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La Catanzaro del futuro? Un ospizio pedante.

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Nelle scorse settimane i cittadini catanzaresi si sono visti recapitare a casa (a spese loro?) un supplemento straordinario di 40 pagine della rivista “Catanzaro Notizie”, il periodico del comune di Catanzaro, dal titolo: “Catanzaro, la città che cambia: risultati e obiettivi dell’amministrazione Abramo 2014-2015.” Solo che più che la rivista di un’amministrazione pubblica sembra il catalogo di un’impresa edile.
Se escludiamo la copertina e lo spazio occupato dall’introduzione del sindaco, ben 25 pagine su 35 riguardano, infatti, opere edili già realizzate o ancora in fase di progettazione. Ciò che salta subito all’occhio è la straordinaria attenzione per il contenitore piuttosto che per il contenuto, secondo una logica che ha sempre caratterizzato la città, quella di darsi una facciata presentabile a prescindere poi dalla reale situazione. D’altronde Catanzaro è sempre stata una città-recinto, fondata su legami forti e i legami forti tendono sempre a formare un recinto ed a stabilire un confine tra chi vi sta dentro e chi vi sta fuori. Ma siccome poi, volenti o nolenti, si è costretti a misurarsi con l’esterno si è costretti a truccarsi un bel pò prima di uscire. Ed ecco, dunque, il grande ricorso alle opere pubbliche, al cemento, che quasi sempre finisce per sfregiare palazzi, piazze, monumenti, nella foga di dimostrare agli altri di essere quello che non si è. Sembra quasi che l’incisività di un’amministrazione sia misurabile solo attraverso la quantità di cemento che è in grado di riversare sulla città e dunque di appalti che è in grado di distribuire alla lobby dei costruttori che rappresenta certamente, come è normale che sia, un interlocutore della partitica anche se nel capoluogo catanzarese sembra essere il principale.
Nell’introduzione al catalogo il sindaco rassicura i suoi concittadini di avere le idee chiare su come “volare alto” e far si che la città possa guadagnarsi “i galloni di Capoluogo di Regione“, anche perchè l’autorevolezza di Catanzaro è tale che nel resto della nazione sono ancora convinti che il capoluogo sia Reggio Calabria. E illustra le due principali linee-guida alle quali intende rifarsi: 1) Catanzaro Città della Salute e della Ricerca Medico-Scientifica e 2) Catanzaro Città del Sapere, della Formazione e della Cultura. Praticamente l’obiettivo è quello di trasformarla in un ospizio pedante.
La prima linea guida è certamente quella che ha maggiori probabilità di essere perseguita con successo. Il sindaco promette infatti che, se riuscirà a coordinare tutti gli ospedali cittadini (contenitori noti in tutta Italia per efficienza e professionalità ndr), “la sanità diventerà la prima industria del Capoluogo per occupati e per indotto sviluppato“, obiettivo non difficile da raggiungere visto che già quella calabrese è tra le prime in Italia ma per numero di sprechi ed inefficienze. Se poi consideriamo i rifiuti radioattivi sotterrati in Aspromonte e nei fondali dei nostri mari, quelli chimici disseminati per Crotone, l’incremento di tumori a Paola e la generale emergenza rifiuti che attanaglia da anni tutta la regione, non stentiamo a credere che i medici catanzaresi, nei prossimi anni, avranno purtroppo un bel da fare.
La seconda linea guida, invece, appare più una velleità che un obiettivo concreto. Non ci risulta, infatti, che alle porte della città si accalchino giovani provenienti da tutta Italia in cerca di alloggi per avere l’opportunità di studiare presso la Fondazione Politeama, piuttosto che nel Museo del Rock o al MARCA. Catanzaro non è l’unica città in Italia ad essere provvista di un’università (peraltro nemmeno innovativa) e i dati continuano a registrare più fughe di giovani che ritorni, nonostante ciò il sindaco ha deciso di puntare sull'”effetto Ateneo“.
Ma le linee guida non bastano, il sindaco ha anche tre pilasti dello sviluppo su cui poggiarle ed esattamente: 1) il Centro Storico da trasformare in un dormitorio per studenti, sempre per la gioia dei costruttori; 2) il Polo Direzionale (ovvero il castello dei principi della Regione Calabria tra le colline di Germaneto) utile quanto l’affetta mela i cui occupanti, fino ad oggi, sparpagliati per la regione sono stati in grado di generare un buco da due miliardi e mezzo di euro, immaginiamoci cosa saranno capaci di fare quando si riuniranno tutti in un unico corpo e, infine, 3) Catanzaro Lido che fino ad oggi non ha potuto trasformarsi in una destinazione turistica perchè orfana del porto (qualcuno ci spieghi come sono riusciti a farlo in Trentino o in Friuli senza un porto) e che un domani, viste le premesse di cui sopra, potrà trasformarsi in una delle principali mete del turismo sanitario. Fin qui i contenitori. Ed il contenuto? Sono i grandi eventi, quelli riservati a chi vive dentro il recinto e che può permettersi di accedere al Politeama, ad esempio, e che non richiedono nessuna particolare abilità se non quella di pagare (spesso con fondi europei) un promoter per essere organizzati. D’altronde per vivere nella città che vanta fra le più basse tasse d’Italia a qualcosa bisogna pur rinunciare. Per il resto c’è una delle squadre di calcio più fallimentari d’Italia sulla quale sono state riversate (e lo saranno ancora) molte delle nostre tasse, perchè il Ceravolo è “fondamentale per l’attività della gloriosa squadra di calcio che porta il nome della città” d’altronde lo sostenevano anche i romani: “panem et circenses”.
Tutto legittimo, per carità, si tratta di scelte, l’unico problema è che si tratta delle scelte di pochi uomini (politicamente precari e transitori) e non dei cittadini che vi dovranno convivere per il resto della loro vita ma, soprattutto, non in sintonia con la vocazione del territorio e con tutto ciò che vi ruota intorno. E allora, accogliendo il suggerimento del sindaco, che al termine dell’introduzione invita i cittadini a fornire i propri suggerimenti, io approfitterei per smontare e rimontare il puzzle di questa città che, non avendo più un’identità (una recente indagine presentata il 5 marzo scorso da Aniti Impresa Sociale lo conferma), ha il grosso vantaggio di poter essere pensata e ridefinita a piacimento.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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