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Donna Clotilde Racconta - Capitolo I

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Donna Clotilde si trasferisce a Catanzaro – Dell’incontro con Rosina Caputo – Pettegolezzi di viaggio

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Voliti favorìra?” La signora che occupa il posto accanto al mio mi porge il fagotto che tiene in grembo avvolto in un foglio di stagnola.
No, grazie!” Rispondo “ho portato anch’io qualcosa” e mostro il mio misero tramezzino acquistato al baretto vicino il terminal.
Intanto l'autobus parte.  
Adempiuto il suo dovere, la signora scarta il fagotto offertomi e comincia a mangiare.
Si diffonde nell’aria un fragrante odore di mortadella.
Addento il mio misero tramezzino con uovo e pomodoro, quasi mi pento di non aver accettato il suo.
De duva veniti?” Mi chiede a bocca piena la mia compagna di viaggio.
Da qui…” Rispondo “da Roma!”.
Ah!” e tira su il mento come a dire “ho capito!”.
…e duva jati?” Continua la signora Rosina Caputo, anni settant’uno (apprendo questo ed altro durante il mio lungo viaggio).
A Catanzaro!
Aviti parenti ddhà?” La signora si è decisamente messa a suo agio, e intanto le briciole perse del suo panino, si sono sparse abbondantemente sul suo petto ben nutrito e sul grembo della sua larga gonna nera.
Si! Ho parenti e nipoti. Ho abitato a Roma per molto tempo e adesso mi sto trasferendo lì. Diciamo che… ritorno a casa!”Le rispondo.
Ah!” Ripete il suo gesto d’assenso.
…e tutta a rrobba a scindìstivu?” si informa sui dettagli.
Capisco che con “rrobba” la signora Rosina si riferisce a mobili e suppellettili, così mi affretto a risponderle. “Si! ho caricato tutto su un camion giorni fa!
Mi rendo conto che vorrebbe saperne di più e che le sue domande sono rivolte più per curiosità che per far trascorrere più piacevolmente il lungo e noioso viaggio. Ma la signora mi piace, mi piace la sua semplicità, la sua ingenuità paesana, quei capelli crespi sale e pepe mal raccolti dietro la nuca da grosse forcine d’osso, quell' abbigliamento rigorosamente nero, calze incluse, spesse, lente alle caviglie e scarpe grossolane, consumate e impolverate.
U sapiti cà eu ‘on ci sugnu mai stata a Catanzaru?
Come mai?” Le chiedo.
‘On eppi mai tempu…u viditi ca sugnu e luttu strittu?” e mi indica con sguardo contrito il suo abbigliamento rigorosamente nero.

Mi muriu marìtimma…ava ’e mooo!!... eppi e criscìra i figghi mei sula …ccu tanti sacrifici!” Socchiude gli occhi e dondola il capo.
A questo punto ho la netta sensazione che la signora Rosina Caputo si stia preparando per sciorinarmi tutta la suo vita fin nei minimi particolari. Comincia a non essermi poi tanto simpatica: il tempo ce l’ha: il pullman ha appena imboccato l’autostrada del sole.
Così, sperando che la signora capisca, con fare indifferente, mi giro a guardare dal finestrino scorrere il paesaggio mentre il pullman comincia a macinare i primi chilometri.
Il suo panino è ormai ultimato e la signora Rosina sgombra con le mani grosse e callose la sua gonna nera dai resti del pranzo.
Unu, u màsculu esta all’università…” il suo grosso petto si riempie d’orgoglio. La signora Rosina Caputo non ha capito il mio gesto.
Cosa studia?” Mi trovo ormai costretta a chiedere.
Studia ppè avvocatu
Ah!” tiro su anch’io col naso in segno d’assenso “bene…
Intanto nel pullman, i viaggiatori , ormai sistemati e sazi (ognuno ha mangiato la propria merenda), cominciano a fraternizzare.
Mentre la signora Rosina Caputo racconta in dettaglio la storia della sua vita, cerco disperatamente di distrarmi guardo in giro e allungando le orecchie verso suoni che non siano la sua voce.
