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Dove sono le panchine?

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Nella mia città vedo sempre meno panchine in giro. Una panchina non è solo un posto dove sedersi, una panchina è uno strumento di socialità. La possibilità di stare seduti in luogo pubblico porta con sé un senso di appartenenza dei luoghi e di familiarità con gli spazi aperti che si è persa col tempo. Chi vuole sedersi in una piazza o in un viale deve rivolgersi a qualche attività commerciale (bar, gelateria etc) pagando la consumazione dei prodotti venduti.In altre parole, stare seduti senza far nulla non è più possibile. L’ozio sarà pure padre dei vizi ma è anche stato padre delle filosofia antica. Se, infatti, gli antichi non avessero avuto molto tempo a disposizione per stare seduti assieme nelle piazze, non penso che sarebbero riusciti a tirar fuori tanti pensieri eruditi sulla natura, su Dio e sugli uomini. Non si fa filosofia immersi nel traffico, con le scadenze o a lavoro. C’è bisogno di ozio, di un tempo neutro in uno spazio neutro e condiviso perché il pensiero fluisca e si diffonda restituendo, alla fine di un circolo virtuoso di contaminazioni, al mittente originario idee. [...]

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La comunicazione autistica

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Più passano gli anni e più aumenta il rumore. Più aumentano i mezzi di comunicazione e più aumenta l’esposizione. Più si moltiplicano le occasioni per farlo e più la comunicazione muore. E’ il paradosso della nostra era, l’era delle scatole vuote, dei contenitori privi di contenuto.
In realtà il primo assunto, il presupposto perchè ci possa essere comunicazione, è mettersi in ascolto, un atteggiamento che dovrebbe avere, come conseguenza, l’entrare in relazione con il destinatario della nostra comunicazione. Ma questo presupporrebbe una messa in discussione delle nostre convinzioni, una disponibilità a decentrarci, a fare spazio all’altro e a sforzarci di comprenderne bisogni e aspirazioni.
Siamo circondati da gente che crede di comunicare ma che non fa altro che sommarsi al rumore generale, nel quale ormai viviamo immersi, al punto che ciò che riesce a catturare la nostra attenzione è ciò che nel rumore riesce a farsi sentire, il silenzio. [...]

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Costruttori di notizie

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Un tempo i media si limitavano a riportare le notizie, il bravo giornalista veniva inviato sul posto inizialmente col taccuino poi col microfono in mano, osservava i fatti (spesso a rischio della propria vita o del proprio posto di lavoro) e trascriveva o filmava ciò che accadeva dal proprio punto di osservazione. Oggi non è più così, i media non riportano più le notizie ma sempre più le fabbricano.
La diffusione sempre più capillare di videocamere, smartphone ed altre diavolerie simili ha trasformato ciascun cittadino in un reporter spesso improvvisato, basti pensare al successo di siti web come YouReporter. Non è più necessario, dunque, inviare il giornalista per catturare la notizia perchè è la notizia che arriva già confezionata nelle redazione di tv, giornali e radio senza il minimo sforzo da parte loro che devono solo limitarsi a “controllarla”, filtrarla, inserirla nel palinsesto e commentarla. Ecco dunque che l’evento, il fatto di cronaca, già documentati, spesso in tempo reale, servono a dare lo spunto per ricamarci sopra per aggiungere informazioni, per creare una notizia di secondo livello che diventa poi quella oggetto dell’attenzione dell’opinione pubblica. [...]

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Stato-cittadino: superare il conflitto

Scritto da Domenico Sorace

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La democrazia, al di là delle sue definizioni filosofiche, è, al succo, un intreccio complesso e variamente articolato di rapporti di forza, che ha per protagonisti lo Stato da una parte ed i Cittadini, intesi nella dimensione individuale o associativa, dall’altra. Ci si è sempre chiesti quale sia il limite del potere autoritativo dello Stato, a fronte degli interessi sovrani che, secondo le costituzioni moderne, si incarnano nel popolo.
La soluzione all’apparente antinomia si è trovata nel principio secondo cui la sovranità dei cittadini confluisce e si risolve nell’Autorità dello Stato, esternata secondo moduli fissati dalle leggi.
In questo senso, il rapporto Stato-Cittadino registra una asimmetria che, tuttavia, non è antinomia, essendo finalizzata a definire e strutturare l’universo magmatico... [...]

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Un altro giro di giostra

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Un emendamento del governo alla legge di stabilità prevede lo stanziamento di risorse per 126 milioni di euro, nel 2014, da destinare al finanziamento dei Lavoratori Socialmente Utili. Solo per quelli calabresi sono stati previsti 25 milioni di euro, con conseguente proroga per il 2014 di tali progetti. Gli LSU ringraziano e i politici possono sperare in un altro giro di giostra. Ma ancora per quanto?
Gli acronimi LSU e LPU furono inventati, con il decreto legge 468 del dicembre 1997, dal governo Prodi per indicare i Lavoratori Socialmente Utili e quelli di Pubblica Utilità, che sono circa 150.000 mila unità dislocate tra il Centro e il Sud Italia e che, a dispetto del nome, fino ad oggi utili non sono stati né socialmente né pubblicamente ma solo elettoralmente. Spesso utilizzati per coprire le carenze d’organico nella pubblica amministrazione o per dare un sussidio a giovani disoccupati, hanno rappresentato “soluzioni occupazionali” che hanno introdotto precariato... [...]

