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Continua il mio personale viaggio tra tecnologia e uomo per trovare tracce di umanità laddove appare solo ragione.

Ci fu un tempo in cui comunicare significava lasciare traccia di sé ed il mezzo di comunicazione era esso stesso un messaggio. Le pitture rupestri, ad esempio, avevano senso sia per il contenuto, per ciò che gli autori volevano significare, sia in se stesse. La sola presenza della mano dipinta significava l’essere dell’uomo, la sua consapevolezza creativa e la sua pervicace volontà di rappresentare il mondo.

Con il tempo, il mezzo ha sempre accompagnato il messaggio.

Non sono più tanto sicuro che oggi sia così. Parlo del gesto del “mi piace” o del “condividi” su social network, siti o blog. Cliccare “mi piace” è un gesto ormai automatico... [...]

Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it

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La notizia della nascita di un nuovo partito ambientalista chiamato “Green Italy” mi fa sorridere. La politica è contrapposizione di interessi ma sul tema dell’ambiente non troverete mai un partito che non sia disposto a parole a rispettarlo, dunque non essendoci conflitto non c’è neanche consenso, pertanto un partito ambientalista è inutile perché non potrà mai raggiungere percentuali di consenso significative.
Nonostante ciò l’inquinamento raggiunge livelli sempre più elevati nel nostro Paese e, contemporaneamente, c’è un’indifferenza su questi argomenti che toccano la vita delle persone che fa spavento, perché abbiamo delegato gli stessi a dei professionisti dell’ambiente che definiamo, con un termine di cui non ho mai ben compreso il significato: “ambientalisti”. Allo stessa maniera in cui abbiamo delegato la politica ai politici, la spiritualità ai sacerdoti, la cultura agli intellettuali, la sicurezza alle forze dell’ordine e così via. Io non sono un ambientalista, non lo sono mai stato, non credo ci sia neanche bisogno di esserlo per fare delle scelte che sono semplici scelte di buon senso eppure, nonostante ciò... [...]

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La metafora di Jeremy Bentham del panopticon narra di un modello ideale di società in cui tutti i consociati siano controllati e perennemente visibili dai controllori. Il sistema è semplice: un edificio a forma circolare in cui i controllori al centro hanno sempre la possibilità di vedere i controllati ai margini. Ma il panopticon ha un problema di fondo: il controllore finisce per fare la stessa vita del controllato, non potendo allontanarsi, distrarsi o distogliere l’attenzione. La schiavitù mentale, dunque, finisce per coinvolgere anche il padrone rendendolo schiavo di se stesso e della sua funzione.
Esiste, però, un modo per aggirare il problema: con la tecnologia. Videocamere, microfoni, sistemi di controllo, incrocio dei dati, consentono al controllore di controllare a distanza, in modo asettico e anodino, senza farsi coinvolgere dal controllato che diventa un semplice numero statistico.
Ecco che la raccolta dei dati diventa la nuova frontiera del controllo ed ecco che... [...]

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