Sento Chiacchierare il ragazzo e la ragazza seduti all’altro lato del finestrino. Lui è bruno, magro, carnagione olivastra, lei mesciata, fine, mani sottili, pelle chiara. Hanno fatto presto: non è passata nemmeno un’ora e già si sono scambiati i numeri di cellulare.
Ad un tratto lei ride divertita per un battuta cretina di lui: tutti si girano a guardarla, inclusa la signora Rosina Caputo che per un attimo si azzittisce.
Cuvèriti Giuà, ca fà friddu ccà dinta!
Staiu bono ccussì! Lassame stara!” Mentre la signora Rosina Caputo si attarda sui dettagli fisici del figlio avvocato, dietro di noi, il signor Giuà e la signora Cuncetta si agitano sempre più: lei infierisce e lui…si difende.
Se ti pigghia ‘na freva poi… vogghiu vidira eu!!!” Cuncetta.
Ppecchì m’ava e pigghjàra a freva!” Giuà
Mangia Giuà, mangiati stu panino!”Cuncetta.
…e finala!! ‘on vogghju!” Giuà
Ero concentrata sulla più che giustificata reazione del Giuà ed ero pronta a cogliere il finale che, a mio parere sarebbe stato travolgente, quando la signora Rosina Caputo…
A canusciti vui?
“Mio Dio cosa mi sarò mai persa?”- mi chiedo.
…cchì?” Chiedo, dimenticando la mia solita distinzione, ormai presa dall‘ambiente.
Sambiase! Eu sugno de Sambiase? A canuscìti vui?” “
…no!” Rispondo.
Tra poco ci fermeremo per rifornirci di carburante…” l’autista annuncia una fermata in autogrill “i passeggeri possono scendere. Ripartiremo fra circa quindici minuti!
Lei scende?” Chiedo alla signora Rosina Caputo cercando di cambiare discorso.
No! Mi spagnu!
Di cosa?” Chiedo.
Cà u pullmàn parta senza ‘e mia!
Ma signora non deve preoccuparsi…” Tento di farle capire l’illogicità delle sue affermazioni.
No! No! Eu staio ccà, inta u pullmàn!!
Mi rendo conto che è inutile insistere. Mi rincuoro comunque pensando di poter finalmente stare quindici minuti da sola.
Mi metto in fila assieme agli altri per scendere: molti, sono ansiosi come me di fumarsi una sigaretta quando la fila si blocca: davanti a me fanno fatica a scendere due attempate sorelle che avevo visto sedute ai primissimi posti alla partenza.
…fa chiànu...fa chiànu!” La signorina Tina è un po’ curva in avanti e per l’età e per accompagnare con la voce la discesa della sorella.
…si…si ..Peppì…chianu…sunnu ccussì ati si scalùni!!!
Mi chiedo se tra qualche anno anch’io finirò per scendere le scale così. Non sono più tanto giovane in effetti, cominciano a sentirsi già i primi acciacchi ma…“nemmeno tanto vecchia” mi dico “mi tengo su bene!” mi sento comunque solidale con le due attempate sorelle.
Finalmente la signora Tina raggiunge a fatica terra. E’ la volta adesso della sorella che, a mio avviso, sembra molto più attempata di lei. Intanto sento un mormorio di impazienza dietro le mie spalle. “…fa chianu…tènati!” Tina da sotto allunga le mani per aiutare la sorella che, lentamente e affannosamente, scende mentre il mormorio dietro le mie spalle si fa ancora più insistente.
La via ormai è libera, mentre le due sorelle a braccetto, dondolanti d’acciacchi, si dirigono verso i bagni, gli accaniti fumatori scendono con la sigaretta in mano.
Scendo finalmente anch’io: mi serve proprio una boccata d’aria.
Davanti la zona di ristorazione vedo tubare i due ragazzi che, in pullman, erano seduti dall’altra parte del mio finestrino.
Mi fanno tenerezza: mi ricordano tempi ormai lontani.
Penso che la mia età mi abbia un po’ allargato i fianchi e mi ha segnato il viso da rughe ormai ben evidenti.
Sospiro.
“Ma c’è la classe!”- mi dico - “dove la mettiamo la classe? Ad una certa età ha il suo peso!” - E, rincuorata, tiro su il naso.
