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La Pampa

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Buenos Aires - L'alba è un'esplosione di luce. Sotto le candide ali del Boeing 747, la distesa oceanica nella veste verde-azzurro del mattino si mostra in tutta la sua magnificenza. Lo spettacolo, unico, induce al silenzio e alla meditazione e sembra allontanare il ricordo degli amici appena salutati all'aeroporto internazionale di Ezeiza.
I passeggeri si affannano nel vano tentativo di filmare, attraverso gli oblò, le immagini delle nuvole grigie; impegno inutile per la difficoltà di effettuare riprese apprezzabili. Presto ogni cosa rientra nella piatta normalità del volo transoceanico in partenza da Buenos Aires con destinazione Roma. Molti gli italiani a bordo. In gran parte meridionali imbarcati a Rio de Janeiro, unico scalo intermedio. Tornano in Italia per trascorrervi alcune settimane di ferie e intanto partecipare indirettamente alle prossime elezioni politiche.
L’argomento voto s’impone su tutti gli altri, seguito da critiche sulla mancata attuazione della normativa elettorale a favore dei conterranei residenti all’estero.
Sandro Papaleo - proveniente dalle Alte Terre del Mato Grosso - suggerisce la creazione di un Ministero delegato a porre in cantiere la soluzione dei tanti problemi che assillano gli italiani emigrati.
Nell’aereo, va detto anche questo, si sta a proprio agio per effetto dell’aria pressurizzata che ci permette di respirare dopo esserci sorbita un bel po' di torrida estate australe. Con riferimento ai voli ed ai servizi portuali non mancano critiche sulla nostra Compagnia di bandiera che non agevolerebbe le nostre comunità all’estero. Ricordo in proposito di aver letto recentemente su un settimanale argentino bilingue che - essendo l’Alitalia a partecipazione statale, sbaglia ad applicare metodi puramente commerciali, peraltro rifiutati dalle aziende private del settore. Si conviene che, se fossero concessi sconti agli utenti organizzati in gruppi, come pratica la Compagnia brasiliana Varig, la clientela aumenterebbe, in particolare quella in partenza dall’America del Sud.

Per interrompere la monotonia del volo, decidiamo di porre alcune domande al comandante dell'aeromobile che si presenta spesso con l’evidente intenzione di intrattenersi con i passeggeri. Elude i quesiti perché assicura… non informato dei problemi amministrativi che interessano la nostra Compagnia di bandiera. Aggiunge che un recente accordo dell’Alitalia con un importante gruppo americano permetterà di raccordare, a tariffe ragionevoli, Roma ad importanti città del Canada e dell’America Centrale. In definitiva, dallo scalo di Newark, sarà possibile imbarcarsi, senza cambiare aereo e senza lunghe soste, per centinaia di altre destinazioni.
I conterranei Luigi Malito e Sandro Papaleo ascoltano ma non commentano, evidentemente interessati ad altre strategie ed altre rotte.

Ora facciamo un passo indietro.
La conoscenza in Buenos Aires (altrimenti detta Baires) di Francisco Argento, originario di Fuscaldo, ridente cittadina collocata sul Mar Tirreno, si rafforza nel quartiere di San Pedro Telmo. Francisco si è reso disponibile a farmi da guida nel noto quartiere di Baires.
Mi indica le case coloniali, il villaggio dei pescatori, il settore francese, la stazione ferroviaria dalla chiara impronta inglese, i balconi di ferro battuto all'italiana, i tavolini e gli ombrelloni dei caffè; i locali da ballo che, dopo la mezzanotte, si riempiono dei patiti del tango argentino. Andiamo alla ricerca delle tracce lasciate dagli italiani giunti un giorno sperando di lavorare nella florida industria della carne, ma non le troviamo.
Suggella il nostro bel sodalizio un’abbondante portata di pesce in salsa piccante, da bucanieri, accompagnata dal buon vino di Mendoza, nell’affollata casa de comida del quartiere Boca.
Ci lasciamo nel pomeriggio inoltrato dopo una corsa in taxi per le strade affollate fino a Calle Maipú, nel cuore pulsante della Capital Federal. Mi fermo al Tritone-Hotel, di proprietà dei fratelli Gareri originari di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, con l'impegno di ritrovarci per dar corso alla programmata escursione nella pampa. Partiremo dalla stazione di Once.
      
