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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XLIII

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La gita a Soverato (5° parte) 

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Abbiamo lasciato la nostra donna Clotilde a Soverato. Dopo una cena non del tutto gradita con la cugina nel ristorante dell’albergo, la troviamo in camera. E’ nel panico assoluto: due blatte alate sono nella sua stanza, una delle quali sul suo letto. La nostra eroina, messa temporaneamente da parte finezza e bon ton, da sfogo al suo terrore con un urlo disumano. Una telefonata del portiere le viene in aiuto: è stato chiamato dal suo vicino di stanza allarmato da un terribile grido proveniente dalla sua stanza.

Finalmente è arrivato l’inserviente mandatomi dal portiere. Ridacchiando sotto i baffi per la buffa situazione, (non ho avuto il coraggio di muovere nemmeno un muscolo e, orrore, mi ha trovata sul letto in camicia da notte e bigodini) è riuscito con estrema facilità a catturare le orribili blatte.
Finito l’incubo, finalmente riesco a prendere sonno, quando vengo svegliata dalla musica ritmata di un night.
L’ascolto con piacere. Sto quasi per addormentarmi, quando mi accorgo che questa va ad incrociarsi ad un altro motivo, poi ad un altro ancora mentre il volume va gradatamente aumentando. Il risultato: un rumore assordante, ma il tutto diventa ancora più fastidioso quando si aggiunge l’altoparlante musicale delle giostre.
Sono costretta ad alzarmi. Mi affaccio: la gente è aumentata, le luci anche e la musica con questi. Sarà la stanchezza, saranno state le fatidiche blatte, non lo so, ma questo rumore, perché di rumore ora si tratta, arriva al mio orecchio esasperante, sembra poi non avere fine!
A questo si associa il caldo. I condizionatori funzioneranno? Mi chiedo. Li tasto: sono al massimo ed è come se non funzionassero…
Mi sento quasi soffocare dal caldo e dal rumore. Aprire la finestra poi, non se ne parla nemmeno!!! Ci manca solo che stasera entrino di nuovo altre blatte!!! Non ho altra soluzione che aspettare che la notte cominci anche per la gente che è fuori a far baldoria.
Mi metto a letto e cerco di leggere, anche se non riesco a concentrarmi. Dopo circa due o tre ore, finalmente il frastuono va attenuandosi e io, con il libro in mano, finalmente mi addormento.
E’ finalmente silenzio, quando il rombo assordante di un motore spezza l’incanto: è una barca da pesca…sono le 4 del mattino…sta andando verso destra…tornerà poi indietro? Mi riaddormento sfinita: è quasi l’alba.
Verso le otto, mi sveglia il telefono.
“Sì ancora a lu lettu Clotì?” mi redarguisce Memè. “eu ava e mò cchì mangiàvi!!…Clotì, vidi ‘ma ti motichi ca ccà natru pocu chiudanu!!”
“SCUSAMI IL RITARDO!” mi giustifico “…MA HO AVUTO UNA NOTTE MOVIMENTATA!”
“Ni ‘nd’accorgìmmi!...ni ‘nd’accorgimmi!!” mi risponde lei sghignazzando.
“ACCORTA DI CHE?” le chiedo allarmata.
“Mamma Clotì!...stacìamu parràndu propriu ‘e tìa!”
“Di me?? E con chi?”
“Cc’u portèra! …mi dissa cchì stanotte arribulentàsti l’albergu!!
” mio Dio non è possibile, oltre al danno anche la beffa! Comincio a credere che Memè sia la principale responsabile di tutti i miei guai.
“STO SCENDENDO!” taglio corto.
“Moticàtti ca jàmu a lu mara!!...t’aspèttu fora!!” mi risponde di rimando.
In fretta sbrigo tutte le mie cosucce ed esco. Ma sto appena chiudendo la porta della camera quando, un distinto signore fermo davanti l’ascensore, mi guarda con insistenza. Sfacciato! Temporeggio sperando che sparisca nell’ascensore: giocherello con le chiavi…poi rientro in camera facendo finta di aver dimenticato qualcosa, ma niente. E’ ancora lì. Decido di affrontare il problema. Entriamo assieme in ascensore. Mi sembra che scenda con snervante lentezza. Mentre il signore in questione continua a scrutarmi, io guardo il soffitto fingendo indifferenza.
“Scusi signora!”
“Sii?!” rispondo girandomi verso di lui.
“E’ forse lei che ha urlato stanotte?” Oh mio Dio!!! Ma è possibile che del mio urlo sia a conoscenza tutto l’albergo!!?!