Vaiu a lu bagnu Giuà!” Vedo la signora Cuncetta allontanarsi, segue le due sorelle alla toilette, mentre con estrema soddisfazione il signor Giuà, non visto dalla moglie, leva il pacchetto di sigarette dalla tasca, accende la sua sigaretta e lancia in alto, soddisfatto, un lunga e intensa boccata di fumo.
…e duva siti?” con la sigaretta in bocca e due grossi baffi, un signore vicino a me,chiede ad un altro passeggero, anche lui fumatore.
…do stadiu!” Risponde il secondo, più giovane del primo, la barba un po’ incolta, una giubba di pelle sulle spalle. Ne deduco che i due sono della stessa città.
…canusciti allora Tonino Scarfone? Puru iddhu abita ddhà?” gli chiede il primo e dai suoi folti baffi esce un lunga e diritta nuvola di fumo.
…non è chiddu vasciu grossu, c’ava ‘na figghja piccula ca và alla scola “Aldisiu”?
Eh! Eh! Iddhu, iddhu! ‘U canusciti?
Ca comu!!! A figghia è cumpagna e scola dà mia!
Chissu ava ‘nu negozziu ‘e motu subba ‘a chiazza Matteotti!
Mi allontano, so già dove andranno a parare; questi discorsi, non interessano una donna come me e, non smentisco il mio sesso, andando anch’io a visitare il bagno.
Al mio ritorno sono quasi tutti saliti sul pullman e i due autisti davanti le scalette d’entrata chiacchierano tra di loro fumando la loro ultima sigaretta.
Mi accomodo accanto alla signora Rosa Caputo che, nel frattempo si è addormentata. Evito di far rumore sperando che il suo sonno duri il più allungo possibile.
I due fidanzatini super veloci intanto sono già ai loro posti mano nella mano e sento il signor Guà e la signora Cuncetta, che ricominciano a litigare…
Ripartiamo.

Ma lasciamo per un attimo donna Clotilde sul pullman ormai pronto a partire e diamo una sbirciatina sul Corso Mazzini di Catanzaro dove, sulla solita panchina dei giardinetti don Mimì, don Vincezino e don Ignazio hanno già occupato la loro abituale postazione e ascoltiamo cosa dicono.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

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“Volete favorire?” La signora che occupa il posto accanto al mio mi porge il fagotto che tiene in grembo avvolto in un foglio di stagnola.
“No, grazie!” Rispondo “ho portato anch’io qualcosa” e mostro il mio misero tramezzino acquistato al biglietto vicino il terminal.
Intanto il pullman parte.  
Adempiuto il suo dovere, la signora scarta il fagotto offertomi e comincia a mangiare.
Si diffonde nell’aria un fragrante odore di mortadella.
Addento il mio misero tramezzino di uovo e pomodoro, quasi mi pento di non aver accettato il suo.
“Da dove venite?” Mi chiede a bocca piena la mia compagna di viaggio.
“Da qui…” Rispondo “da Roma!”.
“Ah!” e tira su il mento come a dire “ho capito!”.
“…e dove andati?” Continua la signora Rosina Caputo anni settant’uno (apprendo questo ed altro durante il mio lungo viaggio).
“A Catanzaro!”
“Là avete parenti?” La signora si è decisamente messa a suo agio, e intanto le briciole perse del suo panino, si sono sparse abbondantemente sul suo petto ben nutrito e sul grembo della sua larga gonna nera.
“Si! Ho parenti e nipoti. Ho abitato a Roma per molto tempo e adesso mi sto trasferendo lì. Diciamo che… ritorno a casa!”Le rispondo.
“Ah!” Ripete il suo gesto d’assenso.
“e…avete spedito giù tutta la vostra roba?” si informa sui dettagli.
Capisco che con “ roba” la signora Rosina si riferisce a mobili e suppellettili, così mi affretto a risponderle.”Si! ho caricato tutto su un camion giorni fa!”
Mi rendo conto che vorrebbe saperne di più e che le sue domande sono rivolte più per curiosità che per far trascorrere più piacevolmente il lungo e noioso viaggio. Ma la signora mi piace, mi piace la sua semplicità, la sua ingenuità paesana, quei capelli crespi sale e pepe mal raccolti dietro la nuca da grosse forcine d’osso, quell' abbigliamento rigorosamente nero, calze incluse, spesse, lente alle caviglie e scarpe grossolane, consumate e impolverate.
