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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXXVII

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'U Ponta e Sianu    

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Oggi sulla nostra panchina manca don Ignazio: ascoltiamo la conversazione dei nostri due amici e cerchiamo di scoprire  
la ragione di tale assenza.
Don Mimì e don Vincenzino, sono seduti ai giardinetti di Piazza Prefettura, come al solito guardano pensierosi lo struscio.
“Quandu vena donn’Ignazzu!?!” Chiede ad un tratto don Mimì all’amico.
“No!! ojia ‘on vena… ava e jira a nu funerala!” Risponde don Mimì inchinandosi a salutare il commendatore T…  che sta or ora passando.
Don Mimì che, come sappiamo, è sempre assetato di notizie, vuol sapere tutto dell’amico e tempesta di domande don Vincenzino sul come, sul quando e sul dove.
“U funerala è all’undici e mmenza a lu Cunventinu cà ‘nci moriu 'a mugghjera a don Carmelu!!!” risponde don Vincenzino che anche a lui è gradito rispondere.
“…A mugghjera e don Carmelu?!!...chiddha bella fìmmina!!!” commenta meravigliato don Mimì “…E comu succediu…comu succediu?”
“Don Mimì…sempa à na cosa pensati!! chiddha povera fimmina s’ammazzau…poveru don Carmelu!!!”
A questo punto don Mimì non sta più nella pelle: in quel momento potrebbe passare il Papa in persona davanti a lui che la cosa non gli interesserebbe quanto la fine ‘de stà beddhaa fìmmina’.
“Si jettau do' ponte ...‘ma ‘on saccìu e quala!” gli risponde don Vincenzino.
“ Poveru don Carmelu….ppecchì s’ammazzau…ppecchì?”
Don Vincenzo sulla panchina si gira completamente verso l’amico per meglio raccontare per filo e per segno quello che è riuscito a sapere. La cosa merita una sigaretta e, finito il rito dell’accensione, comincia a sciorinare quello che sa.
“ Aviti e sapira cchì a donna Annuzza a capu ‘on ci funzionau mai bbona…  e nenta e nenta!”
“Era paccia?” incalza don Mimì.
“Ca commu….! ‘on avìa passatu mancu ‘n’annu cchì don  Carmelu l’avia spusata, cchì a iddha cominciaru ‘ma ‘nci venanu i fìsimi cà s’avia d’ammazzara….su pover’omu in primis, pensau cchì iddha u dicìa accussì ‘ma u fa scantara….invece ‘nu jornu su pover’omu, quando si ricogghjiu a la casa,  truvau ‘nu fògghju subba u tavulu da’ cucina….”
“Cchì ‘ncera scrittu….cchì ‘ncèra scrittu?” chiede impaziente don Mimì.
“ ‘Nc’èra scrittu: ‘on pozzu cchiù campara, mi jettu dò ponte!”
Don Mimì, dalla ricchezza dei dettagli, sospetta che l’amico ci stia forse ricamando sopra.
“Ma vui, tutti si cosi, comu i sapiti?”
“ ‘A mugghjera mia a conuscìa bbona!” risponde prontamente don Vincenzino.
Don Mimì si sente rassicurato…se c’è di mezzo donna Rosina!!! 
“E poi cchì succediu…?”
Butta in terra la sigaretta don Vincenzo, calpesta la cicca per spegnerla e continua il suo racconto.
“Iddhu comu a leghjiu, pigghjau a machina e fughjiu a lu ponte e Sianu (cà ‘na vota si jettavanu tutti e ddhà) …a trovau cchì si stacìa jettandu!...a sarvau pilu pilu!!!”
“ Cchì mi diciitii!!!”
“Nata vota ‘on a truvau a la casa, u pover’omu! stacia diventandu pacciu! …sonau a li vicini e nenta…jiu da' socera…e nente!! cchì potia fara? Pigghjau 'a machina e fughju a lu ponte e Sianu ‘ma….u trovau chiusu! Poi si ricordau cchì i genti mò si jettavanu tutti do’ ponte novu e….jiu ddhà!!!”
“ Si jettau e ddhà?” incalza don Mimì.
“Noo! Si sarvau puru stà vota!!! Aviti e sapira cchi omma i genti si jettanu e ddhà, ‘u sindacu u fìcia trasennara!”
“E allora?” chiede impaziente l’amico.
“Chiddhu poveru don Carmelu a truvau subba ‘u ponte novu cchì jia avanti e arretu cercandu ‘nu varcu pemma si po’ jettara”
“ Bbongiornu!!  Arrivavi finalmente!!!!” è don Ignazio che, reduce dal funerale, si siede ora pesantemente sulla panchina fra i due amici assetati di notizie fresche.
”Don Ignà…..?” chiede senza convenevoli don Vincenzino all’amico “…sapistivu a lu funerala e duva si jettau ‘a mugghjera e don Carmelu?”
“Ca commu!!” risponde il nuovo arrivato prendendo fiato “ Mò cchì chiudiru ‘u ponte e Sianu e transennaru chidhu novo…si jettanu tutti da' tangenziàla!!! E ìddha… e ddhà si jettau, povera fìmmina!!”


