Ti trovi qui:Portale/Letteratura/Le Vostre Opere/Donna Clotilde Racconta.../Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXXIX


Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXXIX

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/lucia/donna-clotilde.jpg

La gita a Soverato (1° parte) 

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Ieri la cugina Memè mi ha invitato ad andare a mare con lei. Non che ne sia stata poi tanto entusiasta: non sopporto quella sigaretta sempre in bocca e quella sua sordità che mi costringe, con mio enorme disappunto, ad alzare la voce più del necessario. Ma con lei, si sa, c’è molto poco da discutere! Mi sono consolata pensando che non vado da molto tempo al mare e che una giornata al sole non può farmi che bene.
Riesumo dall’armadio i miei costumi: fra tutti scelgo il più elegante, gli zoccoli in tinta, sopra costume e asciugamano, poi…telefono a Memè.
“Pronto?”
“SONO CLOTILDE!” urlo nella cornetta del telefono.
“CLO-TIL-DE!!” scandisco.
"DOVE ANDIAMO AL MARE?” domando.
“A SOVERATO?!” mi meraviglio mantenendo sempre alto il tono della voce “…MA E’ LONTANO!!” protesto.
“LONTANO, MEME’…LON-TA-NO!” urlo nel disperato tentativo di farmi capire.
“MEZZ’ORA? SOLTANTO?!” mi sembra strano“ A ME SEMBRA CHE CI VOGLIA PIÙ TEMPO!...SEI SICURA?” le chiedo.
Non so se mi abbia compreso a pieno, ma sembra certa che il tragitto si potrà percorrere ad andatura sostenuta. Sono anni che non vado più da quelle parti! Penso che se ci vuole così poco tempo avranno sicuramente costruito la strada nuova! Se ne parlava tanto trenta anni fa!
Riesco con non poche difficoltà a darle appuntamento all’INCIS, davanti casa sua, tra mezz’ora.
Mi do l’ultima ritoccata ai capelli, al vestito di lino e seta bianco comprato appena ieri per l’occasione e, chiavi in mano, carico la mia elegante borsa da spiaggia in macchina partendo alla volta della cugina Memè.
Eccola! È lei che mi aspetta sul marciapiede! La sua mole non da adito a dubbi! Ha in mano una borsa tre volte più grossa della mia. Mi rendo conto che i suoi cento e rotti chili richiedono indumenti molto ampi e voluminosi, ma la grandezza della borsa mi sembra comunque eccessiva: infondo è solo una giornata sulla spiaggia!! Sarà un’impresa far entrare nella mia minuscola auto entrambe:
“Ciao Clotì!!...era ura!!” mi saluta con affetto.
Cerco di infilare con poca eleganza il pesantissimo borsone nel minuscolo bagagliaio della mia auto, poi è la volta di Memè che, sbruffando e ansimando per il fumo e l’adipe, comincia con i tentativi ora di sedere, ora di gambe, di entrare in macchina, tutto accompagnato naturalmente dalla solita e fatidica frase 'Clotì…ppecchì nun t’accatti na machina decente!!' Ho imparato a non risponderle anche perché, vista la sua sordità, tutta Catanzaro verrebbe a conoscenza di ciò che penso a proposito e, questo sarebbe molto poco fine!
Finita la delicata operazione, entro anch’io in macchina e, sotto vuoto spinto, forte dell’aria condizionata e della solenne promessa di Memè di non fumare per la presunta mezz’ora di macchina, partiamo.
L’ora è avanzata e con questa il caldo: la mia macchina sente il soprappeso della cugina e del bagaglio: arranca, mentre il condizionatore risulta appena sufficiente. Intanto Memè sbuffa e suda, suda e sbuffa.
Imbocco il viadotto della Fiumarella e percorro la strada che facevo da ragazza: svolto per via Lucrezia della Valle alla volta di Santa Maria. Noto un po’ di traffico, ma tutto sommato mi sembra abbastanza scorrevole. A scanso d’equivoci preferisco chiedere conferma.
“MEME’!” la interpello “…SEI SICURA CHE LA STRADA SARA’ LIBERA?” non mi risponde: si è addormentata.
Questo in qualche modo mi tranquillizza. Il traffico però va intensificandosi fino a quando sul rettifilo in prossimità del bivio per Crotone e Santa Maria, sono costretta a fermarmi dietro ad una fila interminabile di macchine. Non mi allarmo più di tanto: i semafori rallentano sempre il traffico!! Così accendo la radio e aumento l’intensità del condizionatore. Trasmettono una canzoncina dei primi anni cinquanta: tra la vecchia strada che percorrevo da ragazza e il gradevole motivo affiorano lontani ricordi e il traffico intenso mi passa quasi inosservato.
Dopo buoni venti minuti mi trovo al di là del semaforo e la mia macchinetta arranca alla volta di Catanzaro Marina, mentre aumenta il ronfare di Memè.
Sono sul rettifilo che porta alla stazione di Catanzaro lido, quando vedo che il traffico va nuovamente aumentando fino a quando mi trovo di nuovo ferma e, pian piano mi si affiancano altre macchine.
Penso che a questo punto sia arrivato il momento di svegliare la cugina e chiedere spiegazioni .
“MEME’!” le urlo nelle orecchie. Lei si sveglia, un attimo per far mente locale e poi urla a sua volta: “Ah Clotì!!.. cchì ti gridi cà m’insurdi!!”
Cerco disperatamente di spiegarle la questione del traffico, chiedendole notizie della strada nuova, lamentandomi che è la seconda volta che rimaniamo fermi nel traffico, che chissà quando riusciremo ad arrivare a Soverato e quant’altro. Il lettore può certamente immaginare quale sia stato il tono e soprattutto il volume della mia voce. Risultato?
“Signò!” mi chiama il signore nella macchina accanto facendomi segno di abbassare il finestrino.
“…Quala sthrata nova signò!?...e duva veniti?” mi chiede ridendo.
“Non capisco!” rispondo smarrita e irritata per l’intromissione nei miei discorsi di un estraneo.
“A Clotì!” interviene Memè "…ppecchì 'on mi rivigghiasti?...aviamu e jìra ppè Germanetu!”
“Germaneto? E che c’entra Germaneto adesso?” mi meraviglio.
“Scusati signò sì m’inthromettu…” adesso è la signora della macchina ferma alla mia destra che parla “ Ppemma jamu a lu mara nui facimu sempa Germanetu!”
“Ma è più lunga!” protesto.
“È cchiù longa comu sthrata, ma ast’ura v’avèravu risparmiatu du fili e machini!!” mi risponde il signore nella macchina alla mia sinistra.
Credo che tutti abbiano sentito la mia accesa conversazione con la cugina…infondo fa piacere sapere che siamo tutti fratelli!!!!
Mi giro verso Memè, sono a dir poco furiosa, tutto questo mi fa dimenticare completamente finezza e bon ton.
“MEME’!” urlo “…perché non mi hai detto di questi inconvenienti?” questa volta stranamente mia cugina sembra aver compreso e…
“Clotì!” mi risponde stancamente mentre goccioline di sudore scendono abbondantemente lungo la sua fronte e le tempie “sì mi rivigghjàvi… te l’avera dittu!!?”
Quanto ancora dovrà sopportare la nostra donna Clotilde prima di arrivare a destinazione!?
Chiedo venia al lettore se sono costretta a lasciare le nostre due donne lungo la strada che conduce a Soverato, ma, come al solito, lo spazio a mia disposizione è terminato. Do appuntamento ai più affezionati la settimana prossima.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano. 



