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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XXIII

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I Melangiani Chini

Testo Originale (con dialoghi in Dialetto Calabrese)

Sto andando a prendere con la mia macchina zia Tonina, la sorella della buonanima di mio padre, vuol essere accompagnata dalla sua modista.
Non sono ancora arrivata all’appuntamento, che già sono un fascio di nervi: il traffico è intenso. Da via Milano, dove abito io, per arrivare alle case "INCIS", dove, invece, abita la zia, ho dovuto attraversare obbligatoriamente tutta via Indipendenza (un cemento di macchine!!). Mi consola solo il fatto che la modista abiti in via De Riso e che quindi non dovrò percorrerla di nuovo.
Ma ecco la zia: mi aspetta sul marciapiede di via Piave. È sempre la stessa! Alta e magra come mio padre! Si è forse incurvata un po' con l’età, ma, immutate, pendono dai suoi polsi e dal suo collo, quelle orrende ferraglie dorate che insiste a comperare dai “suoi amici marocchini”. E i suoi cappellini? Ne vogliamo parlare? Terribili emicranie le impediscono di uscire a capo scoperto, così lei si sbizzarrisce abbinandoli ai suoi cappottini e tailleur. La zia è sempre stata un misto di eleganza e grossolanità.
L’avverto della mia presenza con un colpetto di clacson. Lei mi vede e, lentamente, mi viene incontro. Sono praticamente ferma nel traffico e, per fortuna, non c’è assolutamente bisogno che accosti per farla salire sulla mia auto.
“Ciao Clotì!” esordisce e, dopo essersi sistemata comodamente sul sedile accanto a me, continua con molto tatto “…Cchì scornu!!! ‘on t’avivi ‘e separara! Mò cu sapa cchi vannu dicendu ‘e tia ‘a Catanzaru!!”.
Taccio sperando che cambi argomento.
“Ma…facisti bbona ‘ma t’inda veni ccà! Ccu chiddhu terremotu ‘e sòritta… ‘on ci si po’ fara affidamentu!!!” ha cambiato argomento, si, ma, haimé, questo vuol dire una cosa sola: che sono assunta come “suo nuovo cavalier servente” 
“ Cosa hai preparato ieri per pranzo a Memè!” cerco disperatamente di cambiare discorso.
“I melangiani chini!”
“Buone!” esclamo imprudentemente.
“’On t’appricara, Clotì, cchi t’i fazzu puru  a ttia domana!” si offre generosamente la zia, anche se, conoscendola, comincio a preoccuparmi.
“Cosa zia?” rispondo distratta.
“I melanzani chini! ‘U sacciu cchì ti piàcianu assai! sì cuntenta?”
Mio Dio! Mi sono appena messa a dieta! Devo fermarla! Le sue melanzane sono indubbiamente ottime, ma…quanto sono pesanti!!
“No, zia! Lascia stare!! Non ti disturbare!!!” cerco di bloccarla come posso, poi mento “…domani sono stata invitata fuori a pranzo!”
“Quala disturbu Clotì!! T’i mangi ‘a sira….t’i caddìj!!” insiste irremovibile.
“Non saranno un po’ pesanti per la sera?” contesto.
“Eu, ‘i melangiani ‘i friju ‘ntà l’ògghju ‘e semi cà venanu cchiù leggeri!!! Ccu l’ogghju d’oliva ‘nvecia venanu cchiù pisanti Clotì!!” Come sia arrivata a questa conclusione non lo saprei proprio dire; non mi azzardo, comunque, a contraddirla! Non ne avrei sicuramente la meglio!
Faccio prima ad accettare. Intanto il traffico è intenso, si cammina a passo d’uomo. Ho appena imboccato via Mario Greco che…
“Clotì!!...pigghja ‘a scindùta ‘e Mauro cchi accatu ‘i melanzani a lu fruttivèndulu de via Indipendenza!” Ho un leggero malore.
“No! zia! No! di nuovo via Indipendenza! No!” la mia risposta è perentoria e non intendo scendere a compromessi “Lascia stare le melanzane, zia! Me le farai un’altra volta!!”
