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Storia di una piccola allodola senza cuore...

Storia di una piccola allodola senza cuore e del papavero che le donò il suo.


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L'ala dell'allodola circondata dal blu dell'oro si incontra col cuore del papavero che dorme sul prato adorno di diamanti, J. Mirò

Alle volte, la poesia di un dipinto incomincia a dischiudersi nel titolo.
Avete mai pensato al cuore di un papavero in un campo di diamanti?
Mirò ci ha pensato e l’ha avvolto nell’ala di un’allodola.
Così, il titolo di un dipinto, diventa una storia o almeno ci si chiede quale sia la storia dell’allodola e del cuore del papavero, e di come si siano ritrovati in quel prato di diamanti.
Io me lo son chiesto.
È così che è incominciato tutto e che, in un pomeriggio d’autunno, una piccola allodola con i suoi occhi scuri mi è venuta incontro e ha iniziato a raccontare di quando, appena nata, la sua mamma era molto triste e lei non riusciva a capire perché.
- Come mai sei così triste?
- Sai, quando sono nata ero davvero un bell’uccellino, avevo piume morbide e due piccoli, ma bellissimi occhi scuri come la pece. Mi hanno raccontato che la mia mamma, al solo guardarmi la prima volta, si è sciolta nella commozione più gioiosa. Questo, però, prima che il dottore le comunicasse la brutta notizia: ero tanto bella quanto sfortunata; a prima vista sembrava non fossi manchevole di nulla, invece…
- Invece, cosa?
- Invece, mi mancava una cosa importantissima: non avevo un cuore! Il dottore raccomandò alla mamma di trovarne uno al più presto, altrimenti i miei occhietti di pece si sarebbero chiusi per sempre.
- Oh, piccola cara, era per questo che la tua mamma piangeva, però, adesso sei qui e mi guardi con i tuoi occhietti vispi e sinceri, come si è risolto tutto?
- La notizia della piccola allodola senza cuore, intanto, si diffondeva, non sai quanti animaletti sono accorsi per offrirmi il loro aiuto, ma c’era un problema : nessuno sapeva in che modo, quel cuore mancante, avrebbe potuto essere mio. Non si trattava di eseguire una vera e propria operazione chirurgica, bisognava che quel cuore riuscisse a legarmi a sé come se fosse il mio, come se l’altro fossi io, in quel modo avrei sentito con quel cuore e, da quel momento, sarebbe stato anche il mio.
- Una cosa tanto bella quanto difficile…
- Dici bene: difficile. Io e l’altro avremmo dovuto essere legati per sempre. Era tanto meraviglioso quanto rischioso perché, se anche solo uno dei due si fosse allontanato, avremmo visto entrambi la fine dei nostri giorni.
- Che terribile prospettiva!
- Non sai quante volte ci abbia pensato, temevo non sarei mai riuscita a trovare quel cuore. A me sembrava tutto ancora più complicato, non avendo un cuore, mi risultava impossibile anche solo pensare di riuscire a legarmi a qualcuno che non fosse la mia mamma. Non sapevo vivere le emozioni, non sapevo cosa fosse un’emozione…
L’unica cosa che riuscivo a fare era piangere, ma non perché ne avessi realmente motivo o perché fossi triste, solo perché vedevo che la mamma lo faceva di nascosto e la imitavo. Perché la mamma piangesse e cosa provasse io non lo capivo, sono riuscita a sentirlo solo quando un cuore l’ho avuto anch’io.
- E il papavero?
- Il suo cuore, adesso è anche il mio cuore, lui è me ed io sono lui.
- Allora quel cuore l’hai trovato!
- È una storia buffa, ti racconto.
- Ascolto.
- Un tempo, la mamma aveva smesso di sorridere, aveva un’espressione fissa e inespressiva; l’unico momento in cui i suoi lineamenti mutavano era quando piangeva. Lei non piangeva mai quando c’ero io, si allontanava e, quando pensava non potessi vederla, lasciava che i suoi occhi si riempissero di lacrime. Io, però, c’ero. Io la vedevo. È stato allora che ho iniziato a imitarla e piangevo quando la mamma non poteva vedermi. Credevo funzionasse così e, per riuscire meglio, andavo il più lontano possibile. Un giorno, mentre piangevo, ho udito una voce che mi chiedeva perché fossi così disperata. Non sapevo cosa dire, l’unica cosa che son riuscita a singhiozzare è stata:“Non lo so…”.
Era un papavero, rosso e delicato, ma anche forte, nonostante il suo stelo sottile e i petali quasi trasparenti.
Il papavero non era riuscito a trattenere una forte risata, io lo guardavo senza capire.
“Perché ridi, papavero?”
“Scusami, non voglio interrompere il tuo momento di tristezza, ma, solitamente, anche se non lo si ammette, c’è sempre un motivo quando si piange.”
“Io… io non so davvero perché piango, lo fa sempre la mia mamma e io faccio come lei. Perché, è una cosa sbagliata piangere?”