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Ieri la cugina Memè mi ha invitato ad andare a mare con lei. Non che ne sia stata poi tanto entusiasta: non sopporto quella sigaretta sempre in bocca e quella sua sordità che mi costringe, con mio enorme disappunto, ad alzare la voce più del necessario. Ma con lei, si sa, c’è molto poco da discutere! Mi sono consolata pensando che non vado da molto tempo al mare e che una giornata al sole non può farmi che bene.
Riesumo dall’armadio i miei costumi: fra tutti scelgo il più elegante, gli zoccoli in tinta, sopracostume e asciugamano, poi…telefono a Memè.
“Pronto?”
“SONO CLOTILDE!” urlo nella cornetta del telefono.
“CLO-TIL-DE!!” scandisco.
DOVE ANDIAMO AL MARE?” domando.
“A SOVERATO?!” mi meraviglio mantenendo sempre alto il tono della voce “…MA E’ LONTANO!!” protesto.
“LONTANO, MEME’…LON-TA-NO!” urlo nel disperato tentativo di farmi capire.
“MEZZ’ORA? SOLTANTO?!” mi sembra strano“ A ME SEMBRA CHE CI VOGLIA PIU’ TEMPO!...SEI SICURA?” le chiedo.
Non so se mi abbia compreso a pieno, ma sembra certa che il tragitto si potrà percorrere ad andatura sostenuta. Sono anni che non vado più da quelle parti! Penso che se ci vuole così poco tempo avranno sicuramente costruito la strada nuova! Se ne parlava tanto trenta anni fa!
Riesco con non poche difficoltà a darle appuntamento all’INCIS davanti casa sua tra mezz’ora.
Mi do l’ultima ritoccata ai capelli, al vestito di lino e seta bianco comprato appena ieri per  l’occasione e, chiavi in mano, carico la mia elegante borsa da spiaggia in macchina partendo alla volta della cugina Memè.
Eccola! È lei che mi aspetta sul marciapiede! La sua mole non da adito a dubbi! Ha in mano una borsa tre volte più grossa della mia. Mi rendo conto che i suoi cento e rotti chili richiedono indumenti molto ampi e voluminosi, ma la grandezza della borsa mi sembra comunque eccessiva: infondo è solo una giornata sulla spiaggia!! Sarà un’impresa far entrare nella mia minuscola auto entrambe:
“Ciao Clotì!!...era ora!!” mi saluta con affetto.
Cerco di infilare con poca eleganza il pesantissimo borsone nel minuscolo bagagliaio della mia auto, poi è la volta di Memè che, sbruffando e ansimando per il fumo e l’adipe, comincia con i tentativi ora di sedere, ora di gambe, di entrare in macchina, tutto accompagnato naturalmente dalla solita e fatidica frase “Clotì…perchè non ti comperi una macchina decente!! Ho imparato a non risponderle anche perché, vista la sua sordità, tutta Catanzaro verrebbe a conoscenza di ciò che penso a proposito e, questo sarebbe molto poco fine!
Finita la delicata operazione, entro anch’io in macchina e, sotto vuoto spinto, forte dell’aria condizionata e della solenne promessa di Memè di non fumare per la presunta mezz’ora di macchina, partiamo.
L’ora è avanzata e con questa il caldo: la mia macchina sente il soprappeso della cugina e del bagaglio: arranca, mentre il condizionatore risulta appena sufficiente. Intanto Memè sbuffa e suda, suda e sbuffa.
Imboccoo il viadotto della Fiumarella e percorro la strada che facevo da ragazza: svolto per via Lucrezia della Valle alla volta di Santa Maria. Noto un po’ di traffico, ma tutto sommato mi sembra abbastanza scorrevole, ma a scanso d’equivoci preferisco chiedere conferma.
“MEME’!” la interpello “…SEI SICURA CHE LA STRADA SARA’ LIBERA?” non mi risponde: si è addormentata.