Ma lei è irremovibile.
“No Clortì, ti l’ajiu ‘e fara domana e ‘i melangiani l’hajiu d’accatara ojia! Và…và cchi sulu cchiddhu fruttarolu l’àva  chiddhi cchì cercu eu!”
“Zia…ti prego!!!” ma lei sembra proprio non sentirmi…
“Vidi…bella ‘e mammà…ppemma si fannu chini ’i melangiani vonnu ‘on tantu randi e longhicèddhi!!” e con le mani mima la forma allungata della melanzana.    
“Ma zia, stai tranquilla! Al ritorno, scendendo per via Mario Greco…” tento di dissuaderla “ troveremo sicuramente un fruttivendolo che ha le melanzane come dici tu!!” ma lei mi incastra! 
“Clotì! Avimu ppè forza ‘e jira ddhà cchì, prima mà veni ‘ma mi pigghi, ‘ncì telefonàvi ‘ma m’i minta da parte! ‘nc’i volia fara a soritta, ma…’on s’i merita!!”
Diabolica!! Ce l’avrà forse con me? Non lo so ma non importa, tanto non ho scelta: devo affrontare via Indipendenza con quello che ne compete.
“E’ ddhà…è  ddà…Clotì!.”...fammi scindìra!!!" esordisce improvvisamente la zia. Non mi da il tempo di accostare che ha già aperto lo sportello ed è pronta per la sua delicata e lenta manovra di discesa.
“Zia! Entra e chiudi immediatamente quello sportello!” le ordino senza alcuna pietà.
Ottenuto il risultato dovuto, cerco di rabbonirla facendole capire il mio punto di vista. Ma l’unica frase che esce dalla sua bocca dopo tre quarti d’ora di silenzio e di traffico è: “Cchì ‘ngratitudine! Và fa nà gentilezza!!” 
Arriviamo in prossimità del famoso fruttivendolo. Mi rallegra il fatto che il traffico sia diventato meno intenso. Riesco a trovare un posticino “in doppia fila” anche se, a dire il vero, un po’ blocco il flusso di auto che vengono da via Milano. La zia comincia le lente manovre di discesa e sembra che io abbia miracolosamente raggiunto il “suo” scopo,  quando, chiaro, mi risuona nelle orecchie, il fischio di un vigile che, in mezzo la strada, si sbraccia facendo cenno di “circolare”.
“Tutti ‘e prescia ojia…tutti ‘e prescia!!” si spazientisce la zia Tonina, e, imperterrita, continua le sue lentissime manovre di discesa. 
Mi sono rallegrata troppo presto! Gli eventi stanno precipitando!! Ma non ho scelta. Decido di dare la precedenza alla zia che, ovviamente privilegia le sue melanzane e, incurante di tutto e di tutti, sta avanzando con le sue manovra. E’ finalmente uscita dall’auto e, a capo chino, si è lanciata verso il suo fruttivendolo imboccandone, decisa, l’entrata. 
Spero solo che il negoziante abbia già messo da parte le mie melanzane e l’acquisto sia il più veloce possibile!! Ma…
“Conciliamo!!” il vigile è stato più veloce del fruttivendolo e della zia. Non ne avevo dubbi!  
“Concilio…concilio!!” rispondo ormai rassegnata.
“…nome…” lui chiede.
“Clotilde De Verra!” 
Ha un attimo di perplessità, poi… “Vui siti chiddha donna Clotilde cchì scriva ‘u lunedì a chiddhu situ de internet…comu si chiama… ‘omnicomprensivu’?”
“… ‘vo’…” lo correggo " ‘omnicomprensiVO’! Si!” rispondo lusingata “sono io!”.
Il suo volto si illumina.
“Cchì onura!!!” mi sento stringere energicamente la mano. “Piacìra…Pasquale L…!” Si presenta.
“Piacere…!” rispondo “…sa…mia zia…!” comincio a giustificarmi, ma lui…
“Staciti tranquilla donna Clotì! Vui potiti fara chiddhu cchì voliti!!” e fischia e gesticola intorno alla mia macchina, calma i conducenti spazientiti, poi si abbassa verso il finestrino aperto e mi sussurra all’orecchio:
“Donna Clotì...vui siti ‘a patruna!!” Ed io rispondo con… uno stanco sorriso stereotipato.


