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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXIX

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I marciapiedi impuri 

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Esco da un gradevolissimo pomeriggio passato a casa di Clelia P..., in via Daniele. Sono di ottimo umore, non fa molto caldo e, anche se ormai è buio, ne approfitto per fare una passeggiata in via Buccarelli. Clelia mi ha detto che hanno aperto alcuni negozietti niente male. Imbocco così via Mario Greco. Ma ho appena girato per via Buccarelli, quando sento pervadere tutta la mia persona da un odore pungente ed estremamente sgradevole. Sembrerebbe escremento di cane... non oso controllare le suole delle mie graziose scarpette di pitone. Ma l’odore diventa sempre più insistente. Mi faccio forza, controllo che non ci sia in giro nessuno di mia conoscenza e mi accingo a questa delicata nonché poco fine manovra.
Le mie preoccupazioni, ahimè, sono proprio fondate: una massa informe color cioccolato, ma che cioccolato non è, fuoriesce dalla punta delle mie graziose scarpine... mi giro cercando il luogo del misfatto: vedo nitida una notevole massa dello stesso colore di quello che emerge dalla punta della mia scarpa con un avvallamento che ha tutta l’aria di essere stato lasciato proprio da questa, me ne da conferma quelle quattro impronte lasciate sul marciapiede che finiscono giusto sotto la scarpa incriminata. 
Sono inorridita, smarrita, arrabbiata…penso a come fare per levare quella massa indesiderata.
Mi guardo attorno: un cespuglietto sporge dal bordo del marciapiede, credo che sia adatto a pulire la mia scarpa. Mi avvio ma ho grosse difficoltà a raggiungere la postazione prescelta: il terreno è letteralmente invaso di escrementi con un assortimento per consistenza, odore e forma che definirei sconcertante. Mi chiedo: ma ogni abitante di via Buccarelli ha un cane? E i proprietari che portano al guinzaglio le loro bestiole come faranno a non calpestare questa semina di escrementi? 
Comincio il mio percorso ad ostacoli senza scollare lo sguardo da terra e, in apnea, arrivo senza non poche difficoltà al luogo desiderato.
Mi guardo attorno con circospezione: nessuno in vista. Comincio l’operazione pulizia. Struscio il piede, lo inclino affondando ora un lato ora l’altro nel minuscolo fazzoletto d’erba. Poi controllo la suola: non è del tutto sparita la sostanza indesiderata e il ciuffo d’erba mi sembra arrivato a saturazione.
Sono disperata, cerco un'altra zona verde per finire l’operazione iniziata, ma non ho fortuna.
Non mi rimane che prelevare dalla borsetta un fazzolettino di carta…se lo avessi!!! Perché da donna raffinata quale sono, mi sono sempre rifiutata di ricorrere a questi straccetti di carta di uso così comune, così anonimi e sterili, ma che, in questo momento… mi sarebbero stati proprio così utili!
Rovisto nella mia borsetta e, a malincuore, ripiegato con cura estraggo il più bel fazzolettino ricamato della mia collezione (ci tenevo molto, andando da Clelia, a che tutto fosse perfetto, incluso il mio fazzolettino di pizzo)!
Mi chino e, per la giusta causa, lo sacrifico: infilo la borsetta al braccio sinistro e, per facilitare la manovra, con la mano libera, mi poggio al muro, con l‘altra, cerco di ripulire i residui, sperando, e questo mi sembra l’impresa più difficile, di eliminare non solo la massa, ma anche e totalmente il cattivo odore. 
L’operazione è finita e, per fortuna, nessuno in vista. Se devo dire la verità la scarsa illuminazione ha svolto bene il suo compito.
Ma…e il fazzolettino? Potrei benissimo gettarlo in un qualunque cestino di rifiuti….se ci fosse!! ma niente di tutto questo! Vedo in lontananza un cassonetto: dista da me un centinaio di metri. Troppo lontano!
Potrei metterlo nella borsa? Non se ne parla nemmeno!!! Rimango così con il mio fazzolettino ormai inutilizzabile in mano senza sapere come risolvere il problema.
“Donna Clotilde buona sera!” sento una voce da uomo. Mi giro.
“Barone cariiiissimo!” rispondo. E’il barone Fuscaldi che mi sorride dall’altro lato della strada. Mi ricompongo. Nascondo la mano che regge il fazzolettino ormai impregnato dietro la schiena sperando che il barone si limiti ad un saluto da lontano: in questo momento risparmierei volentieri il suo galante baciamano!!
Potrei buttare il fazzolettino in terra, ma se il barone se ne accorgesse, penso, con orrore, che la sua galanteria gli imporrebbe di…raccogliermelo!!
Oh mio Dio! Non voglio nemmeno pensarci!!
Ma ecco che si accinge ad attraversare la strada. Sta venendo da me. Non ho più speranza!!!
Sono disperata! La mano del “baciamano” è la mano incriminata e la mia mano sinistra regge la borsetta!!!
Penso che, a volte, in alcune circostanze della vita, due mani siano decisamente insufficienti!
Intanto il barone ormai è davanti a me e, con gesto plateale accenna ad un inchino, questo prelude il fatidico salamelecco.
Non ho tempo e soprattutto… scelta!  Ne approfitto per (sigh!) infilare il fazzolettino nella borsa e porgere disinvoltamente la mia mano ormai libera.
Lui la sfiora con le labbra, ma non posso non notare una leggera increspatura del suo naso. Ahimè! l’olezzo ha colpito!
Faccio finta di aver fretta adduco una scusa qualunque e mi allontano in fretta con un “Mi saluti la sua Giuditta, barone!”.


Avviso: Questo Capitolo non ha la traduzione in Italiano: ci è sembrato fin troppo comprensibile. Se richiesto però, saremo ben lieti di realizzarla. ;)


Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.


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