“Beh…si!” rispondo timidamente mentre sento il mio viso infiammarsi.
“Sa…mi sono permesso di chiamare il portiere…sarei voluto venire io stesso in suo aiuto, ma…avevo paura di essere indiscreto!!!” meno male che ha vinto la paura: mi avrebbe trovato in camicia da notte e bigodini in piedi sul letto!!!
“Ha fatto benissimo!” rispondo di rimando “comunque…” lo precedo sulla fatidica domanda che sento pronta ad uscirgli dalla bocca “non era nulla di grave!” Finalmente l’ascensore arriva a destinazione, le porte si aprono ed io mi accomiato velocemente “Buon giorno… e grazie di tutto!!”
“E’ stato un piacere!” risponde lui ed io mi dirigo verso il ristorante.
Dopo una sobria colazione consumata in libertà, senza interferenze della cugina, esco dall’albergo per incontrarla.
Eccola con la sua solita sigaretta in bocca. Una casacca a grandi fiori viola, ampia e corta fino al ginocchio le scopre le sue grasse gambe che, come piramidi rivoltate finiscono in due scivoli di gomma deformati di misura microscopica.
“Era ura!!” ricevo il suo solito e cordiale saluto ”Jamunìnda cchì è tardu!!” Così mi avvio sul lungo mare di Soverato, assieme a Memè alla volta della spiaggia. Le sue natiche vibrano ad ogni suo passo, mentre sbuffa ed esala fumo da ogni parte.
“Cloti!” si gira ad un tratto come se avesse dimenticato di dirmi qualcosa “vidi duva mintìsti ‘a machina, ca oja è jòrnu e mercàtu!” mi chiedo cosa mai c’entra la mia macchina con il mercato.
“E’ posteggiata bene, stai tranquilla!” le rispondo.
“E’ megghju ‘ma controlli Clotì…sent’a mmìa!!…va vìda, cà t’aspettu a lu mara!!”
Con Memè non c’è proprio da discutere: la sua sordità e testardaggine le crea intorno un muro invalicabile, così sono costretta di mala voglia ad andare verso la mia macchina.
In effetti in via Kennedy decine di bancarelle tappezzano la strada. Man mano che mi avvicino, sono sempre più allarmata: con tutte queste bancarelle che fine avrà fatto la mia macchina? Accelero il passo. Sono al punto esatto dove ho parcheggiato, ma al posto della mia macchina trovo una enorme bancarella di biancheria intima.
“Scusi” chiedo allarmatissima al negretto addetto alla vendita “ c’era una macchina blu al posto della sua bancarella, non sa per caso che fine abbia fatto?”
“Io non sapere signora!!” mi risponde masticando appena qualche parola d’italiano.
“Signora è per caso quella la sua macchina?” Sia lodato il cielo! Forse non è stata rubata, penso, e mi giro: è un vigile che col taccuino in mano, mi indica con la punta della penna una piccola macchina blu con i parafanghi storti in mezzo al prato. E’ la mia! Riconosco il ciondolino che mi ha regalato mio nipote Robertino appeso allo specchietto.
“Ma come ha fatto ad arrivare fin lì?” chiedo al vigile.
“Cara signora…” mi risponde lui “forse non ha letto il cartello?” e me lo indica sempre con la solita penna “quando c’è il mercato, le macchine in via Kennedy non devono essere parcheggiate, altrimenti fanno la fine della sua! Sa, questi ambulanti quando trovano il loro posto occupato non vanno tanto per il sottile e la spostano di peso, se necessario!!”
Bella notizia! Lo saluto e vado a controllare i danni. I due paraurti, anteriore e posteriore sono considerevolmente deformati e, oltretutto, sul parabrezza il vigile mi ci ha lasciato pure la multa!!!
Quello che mi infastidisce più di ogni altra cosa è che Memè lo sapeva!!
“’A trovasti ‘a machina? T’a spostàru eh?..”mi grida da lontano Memè seduta al tavolino del bar del lido davanti ad una granita gigantesca…Mi seggo anch’io pesantemente accanto a lei… distendo con poca eleganza le gambe, mentre le braccia mi pendono dai braccioli della sedia e tiro, sconfitta, le somme: d’ora in poi se vorrò venire a Soverato partirò la notte: quando sono tutti qui a far baldoria troverò forse la strada sgombra; provvederò a fornirmi di tutto il necessario per un soggiorno prolungato, vista la fatica di entrare e uscire; non aprirò più le finestre dell’albergo per evitare visite poco gradite; non parcheggerò più in via Kennedy nei giorni di mercato e soprattutto mai e poi mai verrò con Memè!!!”