Questo in qualche modo mi tranquillizza. Il traffico però va intensificandosi fino a quando sul rettifilo in prossimità del bivio per Crotone e Santa Maria, sono costretta a fermarmi dietro ad una fila interminabile di macchine. Non mi allarmo più di tanto: i semafori rallentano sempre il traffico!! così accendo la radio e aumento l’intensità del condizionatore. Trasmettono una canzoncina dei primi anni cinquanta: tra la vecchia strada che percorrevo da ragazza e il gradevole motivo affiorano lontani ricordi e il traffico intenso mi passa quasi inosservato.
Dopo buoni venti minuti mi trovo al di là del semaforo e la mia macchinetta arranca alla volta di Catanzaro Marina, mentre aumenta il ronfare di Memè.
Sono sul rettifilo che porta alla stazione di Catanzaro lido, quando vedo che il traffico va nuovamente aumentando fino a quando mi trovo di nuovo ferma e, pian piano mi si affiancano altre macchine.
Penso che a questo punto sia arrivato il momento di svegliare la cugina e chiedere spiegazioni .
“MEME’!” le urlo nelle orecchie. Lei si sveglia, un attimo per far mente locale e poi urla a sua volta: “Ah Clotì!!.. non gridare! vuoi farmi diventare sorda!!”
Cerco disperatamente di spiegarle la questione del traffico, chiedendole notizie della strada nuova, lamentandomi che è la seconda volta che rimaniamo fermi nel traffico, che chissà quando riusciremo ad arrivare a Soverato e quant’altro. Il lettore può certamente immaginare quale sia stato il tono e soprattutto il volume della mia voce. Risultato?
“Signora!” mi chiama il signore nella macchina accanto facendomi segno di abbassare il finestrino.
“…Quale strada, signora?... da dove venite?” mi chiede ridendo.
“Non capisco!” rispondo smarrita e irritata per l’intromissione nei miei discorsi di un estraneo.
“A Clotì!” interviene Memè "… perchè non mi hai svegliata?...dovevamo andare da Germaneto!”
“Germaneto? E che c’entra Germaneto adesso?” mi meraviglio.
“Scusate signora se mi intrometto…” adesso è la signora della macchina ferma alla mia destra che parla “Noi catanzaresi, per andare al mare, prendiamo sempre la strada di Germaneto!”
“Ma è più lunga!” protesto.
“Si, in effetti è più lunga, ma a quest'ora avreste risparmiato due file di macchine!!” mi risponde il signore nella macchina alla mia sinistra.
Credo che tutti abbiano sentito la mia accesa conversazione con la cugina…infondo fa piacere sapere che siamo tutti fratelli!!!!
Mi giro verso Memè, sono a dir poco furiosa, tutto questo mi fa dimenticare completamente finezza e bon ton.
“MEME’!” urlo “…perché non mi hai detto di questi inconvenienti?” questa volta stranamente mia cugina sembra aver compreso e…
“Clotì!” mi risponde stancamente mentre goccioline di sudore scendono abbondantemente lungo la sua fronte e le tempie “se mi avessi svegliata... te l'avrei detto!!?”
Quanto ancora dovrà sopportare la nostra donna Clotilde prima di arrivare a destinazione!?
Chiedo venia al lettore se sono costretta a lasciare le nostre due donne lungo la strada che conduce a Soverato, ma, come al solito, lo spazio a mia disposizione è terminato. Do appuntamento ai più affezionati la settimana prossima.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

Copyright © www.omnicomprensivo.it. Vietata la copia!

Trafiletti e Curiosità

Error: No articles to display

Visitatori

Oggi 11

Ieri 116

Questa Sett. 127

Questo Mese 1563

Da Sempre 367475

Vai all'inizio della pagina