voce è ridotta ad un mero sussurro e cerco di farmi capire mostrandole le buste piene della roba appena acquistata.
“Che stai dicendo?...Clotì!” esordisce e con encomiabile altruismo aggiunge“…hai da prendere  la borsa mia in macchina!”
“No, noo!!” le rispondo esasperata e con un fil di voce “non ci penso nemmeno!!”
“Che cosa stai dicendo?”
Non ho più voce, forza e morale per risponderle e, non potendo più urlare, mi aiuto con i gesti mostrandole la mia gola, poi mi dirigo verso la recepiton. Ma lei non demorde e mi urla nella hall dell’albergo:
“Clotì…hai perso la voce?” col capo le faccio cenno di si sperando che taccia, ma no! “invece di andare girando negozi negozi…” mi redarguisce “sarebbe stato meglio ma ti compri una cosa in farmacia per i gargarismi!!”
Vorrei tanto risponderle che per far tornare la mia voce basterebbe che lei adoperasse il suo apparecchio acustico, ma taccio: non saprei come farglielo capire! Così chiedo gentilmente al portiere di spiegare a mia cugina che tra un’ora sarò per la cena al ristorante dell’albergo, gli consegno le chiavi della mia macchina per far prelevare il suo maledetto borsone e raggiungo esasperata la mia stanza.
Mi spiace se sono costretta a rimandare ancora il lettore alla settimana prossima, ma, come i più assidui sapranno, il mio spazio è terminato.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

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