“Ma..voi, lo sapete, che io non ci sono mai stata a  Catanzaro?”
“Come mai?” Le chiedo.
“Non ho avuto mai tempo!...non vi siete accorta che sono di lutto recente?‘” e mi indica ,con sguardo contrito, il suo abbigliamento rigorosamente nero.
“E’ morto mio marito!...da tanto tempo!! Ho dovuto crescere i miei figli sola…con tanti sacrifici!!! !” Socchiude gli occhi e dondola il capo.
A questo punto ho la netta sensazione che la signora Rosina Caputo si stia preparando per sciorinarmi tutta la suo vita fin nei minimi particolari. Comincia a non essermi poi tanto simpatica: il tempo ce l’ha: il pullman ha appena imboccato l’autostrada del sole.
Così, sperando che la signora capisca, con fare indifferente, mi giro a guardare dal finestrino scorrere il paesaggio mentre il pullman  comincia a macinare i primi chilometri.
Il suo panino è ormai ultimato e la signora Rosina sgombra con le mani grosse e callose la sua gonna nera dai resti del pranzo.
“Uno dei miei figlli è all’università…” il suo grosso petto si riempie d’orgoglio. La signora Rosina Caputo non ha capito il mio gesto.
“Cosa studia?” Mi trovo ormai costretta a chiedere.
“Studia per diventare avvocato”
“Ah!” tiro su anch’io col naso in segno d’assenso “bene…”
Intanto nel pullman, i viaggiatori , ormai sistemati e sazi (ognuno ha mangiato la propria merenda), cominciano a fraternizzare.
Mentre la signora Rosina Caputo racconta in dettaglio la storia della sua vita, cerco disperatamente di distrarmi guardo in giro e allungando le orecchie verso suoni che non siano la sua voce.
Sento Chiacchierare il ragazzo e la ragazza seduti all’altro lato del finestrino. Lui è bruno, magro, carnagione olivastra, lei con i capelli mesciati, fine, mani sottili, pelle chiara. Hanno fatto presto: non è passata nemmeno un’ora e già si sono scambiati i numeri di cellulare.
Ad un tratto lei ride divertita per un battuta cretina di lui: tutti si girano a guardarla, inclusa la signota Rosina Caputo che per un attimo si azzittisce.

Mentre la signora Rosina Caputo si attarda sui dettagli fisici del figlio avvocato, dietro di noi, il signor Giovanni e la signora Concetta si agitano sempre più: lei infierisce “Copriti Giovanni, perché fa freddo qua dentro!!” e lui…si difende: “Lasciami stare!”
“ …e se poi ti viene la febbre!!!” Concetta.
“…e perché mi deve venire la febbre?” Giovanni
“Giovanni, mangia…..mangia questo panino!” Concetta.
“ Finiscila! Ti ho detto che non ne voglio” Giovanni
Ero concentrata sulla più che giustificata reazione del Giovanni ed ero pronta a cogliere il finale che, a mio parere sarebbe stato travolgente, quando la signora Rosina Caputo…
“Voi la conoscete?”
“Mio Dio cosa mi sarò mai persa?”- mi chiedo.
“…cchì?” Chiedo, dimenticando la mia solita distinzione, ormai presa dall‘ambiente.
“Sambiase!! Io sono di Sambiase! Lo conoscete voi questo paese?”
”…no!” Rispondo.
“Tra poco ci fermeremo per rifornirci di carburante…” l’autista annuncia una fermata in autogrill “i passeggeri possono scendere. Ripartiremo fra circa quindici minuti!”
“Lei scende?” Chiedo alla signora Rosina Caputo cercando di cambiare discorso.
“No! Ho paura!”
“Di cosa?” Chiedo.
“…e se il pullman poi parte senza di me?”
“Ma signora non deve preoccuparsi…” Tento di farle capire l’illogicità delle sue affermazioni.
“No! No! Io sto qui, dentro il pullman!”
Mi rendo conto che è inutile insistere. Mi rincuoro comunque pensando di poter finalmente stare quindici minuti da sola.
