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Venezuela

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Simon Bolivar

CARACAS - Giuro alle Vostre Maestà che ci troviamo nel paese più ricco e bello del mondo e che dobbiamo renderne grazie. 
Questo l’annunzio epistolare di Cristoforo Colombo ai sovrani di Spagna, Isabella e Ferdinando. 
Nelle lussureggianti contrade del Venezuela che si mostrarono al navigatore genovese, all'abbondanza di bestiame ed alla fertilità della terra, si è aggiunta nel tempo la scoperta dei tanti tesori del sottosuolo. In particolare argento, oro, platino, diamanti e petrolio. 
La scoperta del petrolio fu casuale: nell'abitato di San Cristobal, regione delle Ande occidentali, viveva il medico Carlos Gonzales Bozza che, viaggiando per lavoro a dorso di mulo, notò macchie oleose galleggiare sulle pozze d’acqua piovana, sugli stagni e gli acquitrini e osservò gli indigeni inzuppare stracci nel liquido scuro, per poi accenderli e illuminare le case. L'esame del fluido confermò la presenza di petrolio. Alla scoperta del Bozza seguì la creazione di una Società alla quale fu demandata la perforazione del primo pozzo del prezioso liquido in terra venezuelana. L’evento inizialmente non ebbe alcuna rilevanza. 
Nell'anno 1922, l’improvvisa eruzione di un giacimento di ‘oro nero’ nei dintorni di Maracaibo - manifestatasi con il sollevarsi di un’enorme tromba di greggio - colse tutti di sorpresa. Se da un lato, creò comprensibile panico, dall'altro aprì i cuori alla speranza di poter finalmente contare su un lavoro ben remunerato e stabile simile a quello che solitamente si accompagna alle attività estrattive. All'improvvisa fuoriuscita del petrolio con portata di centomila barili al giorno seguì l’allagamento dei terreni che suggerì lo scavo di canali entro i quali convogliarlo recuperandone quanto più possibile. Per portare a compimento tali interventi furono impiegati centinaia di tecnici provenienti da altri paesi. Le preoccupazioni della popolazione finalmente svanirono e si aprirono per il Venezuela orizzonti di benessere neanche lontanamente immaginati. Con l'arrivo di petrolieri e capitali stranieri ebbe inizio la fase dello sfruttamento e la contemporanea ricerca di nuovi giacimenti. Oggi, il moderno Eldorado che beneficia anche di una posizione strategica, può essere definito territorio privilegiato, perché adagiato nel Mare dei Carabi; tutt'uno con la Guyana, Suriname e la Guyana francese. Confinanti il Brasile e la Colombia

Il Venezuela era un paese non molto conosciuto come conferma la scoperta (1937) di un autentico miracolo della natura: la Cascata di Angel (dal nome dello scopritore) nel Macizo del Guyana. Con i suoi 975 metri di salto supera tutte le altre fin qui note, comprese quelle del Victoria in Africa e del Niagara. Stupenda la Cordillera con le sue vette: Pico Bolivar, Pedras Blancas, El Cristo, El Pulpito e numerose altre. Le montagne minori raggiungono 3000 metri. Profonde le depressioni, inaccessibili i monti, alcuni dei quali sorvolati per cortese disponibilità dei soci dell’Aero-Club di Barcelona, vicino a Puerto La Cruz

La terra venezuelana ha caratteristiche ad un tempo tropicali e mediterranee. Cristoforo Colombo, nello scoprirla durante il suo terzo viaggio, annotò la presenza delle tribù dei Caraibi e degli Aruachi che vivevano in condizioni primitive e non costituivano i ricchi imperi cercati dai castigliani assetati di facili ricchezze. La successiva indipendenza fu proclamata da Simon Bolivar (la moneta ufficiale è, infatti, il bolivar) e non incise sulle poco esaltanti condizioni della Nazione che, per anni, fece parte dell'ambizioso disegno politico del Bolivar che puntava alla creazione della Grande Colombia

