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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXV

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Donna Clotilde e le tre porte  

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Don Tommaso Nisticò, il mio meccanico, è stato categorico questa volta: “Donna Clotì "mi ha detto sorridendo sotto i baffi. “Donna Clotì! Oramai ‘a machina vostra è bella che partùta!!... vi l’avìti d’accattara nova!”
Alle mie più vive proteste e tentativi di giungere a qualche compromesso per tenerla qualche anno in più, mi sono sentita rispondere:
“Signò... eu volera ‘ma vi l’ acconsu …ma vi custa ‘nu capitala!!”
La mia signorilità mi impedisce di chiedere a quanto ammonti questo capitale, così cerco con qualche eufemismo se non sia il caso di tenerla così.
“Chista, signò... si ‘a lassati ‘e sa manera... vi lassa ‘menzu ‘na sthrata! Chista oramai... va a ogghju e benzina!!” mi risponde e dopo aver dato alla mia auto una energico colpo di acceleratore... “U vidìti su fumu?” e mi indica il tubo di scappamento da cui esce del fumo denso e nero “...chistu esta ogghju signò! ...esta ogghju cchì vruscia! Si voliti ‘ma v’a teniti ‘e sa manera...” e, pollice in giù, continua “aviti ‘ma mintiti... benzina e ogghju! ...ogghju e benzina!! ...e quantu vi custa!” Il discorso mi è sembrato convincente: in effetti la mia auto ha fatto il suo tempo, così mi trovo, oltre ad aver pagato per darla via, senza macchina e, qui dal concessionario, a comperarne una nuova.
Mio Dio!! Non ho nessuna nostalgia di mio marito! Dopo la separazione la mia vita è cambiata decisamente in meglio, ma, ora, in questo frangente... devo ammettere che mi sarebbe stato utile!! Non capisco assolutamente nulla di macchine e comperarne una nuova per me è un’impresa!
Il salone ne è pieno, di nuove e fiammanti. Non so dove guardare e cosa chiedere, quando mi si avvicina un giovane aitante in giacca e cravatta.
“Signora! desidera aiuto?”
“Si, grazie!” rispondo e, fattomi accomodare davanti ad una scrivania: cerca, povero ragazzo, di venirmi in aiuto.
“Che macchina desidera?” mi chiede.
“...non so!” rispondo “una macchina piccola!” finisco per dire.
“C1?...C2?... Panda?... Seicento?... Micra?... Agila?... Matiz?...” lo guardo disorienta.
“Sa...” mi difendo “ non ho mai fatto troppa attenzione alle pubblicità!”
“Capisco, capisco!” mi viene in contro lui comprensivo. Mi sento confortata: Il ragazzo ha capito il mio problema.
“La preferisce a tre porte o a cinque, signora?” continua lui... no, non credo abbia capito il mio problema.
“Mi scusi…” mi sporgo leggermente in avanti e, in tono confidenziale, cerco di chiarire la mia posizione “comprendo perfettamente che lei parlando di porte si riferisce agli sportelli dell’auto, ma..., mi scusi! La terza e la quarta quali sono?”
“Ma signora!!!” mi risponde lui meravigliato e a voce decisamente più alta (cosa che avrei volentieri evitato) “... ma i bagagliai!!”
Mi guardo in giro con circospezione. Non vorrei sembrare venale, ma viste le circostanze, mi chiedo ancora una volta se la felice separazione da mio marito sia stata poi tanto felice.
“Certo! Certo!” mi affretto a rispondere “ a tre porte va benissimo!” e lui mi invita ad esaminarne alcune fra le più piccole esposte in vetrina lì nel grande salone.
“Può anche entrare dentro signora!" mi invoglia indirizzandomi verso alcune di queste “controlli quello che vuole…sono macchine d’esposizione, messe  a posta per voi clienti!”