Nota: Per chi non avesse familiarità con il dialetto calabrese, ecco a seguire la traduzione completa in italiano.



Testo Tradotto (con dialoghi in italiano)

[spoiler title=""]Sto andando a prendere con la mia macchina zia Tonina, la sorella della buonanima di mio padre, vuol essere accompagnata dalla sua modista.
Non sono ancora arrivata all’appuntamento, che già sono un fascio di nervi: il traffico è intenso. Da via Milano, dove abito io, per arrivare alle case "INCIS", dove, invece, abita la zia, ho dovuto attraversare obbligatoriamente tutta via Indipendenza (un cemento di macchine!!). Mi consola solo il fatto che la modista abiti in via De Riso e che quindi non dovrò percorrerla di nuovo.
Ma ecco la zia: mi aspetta sul marciapiede di via Piave. É sempre la stessa! Alta e magra come mio padre! Si è forse incurvata un po' con l’età, ma, immutate, pendono dai suoi polsi e dal suo collo, quelle orrende ferraglie dorate che insiste a comperare dai “suoi amici marocchini”. E i suoi cappellini? Ne vogliamo parlare? Terribili emicranie le impediscono di uscire a capo scoperto, così lei si sbizzarrisce abbinandoli ai suoi cappottini e tailleur. La zia è sempre stata un misto di eleganza e grossolanità.
L’avverto della mia presenza con un colpetto di clacson. Lei mi vede e, lentamente, mi viene incontro. Sono praticamente ferma nel traffico e, per fortuna, non c’è assolutamente bisogno che accosti per farla salire sulla mia auto.
“Ciao Clotilde” esordisce e, dopo essersi sistemata comodamente sul sedile accanto a me, continua con molto tatto “…Che vergogna !!! Non ti dovevi separare! Ora chissà che dicono di te a Catanzaro”.
Taccio sperando che cambi argomento.
“ Ma ...hai fatto bene a venire qua! Con quella terremoto di tua sorella… non ci si può fare affidamento!!!” ha cambiato argomento, si, ma, haimé, questo vuol dire una cosa sola: che sono assunta come “suo nuovo cavalier servente” 
“ Cosa hai preparato ieri per pranzo a Memè!” cerco disperatamente di cambiare discorso.
“Melanzane piene!”
“Buone!” esclamo imprudentemente.
“Non ti preoccupare Clotilde che te li faccio pure a te domani!” si offre generosamente la zia, anche se, conoscendola, comincio a preoccuparmi..
“Cosa zia?” rispondo distratta.
“Le melanzane piene! Lo so che pi piacciono tanto! Sei contenta” 
Mio Dio! Mi sono appena messa a dieta! Devo fermarla! Le sue melanzane sono indubbiamente ottime, ma…quanto sono pesanti!!
“No, zia! Lascia stare!! Non ti disturbare!!!” cerco di bloccarla come posso, poi mento “…domani sono stata invitata fuori a pranzo!”
“Quale disturbo Clotilde!!Te li mangi la sera...te li riscaldi!!” insiste irremovibile.
“Non saranno un po’ pesanti per la sera?” contesto.
“Io, le melanzane, le friggo nell'olio di semi che vengono più leggeri!!! Con l'olio d'oliva diventano più pesanti Clotilde!!” Come sia arrivata a questa conclusione non lo saprei proprio dire; non mi azzardo, comunque, a contraddirla! Non ne avrei sicuramente la meglio!
Faccio prima ad accettare. Intanto il traffico è intenso, si cammina a passo d’uomo. Ho appena imboccato via Mario Greco che…
“Clotilde!!...prendi la discesa che devo comprare le melanzane dal fruttivendolo di via Indipendenza” Ho un leggero malore.
“No! zia! No! di nuovo via Indipendenza! No!” la mia risposta è perentoria e non intendo scendere a compromessi.“Lascia stare le melanzane, zia! Me le farai un’altra volta!!”
Ma lei è irremovibile.