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano. 



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Abbiamo lasciato la nostra donna Clotilde a Soverato. Dopo una cena non del tutto gradita con la cugina nel ristorante dell’albergo, la troviamo in camera. E’ nel panico assoluto: due blatte alate sono nella sua stanza, una delle quali sul suo letto. La nostra eroina, messa temporaneamente da parte finezza e bon ton, da sfogo al suo terrore con un urlo disumano. Una telefonata del portiere le viene in aiuto: è stato chiamato dal suo vicino di stanza allarmato da un terribile grido proveniente dalla sua stanza.

Finalmente è arrivato l’inserviente mandatomi dal portiere. Ridacchiando sotto i baffi per la buffa situazione, (non ho avuto il coraggio di muovere nemmeno un muscolo e, orrore, mi ha trovata sul letto in camicia da notte e bigodini) è riuscito con estrema facilità a catturare le orribili blatte.
Finito l’incubo, finalmente riesco a prendere sonno, quando vengo svegliata dalla musica ritmata di un night.
L’ascolto con piacere. Sto quasi per addormentarmi, quando mi accorgo che questa va ad incrociarsi ad un altro motivo, poi ad un altro ancora mentre il volume va gradatamente aumentando. Il risultato: un rumore assordante, ma il tutto diventa ancora più fastidioso quando si aggiunge l’altoparlante musicale delle giostre.
Sono costretta ad alzarmi. Mi affaccio: la gente è aumentata, le luci anche e la musica con questi. Sarà la stanchezza, saranno state le fatidiche blatte, non lo so, ma questo rumore, perché di rumore ora si tratta, arriva al mio orecchio esasperante, sembra poi non avere fine!
A questo si associa il caldo. I condizionatori funzioneranno? Mi chiedo. Li tasto: sono al massimo ed è come se non funzionassero…
Mi sento quasi soffocare dal caldo e dal rumore. Aprire la finestra poi, non se ne parla nemmeno!!! Ci manca solo che stasera entrino di nuovo altre blatte!!! Non ho altra soluzione che aspettare che la notte cominci anche per la gente che è fuori a far baldoria.
Mi metto a letto e cerco di leggere, anche se non riesco a concentrarmi. Dopo circa due o tre ore, finalmente il frastuono va attenuandosi e io, con il libro in mano, finalmente mi addormento.
E’ finalmente silenzio, quando il rombo assordante di un motore spezza l’incanto: è una barca da pesca…sono le 4 del mattino…sta andando verso destra…tornerà poi indietro? Mi riaddormento sfinita: è quasi l’alba.
Verso le otto, mi sveglia il telefono.
“Sei ancora a letto Clotilde?” mi redarguisce Memè. “Io ho mangiato già da tempo!!…Clotilde vedi di muoverti perchè qui tra poco chiudono!!”
“SCUSAMI IL RITARDO!” mi giustifico “…MA HO AVUTO UNA NOTTE MOVIMENTATA!”
“Ce ne siamo accorti... ce ne siamo accorti!!” mi risponde lei sghignazzando.
“ACCORTA DI CHE?” le chiedo allarmata.
“Mamma Clotì!...stavamo parlando proprio di te!”
“Di me?? E con chi?”
“Con il portiere! …mi ha detto che stanotte hai allarmato tutto l’albergo!!
” mio Dio non è possibile, oltre al danno anche la beffa! Comincio a credere che Memè sia la principale responsabile di tutti i miei guai.
“STO SCENDENDO!” taglio corto.
“Muoviti che andiamo a mare!!...ti aspetto fuori!!” mi risponde di rimando.
In fretta sbrigo tutte le mie cosucce ed esco. Ma sto appena chiudendo la porta della camera quando, un distinto signore fermo davanti l’ascensore, mi guarda con insistenza. Sfacciato! Temporeggio sperando che sparisca nell’ascensore: giocherello con le chiavi…poi rientro in camera facendo finta di aver dimenticato qualcosa, ma niente. E’ ancora lì. Decido di affrontare il problema. Entriamo assieme in ascensore. Mi sembra che scenda con snervante lentezza. Mentre il signore in questione continua a scrutarmi, io guardo il soffitto fingendo indifferenza.
“Scusi signora!”
“Sii?!” rispondo girandomi verso di lui.
“E’ forse lei che ha urlato stanotte?” Oh mio Dio!!! Ma è possibile che del mio urlo sia a conoscenza tutto l’albergo!!?!
“Beh…si!” rispondo timidamente mentre sento il mio viso infiammarsi.