Ringrazio, mi avvicino e ne scelgo una. Con aria da intenditrice entro, mi siedo al volante, esamino gli spazi, il cruscotto, provo il cambio…Mi rendo conto solo ora di quanto sia stata disastrata la mia auto. Sono poi incuriosita dai sedili posteriori. Voglio provare a sedermi. Esco dall’auto e abbasso lo schienale del sedile anteriore, come facevo di solito con la mia vecchia auto, ma trovo lo spazio d’accesso decisamente scarso. Tento di inclinare ancora di più lo schienale, ma nulla da fare. -Queste auto moderne -penso -saranno pure belle, ma quanto a comodità, quelle di una volta, erano decisamente un’altra cosa!- entro lo stesso con non poche difficoltà. I sedili posteriori sono decisamente più comodi della mia auto. Dietro la vetrina, per la strada, si accalca qualcuno: sembra stranamente interessata alla mia stessa auto. 
Esamino l’abitacolo: lo trovo confortevole... se non fosse per la difficoltà che si ha ad entrare! Poi  mi accingo ad uscire, ma stranamente la manovra risulta molto più scabrosa che all’entrata. 
Intanto la gente fuori guarda ridendo. Raccolgo tutta la mia signorilità:  con una mano alzo elegantemente il mio cappotto nuovo e con non pochi intoppi e con molta poca eleganza, riesco ad uscire.
- Se non fosse per questo difettuccio! - penso – sarebbe perfetta! Non è possibile – mi dico - che una macchina così elegantemente rifinita e attrezzata abbia questo così poco irragionevole inconveniente! Come farei a portare le mie amiche a passeggio? Che figura ci farei ? -
Non demordo. Sono sicura che ci sarà un modo per ovviare a questo inconveniente; così per nulla arresa all’evidenza e con straordinaria tenacia comincio ad armeggiare col sedile anteriore. Guardo sotto il sedile, di lato... nessuna leva. Porto di nuovo il sedile più avanti, ma nulla, l’accesso rimane sempre difficoltoso.
Mi raddrizzo finalmente sconfitta. Dietro la vetrina la gente sembra che mi guardi divertita. Cerco il mio elegante amico. Eccolo, è a braccia conserte accanto all’auto che mi sorride. 
“Signora mia!... ma cosa vuol fare ?” e ride divertito.
“Si...” balbetto “ provare a entrare dietro ma... il sedile anteriore... non avanza più di tanto!”
“Signora mia!!! Questa auto è a cinque porte!!!” e, con eleganza, mi apre lo sportello posteriore.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Don Tommaso Nisticò, il mio meccanico, è stato categorico questa volta: “Donna Clotì "mi ha detto sorridendo sotto i baffi: “Donna Clotì! Ormai la vostra macchina ha finito di vivere!!... dovete comprarvene una nuova!”
Alle mie più vive proteste e tentativi di giungere a qualche compromesso per tenerla qualche anno in più, mi sono sentita rispondere:
“Signora... io ve la aggiusterei volentieri... ma mi costerebbe un capitale!!”

La mia signorilità mi impedisce di chiedere a quanto ammonti questo capitale, così cerco con qualche eufemismo se non sia il caso di tenerla così.
“Questa, signora... se la lasciate in questo modo... vi lascerà in mezzo la strada! Questa macchina ormai... cammina ad olio e benzina!!” mi risponde e dopo aver dato alla mia auto un energico colpo di acceleratore... “Vedete questo fumo?” e mi indica il tubo di scappamento da cui esce del fumo denso e nero ” questo è olio signora!... è olio che brucia! Se volete tenerla in questo modo...” e, pollice in giù, continua “dovreste mettere... benzina e olio!... olio e benzina!!... e quanto vi costa!” Il discorso mi è sembrato convincente: in effetti la mia auto ha fatto il suo tempo, così mi trovo, oltre ad aver pagato per darla via, senza macchina e, qui dal concessionario, a comperarne una nuova.
Mio Dio!! Non ho nessuna nostalgia di mio marito! Dopo la separazione la mia vita è cambiata decisamente in meglio, ma, ora, in questo frangente... devo ammettere che mi sarebbe stato utile!! Non capisco assolutamente nulla di macchine e comperarne una nuova per me è un’impresa!
Il salone ne è pieno, di nuove e fiammanti. Non so dove guardare e cosa chiedere, quando mi si avvicina un giovane aitante in giacca e cravatta.
“Signora! desidera aiuto?”
“Si, grazie!” rispondo e, fattomi accomodare davanti ad una scrivania, cerca, povero ragazzo, di venirmi in aiuto.
