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There are places i remember all my life

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La cantavano i Beatles tanti anni fa, e la canto io ogni volta che penso al signore degli anelli o agli elfi, e forse sono ripetitiva, al mio cavallo.
Con lui ne ho viste tante, ma quella che più mi fa sognare è un momento di una passeggiata, nei boschi di Lothlorien.
Come mi sono trovata li... non so... è successo all'improvviso... e stato durante una delle tante passeggiate in Sila.
Eravamo solo in tre, no sei, io e il mio alter ego Cristallo, il mio miglior amico (mio marito) e la sua compagna di avventure, e Salvatore la nostra guida con la sua cavalla con la quale monta a pelo.
Per chi non lo conosce Salvatore potrebbe tranquillamente essere Gandalf da giovane, e chi lo conosce ed ha dimestichezza con il signore degli anelli concorderà con me: Gandalf da giovane doveva per forza avere quell'aspetto.
Capelli e barba brizzolati e folti, non troppo corti ma decisamente non lunghi, veste sempre con camice ampie scure, non è ancora “il grigio”, a volte porta un gilè, pantaloni ampi e stivaletti tipo equitazione.
Questa volta ci avrebbe fatto vedere il pascolo dove stavano i suoi cavalli nella vallata di un fiume.
Il percorso non è difficile ma lungo, quindi partenza presto.

La preparazione

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Ancora il sole non è spuntato all'orizzonte quando con addosso i cappelli da cowboy, che avevamo comprato poco tempo prima e che in altre occasioni non avrei indossato, una giacca non troppo pesante, sul tardi avrebbe fatto caldo, ci dirigiamo verso le stalle.
L'odore del caffè ancora nel naso, il profumo dei cavalli, il rumore del silenzio scandito dal canto degli uccelli e dal fruscio delle foglie smosse dalla fuga di uno scoiattolo o di un ghiro. 
Il nostro spirito si prepara alla nuova avventura!
Tolte le coperte e strigliati velocemente i cavalli, messo il sottosella, la sella con le bisacce legate dietro.
Riempito le tasche delle bisacce con le corde e le cavezze per legare i cavalli durante la pausa.
Sistemato in un'altra sacca la colazione a base di panini e frutta, agganciata la borraccia per acqua a un anello della sella.
Pronti per la partenza in perfetto orario.

L'incontro

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Salvatore ci aspetta lungo la strada, in piedi accanto alla sua cavalla che bruca tranquillamente vicino a lui, libera.
Mentre ci saluta con un unica mossa rapida è già in “sella” e ci fa segno di seguirlo.
Camminiamo per un poco vicino ad una strada asfaltata fino ad arrivare ad una scocca, (cancello di legno e ferro spinato che gli allevatori usano per non far scappare il bestiame) che, come ogni buon montanaro sa, se è chiuso si deve lasciare chiuso.
Con un movimento fluido Salvatore è già sceso da cavallo e tiene aperto il cancello per farci passare, per poi richiuderlo alle nostre spalle, la cavalla lo segue libera, lei sa già cosa deve fare.
Come per magia Salvatore è nuovamente in groppa alla sua cavalla e, insieme riprendono rapidamente la posizione di guida.
Il fresco della mattina ci riempie i polmoni e gli odori del bosco hanno un effetto inebriante, che fa stare bene. 
Il bosco di faggi diventa sempre più fitto, la strada asfaltata è sparita alla nostra vista.
Noi saliamo per un sentiero non troppo ripido, sui bordi puntini colorati con diverse tonalità: sono i piccoli fiori delle violette che spuntano tra le gialle foglie delle stagioni passate dei faggi. 
Il lento rumore ritmico degli zoccoli dei cavalli si integra alla perfezione con i suoni del bosco che fanno da colonna sonora alla nostra passeggiata.
Uno scoiattolo che mangia una pigna mi guarda negli occhi senza allontanarsi io sono parte del cavallo e come tale non faccio paura, non disturbo la vita che scorre dentro il bosco, così posso vedere le piccole creature che svolgono le loro quotidiane abitudini.
Il movimento del passo che, dinoccolato, mi dondola e mi rilassa; il chiacchierare lontano dei miei due compagni di viaggio che con tono basso parlano di cosa non so: non li ascolto, li sento solo come parte del panorama acustico di questo bosco dove il mio sguardo si perde insieme a i miei pensieri.
Cris non ha bisogno della mia guida, segue le cavalle che procedono in mezzo agli alberi, lasciando a me il tempo di distrarmi e guardare il danzare dei pollini che si muovono facendo piccoli vortici che ondeggiano colpiti dai raggi di luce solare che filtra tra le foglie.

