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La stagione dell’ira - Capitolo 10

Capitolo Decimo

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Ricordo con il Crepuscolo
rosseggia all'ardente
Orizzonte della Speranza.

VERLAINE

Durante lo svolgimento dell'incarico di scrivanello, gradito, le occasioni di intrattenersi con i reclusi comuni non mancavano. Ero interessato ad apprendere di loro e delle loro storie personali. Facile comprenderne perché. Da scriba diligente e accorto, assegnato alla copia di atti non secretati, alla tenuta di libri contabili e altri, divenni stimato confidente di numerosi soggetti. Gli agenti non interferivano. Li aiutavo a scrivere ai loro congiunti, nei limiti del consentito e del lecito. Mi capitava a volte di ascoltare i loro giudizi in ordine ai metodi di recupero e rieducazione ai quali, per abitudine ampiamente consolidata, si ricorreva. Vigilando redimere? Oltre al santantonio, ovvero botte a più mani, al letto di Procuste, di contenzione, alla sordida camicia di forza e alla segregazione, non esistevano altri strumenti di punizione ai quali fare ricorso. Sarebbe stato auspicabile offrire agli uomini privati dal bene della libertà esempi di sana disciplina e di imparzialità, ricorrendo alle leggi della giungla carceraria in casi limite. Qualsiasi la provocazione o la gravità delle contestazioni, applicare le su richiamate sanzioni, era quanto mai perverso. Esisteva, d'altra parte, connessa con le osservazioni che precedono, un’altra grave stortura.
Mi riferisco alle infrazioni addebitate ai detenuti anche se conseguenti il comportamento disinvolto di noti soggetti. Un esempio calzante? La tentata fuga da Colle Triglio. Bastava semplicemente vigilare per accorgersi di quanto bolliva in pentola da più settimane. Avremmo evitato l'infinito casotto! Non averlo fatto, significava aver commesso una negligenza, neanche lontanamente perseguita.
L’ansia della libertà - al passo con la mancanza di notizie rassicuranti sul travagliato corso di vicende giudiziarie e familiari - faceva lievitare in molti la voglia della grande fuga. Seguiva, incontenibile, la spinta ad aggredire il muro esterno, vulnerabile a giudizio degli improvvisati esperti. C’è chi opportunamente suggerisce di procedere a un approfondito saggio, allo scopo di rendersi conto delle reali condizioni della parete che si ha intenzione d'aggredire e, a esame ultimato, decidere cosa fare e in che modo farlo.
I custodi, l'avrete notato, vanno sempre di fretta. Non controllano e non si accorgono di ciò che bolle in pentola da settimane. Colmeremo il buco sotto la finestra con i nostri pastrani militari che nessuno rimuoverà dovessero restare appesi lì in eterno. Chi non vuol scappare con noi lo dica subito affinché tutti sappiano con chi hanno da fare. Concorderemo brevi turni di scavi notturni e vigilanza e imporremo il silenzio a quanti hanno deciso di non essere della partita. Qualcuno, infatti, potrebbe barattare il nostro segreto con qualche vantaggio da poco, magari un semplice colloquio ordinario. Ditemi, di chi parlavate questa mattina? Del politico che si trova in stanza? Certo, va tenuto d’occhio: nonostante le apparenze potrebbe essere un infame. Se ci accorgiamo che parla più del giusto con i suoi amici quando li incontra alle docce, lo zittiamo a modo nostro. Decideranno d'un tratto di trasferirlo? Vorrà dire che ha già vuotato il sacco!
Dopo un attento esame della parete ci si convince che, attraverso quel muro rinforzato con cura, non si passa. Non a caso tre punteruoli rinforzati hanno ceduto come panetti burro durante gli assaggi iniziali.
Saremo costretti a riprendere la vita di sempre, senza sfilacciare coperte e senza litigare. Se ci sorprendono ci spediscono in una delle colonie di pena del Mar Tirreno raggiungibili tra qualche mese. Diventeremo, a iniziare da ora, reclusi disciplinati da portare ad esempio e saluteremo con deferenza coloro che ci sorvegliano. Lo pretendono tanto e non li deluderemo. Ci mostreremo sempre soddisfatti anche se le nostre cose non vanno come vorremmo e avremo il tempo per otturare il foro e imbiancare la parete. Il materiale non mancherà: ce lo procurerà il nostro amico del magazzino. Ritentare? Dite? Chi ce lo vieta? Inventeremo qualcosa d'altro e questa volta riusciremo a fuggire.
