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Lo stato con la s minuscola

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Google ha trovato un accordo con il fisco italiano e pagherà 320 milioni di euro di tasse a fronte di 800 di imponibile. E’ quanto riferisce il Corriere della Sera, secondo il quale la decisione è arrivata al termine di una riunione che ha visto coinvolti penalisti, tributaristi, magistrati e Guardia di Finanza con “la regia legale della professoressa Paola Severino”.
La settimana scorsa un imprenditore di origini francesi, trapianto a Lamezia Terme, si è suicidato perchè la banca gli aveva bloccato la linea di credito e per aver ricevuto alcune cartelle di pagamento da parte di Equitalia per un importo di oltre 400 mila euro. E’ solo l’ultimo, da quando è cominciata la crisi economica, di una lunga serie di morti per mano dello stato (volutamente scritto in minuscolo). Per lui, e per gli altri come lui, lo staff di penalisti, tributaristi, magistrati e GDF non era disponibile. Equitalia non gli ha dato alcuna chance. Per Google, invece, così come per tanti altri grandi “evasori” più o meno palesi (grosse banche, assicurazioni, concessionari slot machine etc.) che non andrebbero considerate “imprese” visto che non generano valore sul territorio ma semmai lo sottraggono, lo stato riserva i saldi. E’ come se il proprietario di un negozio riconoscesse sconti più elevati a chi spende di meno nel proprio negozio o a chi decidesse autonomamente quanto pagare la merce. Una follia economica.
Questo gesto è il peggior segno di disprezzo nei confronti dei tanti morti che hanno contribuito a tenere in piedi il Paese con i propri sacrifici, almeno fin quando hanno potuto. E’ come aver sputato sulla tomba di ciascuno di essi. Mi fa un pò schifo fare parte di uno stato così.
Ma soprattutto è il miglior messaggio di sfiducia verso il futuro che una comunità possa lanciare ai suoi membri, nonostante il suo primo ministro si prodighi per diffondere ottimismo a piene mani in tutte le pubbliche occasioni, è la migliore istigazione all’evasione fiscale, diventa essa stessa la causa della nuova crisi che si sta abbattendo sui territori. L’Italia è con la merda fino al collo, alla stregua della Grecia, ma al contrario dei greci continua a comportarsi da irresponsabile. Uccidere le imprese, quelle vere, equivale a suicidarsi.
Sul tema dell’evasione fiscale occorre sgombrare il campo, una volta per tutte, dagli esercizi di stile. Per molti piccoli e medi imprenditori evadere le tasse è diventata ormai l’unica arma a disposizione per tenere in piedi l’impresa, la cui chiusura rappresenterebbe un danno soprattutto nei confronti della comunità in cui opera, in termini di licenziamenti e insolvenza con i fornitori. Lo stato con la s minuscola non vuole capire che è l’esatto contrario ciò che deve pretendere: essere inflessibile con i grandi evasori e disponibile con chi intraprende (cioè con chi decide di creare laddove non esisteva nulla) sul territorio, perchè fare impresa non significa solo fatturare ma anche incidere positivamente sullo sviluppo economico e sociale delle comunità in cui si opera. Le tasse sono solo l’ultimo effetto in termini di valore che un’attività economica genera per lo Stato (quello con la i maiuscola).
Questa è l’unica vera e grande riforma che il Paese può attuare per uscire dalla crisi economica, il resto è solo sceneggiatura da dare in pasto ai media. Lo sconto ai grandi evasori cancella in un colpo solo tutti i bei discorsi, i grandi provvedimenti e le buone intenzioni proclamati dai pulpiti e disattesi alla prova dei fatti. Chiunque venga a conoscenza di questa notizia si domanda perchè continuare ad alzarsi la mattina per andare a lavorare, una domanda che in Italia ancora stenta a trovare una risposta.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it 

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