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Arrivo a Caracas alle cinque del mattino, ora locale, con la compagnia aerea Varig in partenza da Rio. L’incaricato della famiglia Licursi, insieme ad un amico, aspettano in aeroporto. Il tempo di trasferirci al vicino scalo nazionale e, superate le formalità, eccoci in volo verso Puerto ove risiede la famiglia del defunto Giuseppe, emigrato dalla Calabria alla fine del secondo conflitto mondiale. 
Il tragitto è breve, il sole alto e il mare di cobalto. 
L'aereo, in questo paese, è il solo mezzo usato per superare le grandi distanze che separano gli agglomerati urbani e raggiungere i territori interni. Molte sono le famiglie di etnia italiana che possiedono moderni vettori, numerose le donne-pilota. Gli amanti del volo uniscono l'utile al dilettevole; tanti gli scali, alcuni accessibili ai turboreattori. Il compianto Giuseppe Licursi ha instillato entusiasmo nei nostri connazionali. Infatti, l’Aero-Club italiano ospitato nel vicino aeroporto militare di Barcelona, è diventato, per suo merito, un modello di efficienza tecnica e logistica. Gli aerei privati vi sostano in permanenza, pronti a spiccare il volo nei pomeriggi e nei giorni festivi. Il problema carburante non pesa perché il petrolio scorre a fiumi e costa poco. 

A ricevermi è Gianfranco, il figlio ingegnere di Giuseppe. Nella casa paterna si rinnova l'incontro con la signora Lidia, nata a Vicenza, città ove il marito prestava servizio nelle Forze aeree armate italiane. La figlia Elmira è docente di lingua inglese nel Colegio italo-venezolano Angelo de Marta.
Colgo l’occasione che mi si ripresenta per parlare della famiglia che mi ospita. Scrivendo di loro, illustrerò come gli italiani abbiano saputo affermarsi anche in questo paese puntando sulle proprie forze. Quello dei Licursi e di tanti altri (in Venezuela e ovunque nel mondo) è un dato importante da tenere a mente. Gianfranco m’informa d’avere avviato assidui rapporti commerciali con alcune aziende italiane specializzate nella produzione di accessori per automobili e apparecchiature di altro tipo. Intanto, l’intrapresa familiare continua a produrre accessori per abitazioni civili. Sorge nella periferia di Puerto al Km 9 della Carretera Negra non lungi dalla loro dimora. Le iniziative dei Licursi, va ricordato anche questo, hanno garantito da vivere a molti nativi. Il mio amico Giuseppe, durante la sua ultima venuta in Italia, aveva esternato la volontà di voler rientrare nel paese d’origine spinto da ambiziosi progetti, gli stessi ripresi in un altro capitolo di questo libro. La sorte, purtroppo, non è stata benevola con lui. 

Lungo il litorale si trovano molte isole, non tutte appartenenti al Venezuela. Ad esempio, la Tortuga, mèta quasi obbligata per la ricreazione domenicale. Decido di approfittarne: Asuncion è facilmente raggiungibile. Gli amici mi consigliano di cogliere l’occasione per far la conoscenza di un corregionale, Luigi Rattà, spintosi nel cuore dei Carabi or sono cinquant'anni. Potrebbe essermi utile con i suoi consigli logistici. 
Il Rattà mi riceve e, dopo i soliti convenevoli, seguiti da una visita ad un esercizio commerciale di sua proprietà, ci appartiamo a conversare. 
Gli chiedo della sua esistenza. La vorrebbe rivivere alla stessa maniera? Risponde: non una, ma cento volte. Nulla rimpiange della sua vita. Può contare su una cospicua rendita annuale perché avviate sono le sue aziende in Margarita, porto franco per il commercio. Non ha figli e si rammarica perché quelli avuti da donne indie non sono più rintracciabili. Non sarà il suo sangue a godere dei quattrini accumulati!
Si sofferma sulla ‘non semplice storia’ del Venezuela: degli anni in cui non esistevano strade e ci si dissetava con l'acqua dei torrenti. Non si trovava il pane che tardava ad arrivare dagli Stati Uniti. Finanche il numero degli abitanti era ignorato dal potere centrale. Ai tempi in cui ci si spostava a dorso di mulo per piste aperte dai nativi. Traspare dalle sue confidenze, espresse in castigliano misto a un italiano approssimato, il carattere forte e ribelle. Agevole anche coglierne i frequenti riferimenti nostalgici. La sua esistenza è trascorsa senza nemmeno un viaggio in Italia. Le sue radici? Perdute e non più recuperabili. 
Continua a frugare nella memoria mentre snocciola leggende e racconti ascoltati dagli indigeni durante il suo lungo peregrinare. Si sofferma su aspetti particolari della fantasia inca, negra e animista. 

