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Tra pubblico e privato: di chi è l’interesse nelle grandi opere?

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Interesse pubblico contro interesse privato. Per anni ci hanno fatto credere che fossero in contrapposizione e  che esaurissero tutte le possibili opzioni sul campo. E’ stata, in realtà,  una mistificazione perpetrata da compagini politiche falsamente contrapposte che avevano bisogno di una dialettica di scontro su cui imbastire la farsa del dibattito politico. Destra e sinistra hanno assunto posizioni opposte per pura convenienza del caso.

Secondo la morale sinistrofila, interesse pubblico sarebbe tutto ciò che inerisce le aspettative ed i diritti del popolo sovrano. Ciò che incide sui diritti della persona in quanto singolo è interesse privato. Sempre in questa ottica, qui ovviamente ridotta e striminzita, lo Stato sarebbe il tutore dell’interesse pubblico e lo difenderebbe attraverso le sue articolazioni. Lo Stato, dunque, si preoccupa (o dovrebbe farlo) di tutelare gli interessi di tutti.

Eppure, recenti fatti hanno dimostrato in modo inconfutabile come non è sempre vero che lo Stato difenda l’interesse dei più,  né che l’interesse pubblico coincida, per forza, con l’interesse della collettività.

Il TAV, treno ad alta velocità,  ne è l’esempio più emblematico. La ciclopica opera pubblica è stata imposta alla popolazione residente attraverso una procedura legale che si fonda su una dichiarazione di pubblica utilità, atto prodromico all’iter espropriativo. Pubblica utilità: il mostro verrebbe fatto per un vantaggio pubblico. L’opera, pertanto, riscontra l’interesse dello Stato alla sua realizzazione,  ma non l’interesse dei cittadini.

Qui si manifesta l’incongruenza. Lo Stato, la cui sovranità appartiene al popolo, agisce contro il popolo per rispettare accordi internazionali. La verità è che Stato non è altro che un apparato, un organismo che vive una sua realtà ed una sua dimensione e, come tutti gli organismi, tende alla sua autoconservazione ed al perseguimento dei propri bisogni. Il che non sempre coincide con l’interesse collettivo, ovvero l’interesse di una pluralità più o meno rilevante di cittadini.

Si prenda il caso delle trivellazioni a tappeto nel mare Ionio o nel canale di Sicilia che l’attuale governo vuole realizzare a tutti i costi, deturpando definitivamente coste ed ambienti marini unici. Quale interesse persegue il governo nell’imporre questo scempio?

Non certo quello dei cittadini calabresi e siciliani che non trarrebbero altro che maleficio da questa infamia. Non quello nazionale, in quanto le risorse da sfruttare sono esigue e, comunque, in un rapporto di analisi costi/benefici pare non vi sia alcun vantaggio.

Quale scopo persegue, dunque, il governo nel voler imporre le trivellazioni? Quello di imporre se stesso, di dare segno della propria autorità,  del proprio potere. Il petroliere texano si rivolge al nostro governo, propone lo scempio corredando la proposta con montagne di carte e millantando profitti. Si giunge ad un accordo milionario. Si buca la terra. Resterà inquinamento, resteranno strutture orribili che mai nessuno,  se non la ruggine millenaria, porterà via. Lo Stato avrà assolto il suo compito che è quello di affermare se stesso. Il petroliere avrà lucrato. Il burocrate avrà avuto la sua buona montagna di carte inutili dietro cui nascondere incompetenza e malaffare.

Ed i cittadini?

Nuccio Cantelmi 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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