Mi metto in fila assieme agli altri per scendere: molti, sono ansiosi come me di fumarsi una sigaretta quando la fila si blocca: davanti a me fanno fatica a scendere due attempate sorelle che avevo visto sedute ai primissimi posti alla partenza.
“…fai piano! …fai piano!!!” La signorina Tina è un po’ curva in avanti e per l’età e per accompagnare con la voce la discesa della sorella.
“…si…si…faccio piano!...sono così alti questi gradini!! “
Mi chiedo se tra qualche anno anch’io finirò per scendere le scale così, non sono più tanto giovane in effetti, cominciano a sentirsi già i primi acciacchi, ma…”nemmeno tanto vecchia” mi dico “mi tengo su bene!” mi sento comunque solidale con le due attempate sorelle.
Finalmente la signora Tina raggiunge a fatica terra. E’ la volta adesso della sorella che, a mio avviso, sembra molto più attempata di lei. Intanto sento un mormorio di impazienza dietro le mie spalle. “fai piano…tieniti! ” Tina da sotto allunga le mani per aiutare la sorella che, lentamente e affannosamente, scende mentre il mormorio dietro le mie spalle si fa ancora più insistente.
La via ormai è libera, mentre le due sorelle a braccetto, dondolanti d’acciacchi, si dirigono verso i bagni, gli accaniti fumatori scendono con la sigaretta in mano.
Scendo finalmente anch’io: mi serve proprio una boccata d’aria.
Davanti la zona di ristorazione vedo tubare i due ragazzi che, in pullman, erano seduti dall’altra parte del mio finestrino.
Mi fanno tenerezza: mi ricordano tempi ormai lontani.
Penso che la mia età mi abbia un po’ allargato i fianchi e mi ha segnato il viso da rughe ormai ben evidenti.
Sospiro.
“Ma c’è la classe!”- mi dico - “dove la mettiamo la classe? Ad una certa età ha il suo peso!”- E, rincuorata, tiro su il naso.
“Vado al bagno, Giovanni!”  Vedo la signora Concetta allontanarsi, segue le due sorelle alla toilette, mentre con estrema soddisfazione il signor Givanni, non visto dalla moglie, leva il pacchetto di sigarette dalla tasca, accende la sua sigaretta e lancia in alto, soddisfatto, un lunga e intensa boccata di fumo.
“…e di quale paese siete?” con la sigaretta in bocca e due grossi baffi, un signore vicino a me,chiede ad un altro passeggero, anche lui fumatore.
“…abito vicino alla stadio!”  Risponde il secondo, più giovane del primo, la barba un po’ incolta, una giubba di pelle sulle spalle. Ne deduco che i due sono della stessa città.
“…forse conoscete Tonino Scarfone? Anche lui abita là!”  gli chiede il primo e dai suoi folti baffi esce un lunga e diritta nuvola di fumo.
“…non è quel signore basso e grasso che ha una figlia piccola che frequenta la scuola elementare “Aldisio”?”
“Eh! Eh! Proprio quello! Forse lo conoscete?”
“Certo! La figlia è compagna di scuola di mia figlia!!!”
“Questo signore, ha un negozio di moto a piazza Matteotti!”
Mi allontano, so già dove andranno a parare; questi discorsi, non interessano una donna come me e, non smentisco il mio sesso, andando anch’io a visitare il bagno.
Al mio ritorno sono quasi tutti saliti sul pullman e i due autisti davanti le scalette d’entrata chiacchierano tra di loro fumando la loro ultima sigaretta.
Mi accomodo accanto alla signora Rosa Caputo che, nel frattempo si è addormentata. Evito di far rumore sperando che il suo sonno duri il più allungo possibile.
I due fidanzatini super veloci intanto sono già ai loro posti mano nella mano e sento il signor Giovanni e la signora Concetta, che ricominciano a litigare…
Ripartiamo.

Ma lasciamo per un attimo donna Clotilde sul pullman ormai pronto a partire e diamo una sbirciatina sul Corso Mazzini di Catanzaro dove, sulla solita panchina dei giardinetti don Mimì, don Vincezino e don Ignazio hanno già occupato la loro abituale postazione e ascoltiamo cosa dicono.

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Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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