Ti trovi qui:Portale/Letteratura/Le Vostre Opere/Donna Clotilde Racconta.../Donna Clotilde Racconta - Capitolo XIV


Donna Clotilde Racconta - Capitolo XIV

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/lucia/donna-clotilde.jpg

Totò a Fimmina...!

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

I nostri tre vecchietti sono seduti, come al solito, sulla solita panchina dei soliti giardinetti di Piazza Prefettura.
Sono in religioso silenzio: ciascuno osserva, attento, la propria area di sorveglianza.
Ojia fa caddhu!” si lamenta ad un tratto il nostro amico don Ignazio Calò.
Aviti ragiùna!” ammette don Vincenzino e, levato un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni, si deterge lentamente il sudore dal collo.
Silenzio.
Guardàti cu sta passandu?” è don Ignazio che rompe il silenzio.
Cui?
Cui?” chiedono all’unisono gli altri due amici guardandosi in giro.
Ddhà!” e, col mento, don Ignazio indica in lontananza un signore giovane, elegante, vestito completamente di bianco, con una simpatica paglietta in mano
Totò…comu si chiama…Me…Mi…
Chiddhu vestutu ‘e jiancu?” chiede don Vincenzino continuando a detergersi il sudore “chiddhu cchì para nà fìmmina?
Eh! Eh! Iddhu! Iddhu!..Totò…’on mi vena ‘u cognoma!” si sforza don Ignazio.
Ah!” interviene questa volta don Mimì “Capiscetti cu esta! Però…‘u cognoma ‘on mi vena mancu a mmia!”
È ‘u figghjiu ‘e Mariettina! chiddha cchi facìa ‘a fruttarola a lu Fundacheddhu! Para cchì esta figghjiu spuriu!!*” Interviene don Vincenzino.
Figghjiu spuriu? 'On ‘u sapia!!” commenta don Ignazio “…Bonu, comunque, ‘on nescìu!”
Davèru, don Igna’! Guardàti comu mòtica chiddhu culu quando camìna!?” nota don Vincenzino sempre molto accaldato e, intanto, si leva il cappello e, con lo stesso fazzoletto, si deterge la testa dal sudore.
“Ccu stu caddhu portàti ancora ‘stu cappèddhu ‘e feltru pisanta, don Vicè?” si meraviglia don Mimì.
…È ppè ‘a pelata!!” risponde asciugando ora l’interno del suo cappello, lì dove è stato più a contatto con la  pelle “Mi spagnu mà mi vrusciu! Tegnu ‘a capu delicata!
Ppecchì ‘on v’accattati nu cappeddhu comu chiddu chi ava Totò?” propone ironico don Ignazio e allunga il mento per indicare il suo uomo, se così si può chiamare, che sta passando davanti ai nostri tre amici e che, paglietta in mano, li sta salutando cordialmente con gesti femminei ed eleganti.
I tre amici rispondono all’unisono.  
Ojia vi va ma mi sfuttiti, donn’Igna’!” si lamenta don Vincenzino rimettendosi il cappello in testa, mentre, a gambe strette, il nostro nuovo personaggio si allontana.
“…E ppecchì?” incalza don Mimì “stacèravu cchiù friscu si vi mintèravu puru ‘a stessa giacchetta jianca!” e gli indica a gesti il nostro uomo, che, ormai dall’altra parte della strada, si sta attardando davanti  a una vetrina.
…E poi avera ‘ma vajiu avanti e arretu subba ‘u corsu!” risponde ironico don Vincenzino “e…” continua indicando con il mento Totò (…) “m’annacu** avanti l’omini comu chiddu ‘recchiuna*** do figghju ‘e Mariettina!!”

“spurio” illegittimo.
** “annacare” da “naca”, supporto su cui è adagiato il Cristo morto portato in processione il venerdì Santo, e “annacare” si riferisce al naturale movimento ondulatorio e sussultorio della “naca” portata a spalle lungo il suo percorso.
** *“recchiuna”, gay.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]I nostri tre vecchietti sono seduti, come al solito, sulla solita panchina dei soliti giardinetti di Piazza Prefettura.
Sono in religioso silenzio: ciascuno osserva, attento, la propria area di sorveglianza.
Oggi fa caldo!” si lamenta ad un tratto il nostro amico don Ignazio Calò.
Avete ragione!” ammette don Vincenzino e, levato un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni, si deterge lentamente il sudore dal collo.
Silenzio.
“Guardate chi sta passando?” è don Ignazio che rompe il silenzio.
“Chi
“Chi?” chiedono all’unisono gli altri due amici guardandosi in giro.
“Là!” e, col mento, don Ignazio indica in lontananza un signore giovane, elegante, vestito completamente di bianco, con una simpatica paglietta in mano“Totò…come si chiama…Me…Mi…
“Quello vestito di bianco?” chiede don Vincenzino continuando a detergersi il sudore “Quello che sembra un donna?” 
“Eh! Eh! Quello! Quello! Totò…non mi ricordo il cognome!” si sforza don Ignazio.
“Ah!” interviene questa volta don Mimì “Ho capito chi è! Però…nemmeno io mi ricordo il cognome!”
“È il figlio di Mariettina! Quella donna che faceva la fruttivendola a Fondachello! Sembra che sia figlio illegittimo!” Interviene don Vincenzino.
“Figlio illegittimo!? Non lo sapevo!” commenta don Ignazio “…comunque, non mi sembra sano!”  
“Davvero, don Ignazio! Guardate come muove quel sedere quando cammina?!” nota don Vincenzino sempre molto accaldato e, intanto, si leva il cappello e, con lo stesso fazzoletto, si deterge la testa dal sudore.
“Con questo caldo portate ancora questo cappello di feltro pesante, don Vincenzo?” si meraviglia don Mimì.
“…È per la mia calvizie!!” risponde asciugando ora l’interno del suo cappello, lì dove è stato più a contatto con la  pelle “Ho paura di bruciarmi! Ho la testa delicata!” 
“Perché non vi comperate un cappello come quello che ha Totò?” propone ironico don Ignazio e allunga il mento per indicare il suo uomo, se così si può chiamare, che sta passando davanti ai nostri tre amici e che, paglietta in mano, li sta salutando cordialmente con eleganti e femminei gesti.
I tre amici rispondono all’unisono.  
“Oggi  vi va di prendermi in giro don Ignazio!” si lamenta don Vincenzino rimettendosi il cappello in testa, mentre, a gambe strette, il nostro nuovo personaggio si allontana.
…E perchè?” incalza don Mimì “stareste molto più fresco se vi metteste anche la stessa giacchetta bianca!” e gli indica a gesti il nostro uomo, che, ormai dall’altra parte della strada, si sta attardando davanti  a una vetrina.
…E poi dovrei passeggiare avanti e indietro sul corso!” risponde ironico don Vincenzino “e…” continua indicando con il mento Totò (…) “muovermi davanti gli uomini allo stesso modo del figlio di Mariettina!!” 

“spurio” illegittimo.
** “annacare” da “naca”, supporto su cui è adagiato il Cristo morto portato in processione il venerdì Santo, e “annacare” si riferisce al naturale movimento ondulatorio e sussultorio della “naca” portata a spalle lungo il suo percorso.
***“recchiuna”, gay.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

Copyright © www.omnicomprensivo.it. Vietata la copia!

Trafiletti e Curiosità

Error: No articles to display

Visitatori

Oggi 70

Ieri 83

Questa Sett. 70

Questo Mese 1501

Da Sempre 376760

Vai all'inizio della pagina