“No, piccola allodola, spesso si piange per dolore, per qualcosa che ci fa male, ma, qualche volta le lacrime sono di gioia. Si è talmente felici che il sorriso degli occhi brilla così tanto che quella luce viene fuori con le lacrime. Sono lacrime luminose in cui affondano i più bei raggi di sole.”
“Che bello, speriamo la mia mamma pianga per questo.”
“Vedrai che sarà sicuramente così, ma adesso avvicinati e dammi l’ala, ti accompagno a fare una passeggiata.”
Ecco, questo è stato il nostro primo incontro, ricordo ancora adesso quella passeggiata. Il papavero, mi ha portata con sé e mi ha fatto conoscere i suoi amici fiori Ha asciugato le mie lacrime con i suoi petali rossi che si son bagnati, talmente tanto, da sembrare che li avesse colti un acquazzone. Mi ricordo che con quei petali in giù era così buffo che non riuscivo più a piangere, neppure impegnandomi. Quando ero con lui non facevo che sorridere.
- Come hai fatto a capire che il cuore del papavero sarebbe diventato il tuo?
- Non l’ho capito, l’ho sentito. Ero così felice di stargli accanto che, tutti i giorni, non vedevo l’ora di rivederlo. Quando tornavo a casa, la mamma sorrideva perché diceva che i miei occhi avevano una luce di cui mai prima d’allora avevano brillato. Quando lui non c’era, mi mancava. Non riuscivo a vedere qualcosa di bello senza pensare al sorriso che avrebbe avuto se lo avesse visto anche lui. Lui era in me ogni giorno di più e per lui era lo stesso. Una volta, in una notte stellata, guardandomi mi ha detto: “Dobbiamo imparare la mappa del cielo, io non so leggere i sentieri delle stelle. La impareremo insieme e quando non potremo essere vicini, basterà conoscere la posizione esatta delle stelle e riusciremo sempre a ritrovarci.”
- La storia che mi stai raccontando è meravigliosa. Un cuore per due, si potrebbe pensare sia meno che due cuori, invece è molto di più! Poi cosa è successo?
- Un giorno, stavo uscendo dal nido per raggiungere il mio amico, ma non ho potuto, sono inciampata e l’ala mi si è rotta. Quell’incidente proprio non ci voleva, la mamma non sapeva come raggiungere il papavero per avvisarlo e io non riuscivo a volare. Sembravano non esserci soluzioni, ma dovevo trovarne una, e al più presto! Ho pensato alle stelle, mi sarei affidata a loro e mi avrebbero aiutata. Tutte le sere, volgevo lo sguardo al cielo e dicevo alle mie luminose amiche dalle cinque punte: “Oh stelle del cielo, voi che potete raggiungere chiunque in ogni luogo, andate dal mio amico papavero. Ditegli che ci sono, che non mi sono dimenticata di lui, che tornerò e spero di ritrovarlo.”
Sono trascorse settimane, la mamma aveva ricominciato a piangere e piangevo anch’io, adesso sapevo perché: ero triste, mi mancava il papavero. Iniziavo a sentire, in quel momento, qualcosa pulsava nel petto e, anche se non sapevo spiegarmi cosa fosse, sapevo che voleva dire qualcosa di bello. Finalmente, poi, è arrivato il giorno in cui le mie ali son ritornate a volare. Senza perder tempo, ho raggiunto il mio papavero.
- Sarà stato felicissimo di rivederti…
- Lui era nel suo prato. Un prato bellissimo, una distesa verde tempestata di piccoli fiori bianchi che erano come tanti diamanti. Aveva costruito un nido di petali profumati e…non ha atteso un secondo prima di corrermi incontro, stringermi forte e dirmi: “Le stelle mi hanno detto di te. Ti ho aspettato anche se è stato difficile starti lontano, però, adesso siamo insieme e non ci lasceremo più. Occupi tutto lo spazio possibile nel mio cuore, anzi, il mio stesso cuore è tuo e non voglio che ci sia anche solo una parte di me in cui non ci sia tu!
È da quel momento che nel petto ha iniziato a battere qualcosa. Un battito che avevo iniziato a sentire già da un po’, ma al quale non facevo caso. Era sempre stato silenzioso, ma non abbastanza perché io non me ne accorgessi. Adesso batteva come il tamburo della banda musicale, durante la festa del paese. Ero guarita, avevo ricevuto il mio cuore! Da quel momento, le emozioni hanno iniziato ad accarezzarmi, è stato un bello scombussolamento all’inizio, sai?
Adesso, però, che rida o pianga non riesco più a fare a meno di sentire.
E tu? Il tuo cuore l’hai trovato?

Vi lascio con questa domanda. La risposta la conosce la piccola allodola dagli occhi di pece che, da quando ha trovato il suo cuore di papavero, non l’ha più lasciato. E vi lascio anche con questo abbraccio, che sogna in un prato di diamanti, baciato dal sorriso del sole.

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