“No Clotilde, se le melanzane te le devo fare domani le devo comprare oggi! Vai vai... che solo quel fruttivendolo ha quelle che cerco io”
“Zia…ti prego!!!” ma lei sembra proprio non sentirmi…
“Vedi... bella di mamma…per fare le melanzane piene devono essere non tanto grandi e lunghi!!” e con le mani mima la forma allungata della melanzana.    
“Ma zia, stai tranquilla! Al ritorno, scendendo per via Mario Greco…” tento di dissuaderla “ troveremo sicuramente un fruttivendolo che ha le melanzane come dici tu!!” ma lei mi incastra! 
“Clotilde! Dobbiamo per forza andare da qui, prima di venirmi a prendere gli ho telefonato per farmele mettere da parte! Ce le volevo fare a tua sorella, ma…non se le merita!!”
Diabolica!! Ce l’avrà forse con me? Non lo so ma non importa, tanto non ho scelta: devo affrontare via Indipendenza con quello che ne compete.
“Di la...di la Clotilde!”...fammi scendere!!!" esordisce improvvisamente la zia. Non mi da il tempo di accostare che ha già aperto lo sportello ed è pronta per la sua delicata e lenta manovra di discesa.
“Zia! Entra e chiudi immediatamente quello sportello!” le ordino senza alcuna pietà.
Ottenuto il risultato dovuto, cerco di rabbonirla facendole capire il mio punto di vista. Ma l’unica frase che esce dalla sua bocca dopo tre quarti d’ora di silenzio e di traffico è: “Che ingratitudine! Vai a fare una gentilezza!!” 
Arriviamo in prossimità del famoso fruttivendolo. Mi rallegra il fatto che il traffico sia diventato meno intenso. Riesco a trovare un posticino “in doppia fila” anche se, a dire il vero, un po’ blocco il flusso di auto che vengono da via Milano. La zia comincia le lente manovre di discesa e sembra che io abbia miracolosamente raggiunto il “suo” scopo,  quando, chiaro, mi risuona nelle orecchie, il fischio di un vigile che, in mezzo la strada, si sbraccia facendo cenno di “circolare”.
“Tutti di fretta oggi…tutti di fretta!!” si spazientisce la zia Tonina, e, imperterrita, continua le sue lentissime manovre di discesa. 
Mi sono rallegrata troppo presto! Gli eventi stanno precipitando!! Ma non ho scelta. Decido di dare la precedenza alla zia che, ovviamente privilegia le sue melanzane e, incurante di tutto e di tutti, sta avanzando con le sue manovra. E’ finalmente uscita dall’auto e, a capo chino, si è lanciata verso il suo fruttivendolo imboccandone, decisa, l’entrata. 
Spero solo che il negoziante abbia già messo da parte le mie melanzane e l’acquisto sia il più veloce possibile!! Ma…
“Conciliamo!!” il vigile è stato più veloce del fruttivendolo e della zia. Non ne avevo dubbi!  
“Concilio…concilio!!” rispondo ormai rassegnata.
“…nome…” lui chiede.
“Clotilde De Verra!” 
Ha un attimo di perplessità, poi… “Voi siete quella donna Clotilde che scrive di lunedì a quel sito internet…come si chiama… ‘omnicomprensivu’?”
“… ‘vo’…” lo correggo " ‘omnicomprensiVO’! Si!” rispondo lusingata “sono io!”.
Il suo volto si illumina.
“Che onore!!!” mi sento stringere energicamente la mano. “Piacere…Pasquale L…!” Si presenta.
“Piacere…!” rispondo “…sa…mia zia…!” comincio a giustificarmi, ma lui…
“State tranquilla donna Clotìlde! Voi potete fare quello che voletei!!” e fischia e gesticola intorno alla mia macchina, calma i conducenti spazientiti, poi si abbassa verso il finestrino aperto e mi sussurra all’orecchio:
“Donna Clotìlde...voi siete la padrona!!” Ed io rispondo con… uno stanco sorriso stereotipato.[/spoiler]

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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