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Quando il lavoro è vita

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Non ha destato molto interesse tra i calabresi la scomparsa, qualche settimana fa, di uno degli ultimi rappresentanti della Calabria laboriosa e creativa: il maestro Vincenzo De Bonis. Erede dell’omonima famiglia che dal 1700 produce, nell’antica liuteria del rione della Giudecca, a Bisignano, strumenti musicali di pregiata manifattura e dal suono particolarmente dolce e vibrante, si è spento all’età di 84 anni.
Uno degli ultimi grandi artigiani della musica italiana, artefice di una scuola di liutai noti in tutto il mondo che ha annoverato tra i suoi clienti più illustri Domenico Modugno e Angelo Branduardi, è scomparso nell’indifferenza della quasi totalità dei suoi corregionali. Si certo, ai funerali ci sarà stata tanta gente e tante autorità e adesso il comune provvederà magari ad intitolargli strade e monumenti e ad inaugurare musei in suo ricordo, ma fin quando è rimasto in vita quanta considerazione, quanto del suo sapere è stato reso disponibile o valorizzato o considerato fonte di sviluppo artistico... [...]

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La lezione di Bray

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Il ritorno dei Bronzi di Riace nel Museo Nazionale di Reggio Calabria passerà alla storia come l’unico provvedimento, degno di considerazione, del governo Letta. Non è stato preannunciato, non ha generato scontri in Parlamento, non ha apportato variazioni ai saldi del cosiddetto Patto di Stabilità, ma potrà portare un concreto beneficio alla Calabria e al Sud se questi “sapranno affidare alla cultura e al turismo la loro crescita“.
Sono le sagge parole pronunciate dal ministro per i beni e le attività culturali, Massimo Bray, il giorno dell’inaugurazione del Museo. Un piccolo grande ministro che ha dimostrato, agendo con leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza, che su questi sei valori di Calviniana memoria questo Paese può ritrovare un senso e una direzione.
La leggerezza è nel suo modo di parlare, pacato, sottile, quasi impercettibile che lascia trasparire tutta la passione e l’umiltà che mette nelle cose che fa. [...]

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Numeri

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Quanta pelosa indignazione, istituzionale e non, dobbiamo ancora ascoltare per i recenti fatti accaduti a Lampedusa? Non manca più nessuno? Nessun’altra reazione contrita e carica di sdegno? E perchè poi? “Siamo numeri, siam ricchi e poveri, ma siamo solo numeri…“, come recita il testo di una canzone di Raf, e la vicenda di Lampedusa è una vicenda di numeri.
In una nota Legacoop Sicilia afferma di aver “dato indicazione alle cooperative socie di Lampedusa Accoglienza di rimuovere e rinnovare il management attuale e di avviare immediatamente una migliore organizzazione con altre professionalità“. Si, avete letto bene, hanno utilizzato due parole, “management” e “professionalità”, che cozzano con l’altra, che viene spesso usata per rendere più accettabili le prime due in queste circostanze, “accoglienza”.
La nostra società (economicocentrica) è sempre più fondata sul “management”, termine di origine inglese derivato dal campo dell’economia aziendale, che sta ad indicare... [...]

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Dis-Integrazione

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Quante lacrime di coccodrillo stanno per essere riversate sulla tragedia dei cinesi a Prato. Il Sindaco che parla, il Presidente della Regione che lagna, il politico o il sindacalista che si indigna. Come se i capannoni di industrie tessili fuori legge siano sorti ieri notte o come se i cinesi li abbiano occupati nottetempo senza che nessuno, prima, se ne accorgesse.
Quanto comodo ci fa questa legge Bossi-Fini? Molto comodo, ma non per ragioni discriminatorie. Una normativa che rende lo straniero un clandestino serve molto alla nostra economia. Ogni economia di scala si regge sugli schiavi, su manodopera a basso costo priva di ogni elementare diritto umano. Una nazione come la nostra che vuole competere al ribasso, che insegue le politche dei prezzi e della qualità scadente (anche se in TV la gente si riempie di paroloni come “made in Italy” o qualità o eccellenza) non può prescindere dalla schiavitù.
Serve per le arance siciliane, l’olio pugliese, i pomodori campani e per il tessile toscano (le concerie vicentine e le fabbriche del nord-est ormai hanno chiuso i battenti). [...]

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La nostra società iperliberista ha scaricato sul singolo le responsabilità che erano proprie dello Stato. Salute, istruzione, giustizia, sicurezza oggi non sono più appannaggio dell’Istituzione ma sono devolute a ciascuno di noi che viene costretto a barcamenarsi alla meno peggio nel proprio quotidiano.
In questo contesto, la malattia è divenuta un fenomeno individualizzante come pochi.
Chi si ammala deve provvedere da solo alle sue cure, spesso affrontando le carenze che il sistema pubblico presenta con sempre maggiore frequenza. Diventa, pertanto, carico individuale del malato dover attendere alla propria sopravvivenza.
Non si tratta di una coincidenza ma di un disegno... [...]

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