In realtà, l’animo è scosso perché il primo progetto è andato a ramengo senza che alcuno abbia imparato la lezione. Tutti lamentano che, se ogni cosa fosse andata per il verso desiderato, saremmo liberi da un bel pezzo a spassarcela con qualche bella femmina di mondo. Libertà e donne! Se ne sei privo, ti laceri e finisci per osare l’impossibile.
Sarei fuggito, ma le pietre l'hanno impedito. Una volta fuori, se avessero tentato di fermarmi, avrei ucciso con queste mani. Infatti, non sono un santo, non lo sono mai stato e non voglio diventarlo ora. Il paradiso non attende me. Voglio viverla su questa terra, nel bene e nel male, la straordinaria avventura della vita.
La parola libertà e il senso universale che le si attribuisce spingono ad agire con approssimazione mentre l’ansia che s'accompagna all'attesa induce a sbagliare. Quando è tardi per rimediare, ci si ricorda che soltanto il foglio di scarcerazione, il condono e la grazia potranno assicurarci il rientro nel mondo che tanto amiamo.
Undici anni mi restano da trascorrere nella fossa. Un'eternità. Trecentosessantacinque giorni per undici e i conti sono fatti. È troppo un anno, un mese, un giorno. Mi chiedo: cos'ho fatto per meritare tanta pena? Ho ucciso, lo ammetto, ma sono un uomo anch'io, sporco impasto di fango acqua e sangue. Mi sono macchiato d'un delitto in un momento d'ira. E' bastata una manciata di secondi per decidere cosa fare e come farla. Vi allontanate? Vi consiglio di non farlo: ho ancora qualcosa da confidarvi. Sono ammalato e da quattro mesi in qua nessuno ha cura di me. Il nostro medico? Ve lo raccomando, quello, impegnato com'è a trafficare con le medicine, l'alcool ed il DDT degli americani. La colpa non è mia se la spirocheta m'ha ridotto come mi vedete ora. La pallida è l'eredità lasciata da mio padre e spartita con i miei fratelli. Sorridete, sorridete pure. Ce l'ho io, non voi, tutte le malattie del mondo. Sono tra quanti sputano sangue. Le mie confidenze, vi raccomando, non si raccontino in giro: mi eviterebbero come si evitano la lebbra e lo scorbuto. Mi farebbero isolare dimenticando che, a soffrire di emottisi qui siamo in tanti. E non scordate che siamo circondati da ipocriti e da esperti in trincetti e delazioni. Amici? Quando fa loro comodo. Sono nati con il coltello in mano e non mi fido di chi si dice amico. Sono loro, i cari amici, che ti pugnalano per primi alle spalle. Il secondino del turno serale? Porta le chiavi appese alla cintura ed è facile impadronirsene. Siamo in tanti e di agenti, quando decideremo di andare, ce ne saranno ben pochi in giro. Tullio, ho appreso che sarai dei nostri. Hai deciso finalmente? Stringi queste quattro ossa, allunga la mano del cuore e prendi la mia e non scordare che il nostro è un patto d'onore, di quelli che si rispettano. Non sgarrare. E tu Cozzaro che hai scelto di tenerti fuori dalle nostre storie, non origliare come fanno sempre le spie e datti da fare con le pianelle. Serviranno, prima o poi, perché ho già deciso quando agire e dove andare. I cancelli? Un gioco per gente come noi. Il terzo? E' superabile. L'ultima porta blindata? Si apre dall'altro lato e, per il prossimo mese, c’è la stessa guardia a sorvegliare. Busserò tre volte come fanno loro e lo sticco, dopo aver aperto lo sportello, vedrà le fettucce rosse cucite sulla mia giacca scura e penserà al graduato che ritorna dalla ronda. Sorpresa! Ci sarò io al posto suo! Saremo costretti a immobilizzare qualcuno e serve corda che ci procurerà il nostro uomo in magazzino. D'accordo? Che ne pensate di portarci un ostaggio? Chi? Il politico? Ben detto. Ha tutto da guadagnare e, quando verrà l'ora, se ne andrà per conto suo.
Il resto scorre come l'acqua dalla grondaia.
