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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXI

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Donna Clotilde dal Meccanico

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Sono scesa finalmente dal motorino di mia nipote. Non è stata certo una gita piacevole su quel trabiccolo, con la sua guida spericolata, ma finalmente sono riuscita ad arrivare dal mio meccanico a Catanzaro Sala!
Si, lo so, non avrei dovuto mai accettare quel passaggio, ma a volte la vita ti mette in condizioni di non avere scelta. 
Mi guardo riflessa su una vetrina: i miei capelli!! Sono rimasti scompigliati da quel grosso casco puzzolente del suo amico (che orrore!!!). Con nonchalance  cerco di rimetterli a posto alla men peggio e, a passi marziali, m’incammino verso il meccanico. “Ormai è fatta!” mi dico “prendo la macchina, pago e torno a casa…finalmente!”
Arrivo davanti l’officina, cerco la mia auto, ma non la vedo.
Alzo lo sguardo. Ma… è lassù, sul ponte! Ha il cofano aperto e mi sembra che alcuni pezzi del motore siano addirittura sparsi in terra…!!
“E’ permesso?” chiedo sperando di essermi sbagliata.
“Donna Clotilde carissima!” Saltellante, colletto alzato dietro la nuca, ecco che compare il mio meccanico.
I suoi capelli ricci sale e pepe sono lucidi di brillantina, i baffi sono ben tagliati e….mio Dio!! Un orrendo e intenso profumo offende le mie narici.
“Don Tommaso! ma… la mia macchina?” mi lamento guardandola sconsolata lassù “lei mi aveva assicurato che sarebbe stata pronta ieri pomeriggio!!!”
“Eh signò…’e duva veniti!!!” minimizza.
“Da Roma! E chiunque mi abbia servito, è stato sempre puntuale!”
“Mamma signò…ma ccà stacìmu a Catanzaro: ccà è natrha cosa!!”
“Me ne sono accorta!” rispondo guardando sconsolata la mia macchina.
“’On v’appricàti, donna Clotì! Ppè vui ‘a machina è pronta puru subbitu!!” poi si rivolge a un suo lavorante… “Tonì….veni ccà…porta ‘na seggia a donna Clotilde! Poi vola a lu barru e portaci du cafè !!”
“Non si preoccupi don Tommaso” cerco di fermarlo. Con l’agitazione che mi ritrovo l’ultima cosa che vorrei in questo momento è mettermi seduta e, soprattutto, bere un caffè con lui qui nell’officina!!
“Ma ppeccarità…! Figuratevi…! ‘na persuna di riguardo comu a vvui!!” e mi fa gli occhietti dolci mentre mi trovo già sotto il sedere una sedia abbondantemente unta.
Visto che sembra più interessato a me che alla mia macchina, insisto “Forse è meglio ultimare la mia auto!” ma, oltre a trovarmi seduta davanti la porta dell’officina (che vergogna!!!), mio malgrado, mi ritrovo anche con una tazzina di caffè in mano mentre lui, facendo finta di non raccogliere, continua la sua azione seduttrice. 
Guardo impotente la mia macchina sul ponte con le sue quattro ruote che convergono ciondolanti nel vuoto…
“Donna Clotilde!” don Tommaso finalmente si accorge del mio sconforto e interviene 
“Vitalià!” chiama un altro lavorante  “Vidi cchì ava ‘a machina dà signora!”  Mi tranquillizzo nel vedere che finalmente qualcuno comincia ad interessarsi alla mia auto.
“Donna Clotì… oggi è bellissima!!” ricomincia lui.
Che gli rispondo?  Un ceffone sarebbe il mio primo istinto, ma il bisogno e la mia innata signorilità non me lo permettono. Così mi esce fuori uno scarno sorriso a mezza bocca.
“Quanto tempo ancora occorre perché la mia macchina sia pronta?” insisto disperata. Questa giornata sembra non finire mai!!