L'incanto del bosco

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Qui il bosco è fitto e noi procediamo lungo un piccolo sentiero battuto con le felci alte ai lati. Il sole sicuramente sarà ormai alto ma il bosco fitto non lascia passare che piccoli assaggi della calda luce estiva.
Io sono persa in un mondo mio fatto di suoni odori e colori, guardo la natura che mi scorre accanto. Ora il bosco di faggi non è più ricco di sottobosco: i faggi diventano man mano più grandi e le cime più alte, l'ombra di questi alberi scoraggia la nascita di felci o dei piccoli cespugli classici del sottobosco silano. 
Sono nella foresta degli elfi! 
Ho l'impressione di muovermi al rallentatore.
Mi guardo intorno e mi rendo conto che tutto sembra uguale, non c'è un sentiero da seguire, ma sembra che ci siamo migliaia di sentieri. Mi attardo a guardarmi intorno incantata dai giochi che la poca luce che filtra fa con il pulviscolo che solleviamo. I miei compagni di passeggiata mi richiamano al presente: sono rimasta indietro nei miei pensieri e nelle mie fantasie e rischio di perdermi. Li raggiungo al piccolo trotto per poi riperdermi nei miei sogni.
Il terreno e arido ma c'è un fresco piacevole, sembra di scorgere tra gli alberi dei movimenti... forse sono gli elfi che si nascondono dietro i grossi tronchi.
In lontananza si sente un rumore: è un branco di cinghiali che scavano il terreno in cerca di cibo, qualche grugnito.
Salvatore ci indica la direzione in cui si trovano, ma il suono delle sue parole mette in allarme il branco che si da ad una fuga disordinata fatta di rami secchi che si spezzano e fruscii di foglie che volano.
Sembrano rumori di una battaglia con gli orchi, in lontananza si vedono ombre indistinte che si precipitano zigzagando fra gli alberi. 
Gli uccelli tacciono; tutto dura un attimo poi i normali rumori del bosco si fanno spazio per riprendere il loro ritmo. 
Ora camminiamo vicini ad un fiume dove due trote si muovono lentamente per contrastare lo scorrere della corrente, anche per loro non rappresentiamo una minaccia e non scappano sotto i sassi ma restano in vista a godersi i raggi di sole che filtrano nell'acqua, nuotano pigramente quanto basta per restare fermi nella corrente.

Il pascolo

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Siamo ora in una ampia valle, il fiume si è allargato, forma dei laghetti. Partiamo al piccolo galoppo mentre ci avviciniamo ad un branco di mucche podoliche che pascolano pacifiche nell'erba alta, mentre i vitelli corrono avanti e indietro giocando allegramente vicino alle mamme.
Salvatore ci indica un gruppo lontano dove ci sono anche dei cavalli, che vedendoci alzano la testa senza però manifestare nervosismo; due puledri piccoli allattano dalle due fattrici che si rimettono a mangiare senza prestare troppa attenzione alla nostra presenza.
Ci fermiamo per fare colazione, facciamo bere i cavalli nel fiume, si sentono i grilli che quasi urlano il loro canto nel silenzio che ci circonda accompagnati dal rumore del campanaccio di una mucca che sdraiata ogni tanto scuote la testa infastidita dalle tante mosche che le volano intorno facendo dei rumorosi giri intorno al suo muso.
Ora c'è un poco di caldo, ma è quel caldo piacevole stemperato dal fresco della montagna; mentre io sono seduta all'ombra di un pino con Cris che mangia un poco di erbetta fresca loro si sono allontanati e Salvatore parla mostrando gli animali, parlano, e le loro parole mi arrivano come un suono indistinto mescolate al mormorio dell'acqua del fiume che mi ricorda che la vita mi scorre accanto senza disturbare i voli della mia mente.
Ripartiamo per tornare, attraversiamo il fiume e prendiamo un sentiero che entra in un bosco di pini, qui c'è più caldo, e il sole filtra portando il suo calore nel sottobosco che qui è polveroso. Le felci sbattono contro le gambe dei cavalli al galoppo. 
Ogni tanto un piccolo faggio cerca di farsi strada verso la luce. 
Attraversiamo un altro piccolo ruscello e i cavalli si fermano a bere l'acqua che scorre rumorosa in mezzo alle pietre.
I cavalli giocano un poco schizzando con lo zoccolo, le fresche gocce ci cadono addosso facendo dei giochi di colore.
La passeggiata è ormai quasi alla fine.

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Ci avviciniamo alla civiltà, passiamo vicino ad un' area picnic dove ancora da una griglia esce un poco di fumo e i villeggianti si sono lasciati alle spalle un profumo di carne arrostita e qualche buccia di anguria, spazzatura ecologica.
Un ritorno al mondo moderno non traumatico, era fondamentale dopo un'immersione in un mondo fatato.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

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