Scapperemo quando l'agente di guardia per strada si allontanerà dalla postazione e avremo, a occhio e croce, ottanta metri di vantaggio. Centodieci passi. Se ci scorge, e ci scorgerà, darà l'allarme esplodendo due colpi di moschetto in aria. Stavo per dimenticare: dovrete stare in salute e non tralasciare di camminare durante l'ora di passeggio. E non ammalatevi perché dovrete restare in latitanza chi sa quanto. Verranno a prelevarci, certo. Ho pensato anche a questo e avremo a disposizione due auto veloci, altrimenti ci toccherà camminare per raggiungere il bosco più vicino. Ho scelto il posto ove riparare e intanto incontrare quanti ci aiuteranno e ci forniranno i viveri necessari per un lungo periodo. Aggiungo a queste raccomandazioni qualcosa d'altrettanto importante, da ricordare. Ascoltate con attenzione. Non vi venga in mente di confidarvi con qualcuno! Né gli estranei e neanche i conoscenti; tanto meno gli amici, dovranno sapere. E non parlatene alle mogli perché qualcuna di loro potrebbe aver già deciso di non riprendevi in casa quando ritornerete liberi. Se ha un amante sareste d'impaccio e vi mollerebbe come si molla uno straccio. Impossibile? Chi dice che è impossibile? Ci sono dubbi? Ditelo a Ruotolo se può accadere. Marco, avvicinati e racconta anche a loro la storiella di tua moglie Bice e del suo bel ganzo. Informaci se le corna pesano e quanto pesano.
Il tentativo d'evasione fallirà come previsto da chi si è chiamato fuori in tempo ed un calcio sul viso al secondino si pagherà con un santantonio al bacio e due settimane e oltre d'isolamento di rigore. A pane, acqua e tavolaccio. Il prezzo sarà più alto se ci scappa il ferito o, cosa non improbabile, il morto, magari due.
Dovrò affrontare un altro processo e altre spese per l'avvocato difensore? Mi condannerebbero e avrei molti altri anni da sommare a quelli che mi restano. Non potrei contare neanche su condoni e amnistie: per l'aggressione a un agente di custodia in servizio non avrei diritti a benefici. Mi pento, lo giuro, su quella santa donna di mia madre, su mio padre e i miei fratelli. C'era in corso da tempo la domanda di grazia e il Presidente l’avrebbe firmata per le mie più volte accertate pessime condizioni di salute. Ho sbagliato nel desiderare la libertà? L’ho cercata, è così, perché non mi bastava sognarla ad occhi aperti. Maledico mille volte mille chi mi ha convinto della fragilità della maledetta parete e, dopo il fallimento, ha insistito perché si ritentasse. Pagheremo i nostri errori, lo dice la Legge. Se le cose volgeranno al peggio, resterà una possibilità di farla franca: scaricare su altri soggetti le nostre colpe. Dovremo pertanto fidarci di qualcuno in grado di suggerirci cosa fare e cosa dire quando ci interrogheranno. Infatti lo faranno. Prenderemo immediato contatto con quanti sappiamo interessati a questa soluzione e concorderemo cosa fare e cosa dire.
Si confida su coloro ai quali spetta promuovere le leggi che proibiscano il ricorso ai sani correttivi che non correggono; ai metodi di recupero e rieducazione che non educano e non recuperano, non sensibilizzano e non umanizzano. Mai più ritorsioni e atti di mera crudeltà.
Vengano pure uomini rudi e forti a vigilare sui propri simili, ma si renda innocua la loro fatica. Restino sempre uomini liberi!

Dopo i rintocchi della campanella della sera - uno lungo, tre brevi - la magione di Belzebù entrava nelle molli spire del silenzio. Le preghiere, seguite dai consueti tramestii, cessavano come per incanto mentre le tenebre scendevano a regnare incontrastate.
A mezzanotte - un segnale d'intesa? - immancabile e puntuale un urlo seguito da una brutale bestemmia troncava le conversazioni tra vicini di sacco. Era l’assassino al quale la sua vittima aveva fatto ancora visita, a sfogarsi? Il recluso, ristretto nell'infamante camicia, ad implorare una breve tregua? L'innocente a lanciare la sua eterna sfida alla Legge? Il Dolore a passare oppure la Morte, furtiva e puntuale, ad aggirarsi nella cittadella del dolore? Sia benedetta la Morte che non scorda di portarsi al capezzale dei perseguitati, dei deboli, infelici, sofferenti e dimenticati.

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