Il 5 agosto dell’anno del Signore 1498, Cristoforo Colombo raggiunse l’America del Sud sbarcando sulla costa della penisola di Paria. La scoperta non ebbe seguito per la decisione di non approfondire la conoscenza delle terre scoperte. Altre erano, infatti, le sue intenzioni. 
Nell'anno successivo, Amerigo Vespucci insieme ad Alonso de Ojeda risalirono il litorale e raggiunsero il Lago di Maracaibo ove notarono un villaggio di palafitte che battezzarono piccola Venezia. Per questo il Paese si chiamò Venezuela
Fu allora che un gruppo di castigliani scelse di stabilirsi su un’isola ricca di ostriche perlifere; altri decisero di restare sulla costa. La speranza di trovare tesori nella regione detta inizialmente Tierra Firma attrasse altre spedizioni che gradatamente allargarono il processo di esplorazione e gli insediamenti urbani. 

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Non resta che saltare gli anni fino all'apparizione della mitica figura di Bolivar, il libertador, per giungere agli albori del diciannovesimo secolo. Simon Bolivarche aveva partecipato alle sommosse per l’indipendenza del paese fu costretto a riparare in Europa ove maturò i convincimenti ideali. Persino durante una visita a Roma (1805) pronunciò sul Monte Sacro un giuramento con cui dedicava la sua vita all'indipendenza venezuelana. 
Di Simon Bolivar, durante il mio primo viaggio in Venezuela (nel 1977) mi parlò il colonnello Jesus Azevedo, comandante il 13^ Stormo di caccia-bombardieridi stanza a Barcelona. Presentatomi da Giuseppe Licursi. L’ufficiale, discendente del mitico libertator, estratta da una capace cassaforte trasportabile una pergamena, mi mostrò la firma del famoso avo apposta in calce a un Decreto redatto in lingua spagnola, datato 13 agosto 1829. La pergamena era custodita con altri documenti e cimeli del libertador

Vanno nudi come le madri li hanno partoriti, anche le donne. Tutti coloro che potei vedere erano giovani e non notai alcuno che fosse più vecchio di trent'anni. Ben fatti, con corpo imponente e armonico. Hanno capelli spessi come i peli della coda di un cavallo, corti e tirati sulle sopracciglia tranne poche trecce rivolte all'indietro che lasciano crescere senza mai tagliare. 
Quella che precede è la descrizione fedele (nel diario di Cristoforo Colombo) dei nativi, redatta dopo lo sbarco sulla spiaggia di Guanahani. Un giorno storico da ricordare: due importanti rami della popolazione terrestre s’incontravano per la prima volta. Da quel momento avrebbe avuto inizio un rapporto travagliato tra i due mondi con ciò che ne seguì in arricchimenti, stragi e distruzioni. 

Gli incontri tra i conquistadores e i nativi mai furono idilliaci e neanche cordiali. Molti, infatti, gli spagnoli che caddero nelle trappole tese dagli indigeni. In particolare dalle donne dapprima occupate ad ammirare e carezzare il corpo dei soldati, adulandoli e distraendoli, per poi colpirli con mazze di legno. Seguiva lo smembramento e la spartizione dei corpi. Altrettanto dettagliate nel citato diario di Colombo le descrizioni delle loro abitudini e le informazioni sulla fauna, flora, agricoltura, montagne, idoli, consuetudini e riti, alcuni dei quali ancora oggi sopravvivono. 
La cultura locale è andata, naturalmente, fondendosi a quella degli schiavi e degli invasori europei. Ad esempio, conseguente all'unione di più famiglie per esigenze di lavoro, sopravvive la patrilocalità ovvero quando la figlia sposa resta in casa insieme al padre. La matrilocalità allorché il genero abita insieme alla madre della sposa. Altra nota familiare è la covata quando l’uomo si sente male perché la moglie è in attesa delle doglie del parto. Nei giorni che precedono la nascita dell’erede, il padre non assume alcolici e trascura i lavori pesanti avendo maturato il diritto di riposare per... quaranta giorni. Altro modo per festeggiare la nascita è rappresentato dal consumo di sostanze alcooliche offerte dal padre del nascituro e dai suoi amici. Ovvero... Beber la orina del niño!

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