“Che macchina desidera?” mi chiede.
“... non so!” rispondo “una macchina piccola!” finisco per dire.
“C1?...C2?... Panda?... Seicento?... Micra?... Agila?... Matiz?...” lo guardo disorienta.
“Sa...” mi difendo “ non ho mai fatto troppa attenzione alle pubblicità!”
“Capisco, capisco!” mi viene in contro lui comprensivo. Mi sento confortata: Il ragazzo ha capito il mio problema.
“La preferisce a tre porte o a cinque, signora?” continua lui… no, non credo abbia capito il mio problema.
“Mi scusi...” mi sporgo leggermente in avanti e, in tono confidenziale, cerco di chiarire la mia posizione “comprendo perfettamente che lei parlando di porte si riferisce agli sportelli dell’auto, ma…, mi scusi! La terza e la quarta quali sono?”
“Ma signora!!!” mi risponde lui meravigliato e a voce decisamente più alta (cosa che avrei volentieri evitato) “…ma i bagagliai!!”
Mi guardo in giro con circospezione. Non vorrei sembrare venale, ma viste le circostanze, mi chiedo ancora una volta se la felice separazione da mio marito sia stata poi tanto felice.
“Certo! Certo!” mi affretto a rispondere “ a tre porte va benissimo!” e lui mi invita ad esaminarne alcune fra le più piccole esposte in vetrina lì nel grande salone.
“Può anche entrare dentro signora!” mi invoglia indirizzandomi verso alcune di queste “controlli quello che vuole... sono macchine d’esposizione, messe  a posta per voi clienti!”
Ringrazio, mi avvicino e ne scelgo una. Con aria da intenditrice entro, mi siedo al volante, esamino gli spazi, il cruscotto, provo il cambio... Mi rendo conto solo ora di quanto sia stata disastrata la mia auto. Sono poi incuriosita dai sedili posteriori. Voglio provare a sedermi. Esco dall’auto e abbasso lo schienale del sedile anteriore, come facevo di solito con la mia vecchia auto, ma trovo lo spazio d’accesso decisamente scarso. Tento di inclinare ancora di più lo schienale, ma nulla da fare. - Queste auto moderne – penso - saranno pure belle, ma quanto a comodità, quelle di una volta, erano decisamente un’altra cosa! - entro lo stesso con non poche difficoltà. I sedili posteriori sono decisamente più comodi della mia auto. Dietro la vetrina, per la strada, si accalca qualcuno: sembra stranamente interessata alla mia stessa auto. 
Esamino l’abitacolo: lo trovo confortevole... se non fosse per la difficoltà che si ha ad entrare! Poi  mi accingo ad uscire, ma stranamente la manovra risulta molto più scabrosa che all’entrata. 
Intanto la gente fuori guarda ridendo. Raccolgo tutta la mia signorilità:  con una mano alzo elegantemente il mio cappotto nuovo e con non pochi intoppi e con molta poca eleganza, riesco ad uscire.
- Se non fosse per questo difettuccio! - penso – sarebbe perfetta! Non è possibile – mi dico - che una macchina così elegantemente rifinita e attrezzata abbia questo così poco irragionevole inconveniente! Come farei a portare le mie amiche a passeggio? Che figura ci farei? -
Non demordo. Sono sicura che ci sarà un modo per ovviare a questo inconveniente; così per nulla arresa all’evidenza  e con straordinaria tenacia comincio ad armeggiare col sedile anteriore. Guardo sotto il sedile, di lato... nessuna leva. Porto di nuovo il sedile più avanti, ma nulla, l’accesso rimane sempre difficoltoso.
Mi raddrizzo finalmente sconfitta. Dietro la vetrina la gente sembra che mi guardi divertita. Cerco il mio elegante amico. Eccolo, è a braccia conserte accanto all’auto che mi sorride. 
“Signora mia!... ma cosa vuol fare?” e ride divertito.
“Si...” balbetto “per entrare dietro... il sedile anteriore... non avanza più di tanto!”
“Signora mia!!! Questa auto è a cinque porte!!!” e, con eleganza, mi apre lo sportello posteriore.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.



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