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano. 



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Oggi sulla nostra panchina manca don Ignazio: ascoltiamo la conversazione dei nostri due amici e cerchiamo di scoprire  
la ragione di tale assenza.
Don Mimì e don Vincenzino, sono seduti ai giardinetti di Piazza Prefettura, come al solito guardano pensierosi lo struscio.
“Quando viene don Ignazio!?!” Chiede ad un tratto don Mimì all’amico.
“No!! oggi non viene... deve andare ad un funerale!” Risponde don Mimì inchinandosi a salutare il commendatore T… che sta or ora passando.
Don Mimì che, come sappiamo, è sempre assetato di notizie, vuol sapere tutto dell’amico e tempesta di domande don Vincenzino sul come, sul quando e sul dove.
“Il funerale è alle undiici e mezza al Conventino perché è morta la moglie di don Carmelo!!!” risponde don Vincenzino che anche a lui è gradito rispondere.
“…la moglie di don Carmelo?!!... quella bella donna!!!” commenta meravigliato don Mimì “…E com'è successo...com'è successo?”
“Don Mimì…sempre ad una cosa pensate!! Quella povera donna si è ammazzata... povero don Carmelo!!!”
A questo punto don Mimì non sta più nella pelle: in quel momento potrebbe passare il Papa in persona davanti a lui che la cosa non gli interesserebbe quanto la fine ‘de stà beddhaa fìmmina’.
“Si è buttata dal ponte... ma non so da quale!” gli risponde don Vincenzino.
“ Povero don Carmelo….perché si è ammazzata... perché?”
Don Vincenzo sulla panchina si gira completamente verso l’amico per meglio raccontare per filo e per segno quello che è riuscito a sapere. La cosa merita una sigaretta e, finito il rito dell’accensione, comincia a sciorinare quello che sa.
“Dovete sapere che donna Annuzza non è mai stata giusta di testa... proprio per niente!”
“Era pazza?” incalza don Mimì.
“E come….! Non era passato nemmeno un anno da quando don Carmelo l'aveva sposata, che già le era cominciata la mania che si doveva ammazzare...pover'uomo!! All'inizio aveva pensato che lei lo diceva così per fargli avere paura...invece, un giorno questo pover'uomo, quando si ritirò a casa, trovò un foglio sul tavolo della cucina….”
“Che c'era scritto... che c'era scritto?” chiede impaziente don Mimì.
“C'era scritto:' non posso più vivere, mi butto dal ponte'!”
Don Mimì, dalla ricchezza dei dettagli, sospetta che l’amico ci stia forse ricamando sopra.
“Ma voi come le sapete tutte queste cose?”
“Mio moglie la conosce bene!” risponde prontamente don Vincenzino.
Don Mimì si sente rassicurato…se c’è di mezzo donna Rosina!!! 
“E poi, cosa è successo…?”
Butta in terra la sigaretta don Vincenzo, calpesta la cicca per spegnerla e continua il suo racconto.
“Lui, come letto il biglietto, non ha fatto altro che prendere di corsa la macchina e andare al ponte di Siano (perché una volta tutti si buttavano da là)... l'ha trovata che si stava buttando... l'ha salvata per un pelo!!!”
“Cosa mi state dicendo!!!”
“Un'altra volta non l'ha trovata a casa, il pover'uomo!.. suonò ai vicini e niente...andò dalla suocera... e niente!! cosa poteva fare? Prese la macchina e andò di nuovo al ponte di Siano, ma...lo trovò chiuso! Poi si ricordò che tutti, adesso si buttano dal ponte nuovo e... è andato là!!!”
“ Si è buttata da là?” incalza don Mimì.
“Noo! Si salvò anche questa volta!!! Dovete sapere che, perché la gente non si possa buttare dal ponte nuovo, il sindaco l'ha fatto transennare!”
“ E allora?” chiede impaziente l’amico.
“Quel povero don Carmelo l'ha trovata sopra il ponte nuovo che andava avanti e dietro cercando un varco per potersi buttare”
“ Buon giorno!! Sono arrivato finalmente!!!!” è don Ignazio che, reduce dal funerale, si siede ora pesantemente sulla panchina fra i due amici assetati di notizie fresche.
” Don Ignà…..?” chiede senza convenevoli don Vincenzino all’amico “… avete saputo al funerale da quale ponte si è buttata la moglie di don Carmelo?”
“Certamente!!” risponde il nuovo arrivato prendendo fiato “Adesso che il ponte di Siano è chiuso e quello nuovo è stato transennato... si buttano tutti dalla tangenziale!!! E quella... da là si è buttata, povera donna!!”[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

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