       Spinto sempre dalle mie pene,
       uscir voglio da quest'inferno,
       non l'estate temo e neppure il verno.
       Se la man la lancia stringe,
       poi tra gli indios non si spinge
       il potere del Governo.

Porto nella valigia, una copia del Martin Fierro, nella speranza che - come già avvenuto al traduttore Folco Testena, eclettico italiano di Macerata - la rapsodia epica di José Hernandez, in cui il gaucho assurge a significato di universale poesia, conforti il mio viaggio consentendomi di intendere appieno l'anima del popolo argentino.

Sono gaucho ognun lo sappia ch'io la conto
sempre schietta. Che per me la terra è stretta
e potrebbe esser più grande. Né il serpente
mi saetta, né del sol sento la vampa.

Parlando di pampa e gauchi, paragonabili ai nostri butteri della Maremma, mi piace immaginarli con indosso la caratteristica camicia rossa.
F.B.Head, ingegnere inglese, nelle sue Note di viaggio (pubblicate nel 1826) afferma che… la condizione dei cavalieri della pampa è naturalmente indipendente dalla turbolenza politica che monopolizza l’attenzione degli abitanti delle città. Il loro numero è minimo ed isolato a causa delle distanze. Molti discendono da famiglie spagnole benestanti, hanno buone maniere e sentimenti nobili. Poco suscettibili all'adulazione, vivono nel rancho ove sono nati. Considero che ogni cosa o quasi, sia mutata nelle abitudini dei gauchos celebrati dal Martin Fierro, soprattutto per l’influenza negativa dei grandi centri urbani un giorno non facilmente raggiungibili.

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Francisco Argento mostra vivacità e vigore. Gran patito del ballo argentino, non manca, quando se ne presenta l'occasione, di mostrare resistenza ed entusiasmo. E' stato ‘un mattatore di tango’ e conosce i paesi dell'America del Sud per averli visitati. Parla il castigliano, il portoghese ed è un insostituibile compagno di viaggio. A parte la disponibilità mostrata, riesce ad essere, in contempo, guida esperta nonché perfetto interprete delle mie esigenze di maldestro turista. Ama ricordare i familiari, s’immerge in richiami nostalgici e stravede per la terra di origine. Accenna spesso a sua madre, Clementina Fiorillo, perduta alcuni anni fa; rammenta la sua partenza dall’Italia e, soprattutto, nel momento del distacco, l'atto della consegna (da parte di sua madre Clementina) di tutti i risparmi. Un gesto d’amore accompagnato dalla raccomandazione di farne buon uso. Ricorda il giuramento di farla arrivare in Argentina entro un anno: altrimenti sarebbe tornato subito in Italia!
Inoltre accenna alla nuova esistenza in terra straniera ed elenca gli ostacoli incontrati: la non conoscenza della lingua, i molti dubbi per le scelte da fare, il cruccio per la mancanza di una stabile occupazione, le difficoltà incontrate in relazione all’inserimento nella società locale, il timido sorgere delle prime speranze, la travagliata crescita economica della seconda patria percorsa dalla ricorrente instabilità politica e lacerata da conflitti sociali.
Ciò che maggiormente lo mortificava era il ritardo nel mettere da parte i quattrini per l’acquisto del biglietto per nave da inviare alla madre. Confessa: eccomi tutte le sere a contare e ricontare i pochi pesos accantonati, mai bastevoli per il costo del biglietto perché rosi dalla svalutazione. Il miracolo ci fu e mia madre finalmente ci raggiunse!
Francisco è un fiume in piena. Ricorda anche gli ostacoli incontrati dagli italiani giunti in centinaia di migliaia sempre sfavorevolmente accolti perché troppi erano i mestieri non richiesti. Si respingevano infatti i tecnici specializzati, meccanici e professionisti. Graditi invece gli agricoltori e preferite le famiglie forti e sane, i nuclei onesti e disposti a pazientare.
Erano guai farsi prendere dallo sconforto.
A volte, dopo essere sbarcati, si riceveva il disinteressato consiglio di ‘cercare altrove il lavoro’. Se si presentava un’offerta da parte di persona conosciuta conveniva accettare all’istante, qualunque fosse la fatica da affrontare e la località da raggiungere.
Erano in tanti in lista d’attesa ed il costo della vita diventava sempre più alto, esosi i fitti per le abitazioni nella Capital Federal. Esisteva la possibilità di trovare lavoro nelle aziende agricole parecchio lontane, ma bisognava apprendere lo spagnolo, raggiungere il territorio, la gente e le abitudini locali. Altrimenti rassegnarsi ed attendere tempi migliori.
Alla metropoli, si preferivano i centri minori ove era meno arduo trovare impiego come fabbro, falegname, muratore e calzolaio. Alta la richiesta di manovalanza disposta a raggiungere i cantieri che si trovavano nelle zone interne ove si costruivano strade, ponti ed altre opere. Se non s’incontrava un imprenditore disposto ad assumerti, ci si rivolgeva al Governo per ricevere, in tempi lunghi, terreni da dissodare, coltivare ed a volte fare propri. Rimaneva in ogni caso l'ostacolo della lontananza dai grandi centri urbani e il conseguente isolamento in località non facili da raggiungere. Trovarsi a volte senza medici e senza medicine.
Era agevole ottenere concessioni di terreni nelle province di Nequen, Rio Negro, Chubut e Santa Cruz. A tale scopo, bisognava rivolgersi all'Officina de Trabajo e al Settore Terre e Colonie gestito dal Ministero dell’Agricoltura. Seguiva, inevitabile, l'osservanza delle norme e l’attendibilità dei documenti da presentare: certificati penali di recente emissione, atti di nascita, matrimoniali e vaccinazioni.
Inoltre il capo famiglia non doveva superare sessant’anni, i membri di casa giudicati idonei per il tipo di lavoro al quale erano destinati. Era agevole ottenere in concessione terreni ove si praticavano le stesse coltivazioni alle quali si era dediti nelle nazioni di provenienza. Si sarebbe risparmiato tempo da dedicare a colture sconosciute (il mate ad esempio) o prodotti la cui semina poteva essere avviata dopo averne sufficientemente approfondita la conoscenza.

