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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXXI

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Du Medicu    

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Don Ignazio e don Vincenzino sono seduti sulla solita panchina di Piazza Prefettura. In silenzio, guardano la gente che passeggia davanti a loro.
“... e quandu arriva don Mimì?” chiede don Ignazio d'un tratto al suo compare.
“Secundu mia ojia 'on vena!”
“... e ppecchì?”
“Mi dissa c'avia 'e fara 'a fila do medicu ppe cchiddhu peda ca 'nci dola sempa... 'u solitu!!”
 Risponde don Vincenzino.
“... e duv'è su medicu?”
“A via Indipendenza!” e don Vincenzino indica con la mano il palazzo delle poste, come a dire 'da quella parte'.
“Nenta 'e menu!!” commenta don Ignazio.
Silenzio.
“Eu 'on da fazzu cchiù fili!” Riprende don Ignazio dopo aver riflettuto.
“E comu faciti donn'Ignà? Jiati a la casa do medicu vosthru?”
“No, don Vicè! Eu, quandu haiu bisognu do medicu, m'azu a prima matina...versu 'i cincu e mmenza-sei, m'accattu 'u giornala, poi, mu mintu sutta 'u vrazzu, trasu a lu barr, mi vivu nu bellu cafè e, aspettu m'apera 'u portuna!”
“... e quandu apera 'u portuna 'u medicu vosthru?” Chiede don Vincenzino ironico.
“A li nova!” Risponde orgoglioso don Ignazio.
“A li nova!? Don Ignà!! … e aspettati tuttu su tempu? Athru cchi fila!!!” E don Vincenzo ride divertito.
“Senza ca riditi don Vicè! Cunvena sempa, vu dicu eu!"
“E duva 'u mintiti 'u medicu ccu 'u cerbeddhu friscu 'e sonnu!?”
“Tantu tortu 'on l'aviti!”
Silenzio.
“Donn'Ignà! Donn'Ignà... guardati ddha!... sta venendu don Mimì!”
Don Ignazio si gira e guarda nella direzione indicata dall'amico strizzando gli occhi. Eccolo lì, infatti, bastone alla mano, che, zoppicando vistosamente, si dirige verso la panchina dei due amici.
“Ci 'nderanu genti do medicu vosthru, don Mimì?” Gli chiede don Ignazio spostandosi per fargli posto.
“Ca comu!!! 'On d'anviti n'idea!!” Risponde sedendosi pesantemente sulla panchina.
Don Vincenzo guarda il suo piede: è vistosamente gonfio.
"Cchi vi dissa 'u medico?"
“... cchi vi dissa?” Gli fa eco don Ignazio.
“I soliti cosi!" Accorcia don Mimì.
“Cchì?” Insiste don Vincenzo.
“Cà m'haju 'e pigghiara certi pinnuli!” Risponde gesticolando con la mano come a dire 'non servono a niente!'.
“Ma 'on ve l'avia dati puru l'athra vota?” Chiede don Ignazio accarezzando il manico liscio del suo bastone .
“E' o veru! Mi 'nd'à pigghjiavi 'nu paru.. ma 'on mi ficiaru nenta e... 'on m'inda pigghjavi cchiù!!”
“Don Mimì... ma comu ragiunati?!” S' inalbera don Ignazio girandosi verso l'amico per guardarlo meglio. “Criditi daveru cchi n'abbastanu nu paru? Cchi v'aspettati, don Mimì, nu miraculu?”
“... e quantu 'nd'haju e pigghjiara don Ignà? O sunnu bboni o nun sunnu bboni!!”
“Ava ragiuna don Ignazzu!” Interviene don Vincenzino convinto.
“Sapiti cchi vi dicu?” Accorcia don Mimì “A mmia 'on m'inda 'mporta nenta! Eu m'inda pigghju natru paru... si 'on succeda nenta... cangiu medicu!!”


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano. 



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Don Ignazio e don Vincenzino sono seduti sulla solita panchina di Piazza Prefettura. In silenzio guardano la gente che passeggia davanti a loro.
"Quando arriva don Mimì?” chiede don Ignazio d'un tratto al suo compare.
“Secondo me oggi non viene!" 
“... e perchè?”
“Mi ha detto che deve fare la fila dal medico per quel piede che gli fa sempre male... il solito!!" Risponde don Vincenzino.
“... e dov'è questo medico?" 
“A via Indipendenza!” E don Vincenzino indica con la mano il palazzo delle poste, come a dire 'da quella parte'.
“Niente di meno!!" Commenta don Ignazio.
Silenzio.
“Io, file non ne faccio più" Riprende don Ignazio dopo aver riflettuto.
“E come fate don Ignàzio? Andate a casa del vostro medico?" 
“No, don Vicè! Io, quando ho bisogno del medico, mi alzo presto, verso le cinque e mezza-le sei, mi compero il giornale, me lo metto sotto il braccio, entro nel bar, mi prendo il caffè e aspetto che apre il portone!" 
“... e quando apre il portone il vostro medico?” Chiede don Vincenzino ironico.
“Alle nove!” Risponde orgoglioso don Ignazio.
“Alle nove!! don Ignà!! … e aspettate tutto questo tempo? Altro che fila!!" E don Vincenzo ride divertito.
“Non ridete don Vincenzo! Conviene sempre, ve lo dico io!!" 
“... e perché, don Ignazio?”
“E dove lo mettete il medico con la mente fresca dopo una notte di sonno?" 
“Non avete poi tanto torto!!" 
Silenzio.
“Don Ignazio! Don Ignazio... guardate là!... sta venendo don Mimì!”
Don Ignazio si gira e guarda nella direzione indicata dall'amico strizzando gli occhi. Eccolo lì, infatti, bastone alla mano, che, zoppicando vistosamente, si dirige verso la panchina dei due amici.
“Ce n'erano persone dal medico, don Mimì?" Gli chiede don Ignazio spostandogli per fargli posto.
“Come no!!! Non avete idea!!" Risponde sedendosi pesantemente sulla panchina.
Don Vincenzo guarda il suo piede: è vistosamente gonfio.
“Cosa vi ha detto del vostro piede il medico?" Chiede preoccupato.  
“... cosa ha detto?” Gli fa eco don Ignazio.
“I soliti cosi!” Accorcia don Mimì.
“Cosa?” Insiste don Vincenzo.
“Mi ha detto che devo prendere delle pillole!”Risponde gesticolando con la mano come a dire 'non servono a niente!'.
“Ma non ve l'aveva date anche l'altra volta?"Chiede don Ignazio accarezzando il manico liscio del suo bastone .
“E' vero! Me ne sono prese solo un paio e... poi non me ne sono prese più!!"  
“Don Mimì... ma come ragionate?!” S' inalbera don Ignazio girandosi verso l'amico per guardarlo meglio“Pensate davvero che ne bastano due? cosa vi aspettate, don Mimì, il miracolo?"C
“... e quanto me ne devo prendere, don Ignazio! O sono buone o non sono buone!!" 
“Ha ragione don Ignazio!” Interviene don Vincenzino convinto.
“Sapete cosa vi dico?” Accorcia don Mimì  “mi sono stufato! Io me ne prendo sempre due... se non fanno effetto... cambio medico!!"[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

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