“Sa…mi sono permesso di chiamare il portiere…sarei voluto venire io stesso in suo aiuto, ma…avevo paura di essere indiscreto!!!” meno male che ha vinto la paura: mi avrebbe trovato in camicia da notte e bigodini in piedi sul letto!!!
“Ha fatto benissimo!” rispondo di rimando “comunque…” lo precedo sulla fatidica domanda che sento pronta ad uscirgli dalla bocca “non era nulla di grave!” Finalmente l’ascensore arriva a destinazione, le porte si aprono ed io mi accomiato velocemente “Buon giorno… e grazie di tutto!!”
“E’ stato un piacere!” risponde lui ed io mi dirigo verso il ristorante.
Dopo una sobria colazione consumata in libertà, senza interferenze della cugina, esco dall’albergo per incontrarla.
Eccola con la sua solita sigaretta in bocca. Una casacca a grandi fiori viola, ampia e corta fino al ginocchio le scopre le sue grasse gambe che, come piramidi rivoltate finiscono in due scivoli di gomma deformati di misura microscopica.
“Era ora!!” ricevo il suo solito e cordiale saluto ”Andiamo che è tardi!” Così mi avvio sul lungo mare di Soverato, assieme a Memè alla volta della spiaggia. Le sue natiche vibrano ad ogni suo passo, mentre sbuffa ed esala fumo da ogni parte.
“Cloti!” si gira ad un tratto come se avesse dimenticato di dirmi qualcosa “controlla dove hai messo la macchina, perché oggi è giorno di mercato” Mi chiedo cosa mai c’entra la mia macchina con il mercato.
“E’ posteggiata bene, stai tranquilla!” le rispondo.
“E’ meglio se controlli Clotilde…senti a me!!…vai a vedere, io ti aspetto al mare!!”
Con Memè non c’è proprio da discutere: la sua sordità e testardaggine le crea intorno un muro invalicabile, così sono costretta di mala voglia ad andare verso la mia macchina.
In effetti in via Kennedy decine di bancarelle tappezzano la strada. Man mano che mi avvicino, sono sempre più allarmata: con tutte queste bancarelle che fine avrà fatto la mia macchina? Accelero il passo. Sono al punto esatto dove ho parcheggiato, ma al posto della mia macchina trovo una enorme bancarella di biancheria intima.
“Scusi” chiedo allarmatissima al negretto addetto alla vendita “ c’era una macchina blu al posto della sua bancarella, non sa per caso che fine abbia fatto?”
“Io non sapere signora!!” mi risponde masticando appena qualche parola d’italiano.
“Signora è per caso quella la sua macchina?” Sia lodato il cielo! Forse non è stata rubata, penso, e mi giro: è un vigile che col taccuino in mano, mi indica con la punta della penna una piccola macchina blu con i parafanghi storti in mezzo al prato. E’ la mia! Riconosco il ciondolino che mi ha regalato mio nipote Robertino appeso allo specchietto.
“Ma come ha fatto ad arrivare fin lì?” chiedo al vigile.
“Cara signora…” mi risponde lui “forse non ha letto il cartello?” e me lo indica sempre con la solita penna “quando c’è il mercato, le macchine in via Kennedy non devono essere parcheggiate, altrimenti fanno la fine della sua! Sa, questi ambulanti quando trovano il loro posto occupato non vanno tanto per il sottile e la spostano di peso, se necessario!!”
Bella notizia! Lo saluto e vado a controllare i danni. I due paraurti, anteriore e posteriore sono considerevolmente deformati e, oltretutto, sul parabrezza il vigile mi ci ha lasciato pure la multa!!!
Quello che mi infastidisce più di ogni altra cosa è che Memè lo sapeva!!
“’Hai trovato la macchina? Te l'hanno spostata eh?..”mi grida da lontano Memè seduta al tavolino del bar del lido davanti ad una granita gigantesca…Mi seggo anch’io pesantemente accanto a lei… distendo con poca eleganza le gambe, mentre le braccia mi pendono dai braccioli della sedia e tiro, sconfitta, le somme: d’ora in poi se vorrò venire a Soverato partirò la notte: quando sono tutti qui a far baldoria troverò forse la strada sgombra; provvederò a fornirmi di tutto il necessario per un soggiorno prolungato, vista la fatica di entrare e uscire; non aprirò più le finestre dell’albergo per evitare visite poco gradite; non parcheggerò più in via Kennedy nei giorni di mercato e soprattutto mai e poi mai verrò con Memè!!![/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

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