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La pampa finalmente si mostra ai nostri occhi.
Non scorgiamo case per miglia e miglia; niente e nessuno che scuota la sonnolenza di spazi infiniti.
La solitudine che ci circonda fa intendere lo stato d'animo dei nostri conterranei, costretti lontani dalle comunità organizzate e dai centri maggiori. Sullo sfondo caliginoso si mostrano mandrie di buoi al pascolo. Diversi i colori e le razze: Aberdeen Angus, dal manto scuro; Herreford e grigi Zebu, fermi all’ombra delle caldenas e delle araucarie, degli alberi pampeani dai fiori gialli. A perdita d'occhio cespugli spinosi ed erba argentea, rara la vegetazione d’alto fusto e a volte invisibile il profilo delle Ande.
L'afa incombente fa venire in mente immagini di transumanza. Attorno, incontrastato, il silenzio mentre il vapore sale dalla terra e scivola lungo la pianura. I punti di riferimento che ci siamo dati svaniscono gradualmente in spazi non definibili e tutto sembra assumere le medesime proporzioni. Intanto le speranze e le passioni premono e si chetano sepolte nell’immenso che ci circonda. Tra qualche giorno magari questo mondo irreale diventerà un semplice ricordo.
Francisco continua... Parla di esistenze difficili appese ad un filo. Accende, una dopo l’altra, sigarette dall’aroma forte ignorando le mie sollecitazioni a non farlo. La nostra gente giungeva con in tasca pochi mezzi bastevoli a sopravvivere pochi giorni. Raramente il possidente emigrava e molti di loro si fermavano presso i parenti in attesa di un’opportunità da cogliere.
Rientrare in Italia? Difficile, se non impossibile. Nel distretto di Cordoba era agevole lavorare nelle miniere, dura fatica fino a quanto non furono introdotti i moderni mezzi per l’estrazione del materiale.
Francisco mi indica sulla cartina l’ultimo tratto che è necessario percorrere per raggiungere la mèta che ci siamo prefissi: si tratta dell’estancia Martin Marco, non lontano dal Rio de la Plata. Una fattoria sorta nei primi del 900 che appare con l'originaria casa madre in stile ferrocarrillero e con tegole all'inglese. Dispone di alcune stanze per gli ospiti ai quali sarà possibile cavalcare, muoversi a proprio agio, visitare gli ambienti per la mungitura, inoltrarsi nei campi per ammirare le bestie, fotografare la flora e le farfalle.
L'estancia aveva un nome diverso quando tal Wilson, il giovane contadino attratto dalla bellezza del posto - dopo aver cambiato il nome in Juan Luis Negro - iniziò una nuova esistenza.

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