“Non v’appricati donna Clotì!” mi risponde in un italiano mal masticato “ca c’è l’aiutante mio cchì quandu vò fa ‘e cose ‘e prescia! Ma vui…vui…dicìtimi! Comu vi trovati inta sta città? Vi trovati bbona?” chiede esaminandomi con attenzione.
Che situazione incresciosa! Dovesse passare qualcuno che conosco!! Oh mio Dio!! Che figura ci farei? Mi chiedo come ho fatto a farmi convincere dal Barone Fuscaldi!
Squilla il mio cellulare…è la volta buona che riesco ad uscire da questa incresciosa situazione così, con la scusa del “campo”, gli consegno  la tazzina, mi alzo dalla sedia e mi allontano.
E’ Gesuzza, la mia sarta a giornata: domani non può venire perché ha l’influenza! Mi manca solo questa per concludere questa brutta giornata!
“Non si preoccupi Gesuzza! Troverò chi mi possa aggiustare quelle quattro gonne!”
“…”
“Sarà per un'altra volta… non si preoccupi! Pensi a stare bene!” e chiudo il cellulare.
“Donna Clotilde!” si avvicina il mio seduttore “se vi serva ‘na sarta vi mandu ‘a mugghièra mia!” Che sfacciato!! E’ pure sposato!! … non lo nasconde neppure!!
“No…no… lasci stare…non è urgente!”cerco di dissuaderlo anche se il pantalone che indosso è l’unico indumento che oggi sia riuscita ad infilare.
Ma anche qui, come per la sedia e il caffè,  mi ritrovo con l’appuntamento già concordato.
“E la macchina?” chiedo spazientita mentre lui si dilunga in complimenti sulla mia persona.
“Capo!!!...” E' Vitaliano che finalmente fa scendere la mia macchina dal ponte.
“’A machina d’à signora è pronta!!”
“Cosa aveva?” chiedo al lavorante.
“Eppi ‘e cangiara sulu ‘i candili signò!”
“Solo?” chiedo meravigliata.
“Donna Clotide…”si giustifica don Tommaso “è nu piacira stara ccù vui!!…ccussì mi permettivi ‘ma addimùru!”


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Sono scesa finalmente dal motorino di mia nipote. Non è stata certo una gita piacevole su quel trabiccolo, con la sua guida spericolata, ma finalmente sono riuscita ad arrivare dal mio meccanico a Catanzaro sala!
Si, lo so, non avrei dovuto mai accettare quel passaggio, ma a volte la vita ti mette in condizioni di non avere scelta. 
Mi guardo riflessa su una vetrina: i miei capelli!! Sono rimasti scompigliati da quel grosso casco puzzolente del suo amico (che orrore!!!). Con nonchalance cerco di rimetterli a posto alla men peggio e, a passi marziali, m’incammino verso il meccanico. “Ormai è fatta!” mi dico “prendo la macchina, pago e torno a casa…finalmente!”
Arrivo davanti l’officina, cerco la mia auto, ma non la vedo.
Alzo lo sguardo. Ma… è lassù, sul ponte! Ha il cofano aperto e mi sembra che alcuni pezzi del motore siano addirittura sparsi in terra…!!
“E’ permesso?” chiedo sperando di essermi sbagliata.
“Donna Clotilde carissima!” Saltellante, colletto alzato dietro la nuca, ecco che compare il mio meccanico.
I suoi capelli ricci sale e pepe sono lucidi di brillantina, i baffi sono ben tagliati e….mio Dio!! Un orrendo e intenso profumo offende le mie narici.
“Don Tommaso! Ma… la mia macchina?” mi lamento guardandola sconsolata lassù “lei mi aveva assicurato che sarebbe stata pronta ieri pomeriggio!!!”
“Eh signò…da dove venite!!” minimizza.
“Da Roma! E chiunque mi abbia servito, è stato sempre puntuale!”
“Mamma signò…ma qua siamo a Catanzaro: qui è un’altra cosa!!”
“Me ne sono accorta!” rispondo guardando sconsolata la mia macchina.
“Non vi preoccupate, donna Clotilde! Per voi, la macchina è pronta anche  subito!!” poi si rivolge a un suo lavorante… “Tonì….vieni qua…porta una sedia a donna Clotilde! Poi vai, veloce, al bar e prendi due caffè!!”
“Non si preoccupi don Tommaso” cerco di fermarlo. Con l’agitazione che mi ritrovo l’ultima cosa che vorrei in questo momento è mettermi seduta e, soprattutto, bere un caffè con lui qui nell’officina!!
“Ma per carità…! Figuratevi…! Una persona di riguardo come voi!” e mi fa gli occhietti dolci mentre mi trovo già sotto il sedere una sedia abbondantemente unta.
Visto che sembra più interessato a me che alla mia macchina, insisto “Forse è meglio ultimare la mia auto!” ma, oltre a trovarmi seduta davanti la porta dell’officina (che vergogna!!!), mio malgrado, mi ritrovo anche con una tazzina di caffè in mano mentre lui, facendo finta di non raccogliere, continua la sua azione seduttrice. 
Guardo impotente la mia macchina sul ponte con le sue quattro ruote che convergono ciondolanti nel vuoto…
“Donna Clotilde!” don Tommaso finalmente si accorge del mio sconforto e interviene 
“Vitalià!” chiama un altro lavorante  “Guarda che cosa ha la macchina della signora!”  Mi tranquillizzo nel vedere che finalmente qualcuno comincia ad interessarsi alla mia auto.
“Donna Clotì… oggi è bellissima!!” ricomincia lui.
Che gli rispondo?  Un ceffone sarebbe il mio primo istinto, ma il bisogno e la mia innata signorilità non me lo permettono. Così mi esce fuori uno scarno sorriso a mezza bocca.
“Quanto tempo ancora occorre perché la mia macchina sia pronta?” insisto disperata. Questa giornata sembra non finire mai!!
“Non vi preoccupate, donna Clotilde!” mi risponde in un italiano mal masticato “perché c’è il mio aiutante che, quando vuole, fa le cose in fretta! Ma voi…voi…ditemi! Come vi trovate qui a Catanzaro? Vi trovate bene?” chiede esaminandomi con attenzione.
Che situazione incresciosa! Dovesse passare qualcuno che conosco!! Oh mio Dio!! Che figura ci farei? Mi chiedo come ho fatto a farmi convincere dal Barone Fuscaldi!
Squilla il mio cellulare…è la volta buona che riesco ad uscire da questa incresciosa situazione così, con la scusa del “campo”, gli consegno  la tazzina, mi alzo dalla sedia e mi allontano.
E’ Gesuzza, la mia sarta a giornata: domani non può venire perché ha l’influenza! Mi manca solo questa per concludere questa brutta giornata!
“Non si preoccupi Gesuzza! Troverò chi mi possa aggiustare quelle quattro gonne!”
“…”
“Sarà per un'altra volta… non si preoccupi! Pensi a stare bene!” e chiudo il cellulare.
“Donna Clotilde!” si avvicina il mio seduttore “se vi serva una sarta vi mando mia moglie!” Che sfacciato!! E’ pure sposato!! E … non lo nasconde neppure!!
“No…no… lasci stare…non è urgente!” cerco di dissuaderlo anche se il pantalone che indosso è l’unico indumento che oggi sia riuscita ad infilare.
Ma anche qui, come per la sedia e il caffè, mi ritrovo con l’appuntamento già concordato.
“E la macchina?” chiedo spazientita mentre lui si dilunga in complimenti sulla mia persona.
“Capo!!!...”E'Vitaliano che finalmente fa scendere la mia macchina dal ponte.
“La macchina della signora è pronta!!”
“Cosa aveva?” chiedo al lavorante.
“Ho dovuto cambiare solo le candele!”
“Solo?” chiedo meravigliata.
“Donna Clotilde…” si giustifica don Tommaso “è un piacere stare con voi!!!...così mi sono permesso di…temporeggiare!”[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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