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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XX

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Il Motorino di Susi


“Pronto?...Anastasia?...scusa se ti disturbo, ma volevo sapere se Susi è uscita di casa!” chiedo a mia sorella.
“…”
“E’ uscita…!”
“…”
“Come perché?! Ieri ha insistito tanto per volermi accompagnare col suo motorino fino a Catanzaro Sala…dal mio meccanico!”
“…”
“Non ti ha detto nulla?! Ma come!!...ieri quando mi ha risposto al telefono, mi ha detto che tu non potevi accompagnarmi perché eri occupatissima!”
“…”
“Scusami Anastasia…mi suonano alla porta! Sarà sicuramente lei! Stai tranquilla mi farò spiegare un po’ di cosette…!”
“…”
“Va bene ci sentiamo dopo!”
Mi chiedo cosa mai si sarà inventata quel peperino di mia nipote.
Apro la porta…è lei.
“Sei pronta zziii?” mi compare davanti con, in una mano, un casco scuro, scritto in più punti e, nell’altra, due chiavi da cui pendono, lerci e bisunti, un numero considerevole di pupazzetti di peluche.
“Ho parlato ora con tua madre!” l’aggredisco senza nemmeno salutarla “perché mi hai detto una bugia?”
Lei ridacchia.
“Ah zzìì Clòò!! Volevo solo vedere come te la cavavi dietro il mio motorino!!...ma se hai paura…me ne vado!!”
Devo purtroppo affrontare il pericolo, non ho scelta: la macchina mi serve urgentemente. E’vero che Tommasino, il meccanico, si è offerto di venirmi a prendere, ma la sua eccessiva galanteria mi infastidisce e poi…non mi va di darla vinta ad una mocciosetta.
“Va bene…” rispondo eroicamente “…andiamo!”
Il suo motorino è parcheggiato giù in strada, davanti il portone.
Sgancia la grossa catena che lega la ruota posteriore ad un palo che segnala, in alto, un eloquente divieto di sosta, poi apre il piccolo bauletto del motorino e mi porge un enorme casco nero. Orrore!!! I miei capelli!! Come finiranno dentro quell‘aggeggio vecchio e puzzolente!? 
Il mio sguardo non lascia dubbi.
“Non ti preoccupare zzia Clò" mi rassicura mia nipote " è di un mio amico… fidati!...me l’ha prestato apposta per te…!”
Generoso!
Chiudo gli occhi e me lo infilo, ma trovo la misura decisamente troppo grande per me: ad ogni più piccolo movimento mi scivola giù!!
“Non ti preoccupare zzì!" mi viene in contro Susi " è per i vigili…! L’importante è che ce l’hai in testa!... Basta che te lo tieni con una mano!”
Sommaria la ragazza! La guardo sconsolata. Accende il suo rumorosissimo motorino, si siede e, con un cenno della testa, mi invita a salire.
Mi faccio coraggio: “Clotilde, su!” mi dico “fai finta di rivivere una di quelle belle gite in moto che facevi in gioventù con i tuoi amici!!!” Ma, ahimè, con gli anni devo aver perso anche elasticità perché la mia gamba non vuol proprio alzarsi a sufficienza per passare dall’altra parte. Con la coda dell’occhio vedo Susi sghignazzare. No! Non gliela darò mai vinta, parola di donna Clotilde! Mi ingegno: con una mano blocco in testa il casco, con l’altra, afferro l’orlo del mio pantalone e con decisione tiro su la gamba portandola manualmente dall’altra parte.
“Tieniti a me zzì " esordisce Susi " Si paarteeeeeeee!!!” Faccio appena a tempo ad avvinghiarmi con una mano all’esile vita di mia nipote e con l’altra ad afferrare il casco, che il motorino sta già zigzagando pericolosamente nel traffico. 
L’enorme casco che indosso mi impedisce ogni visuale. Mio Dio!!! Sono in balia di una ragazzina!! 
A destra e a sinistra le mia ginocchia sfiorano pericolosamente macchine e motorini, mentre ad ogni frenata brusca, il mio casco urta pesantemente al suo: riesco a stento a non caderle addosso! 
Non oso guardarmi attorno! Mi sembra che gli occhi di ogni conducente siano incollati a me e al mio casco. Mi affido alla buona fortuna sperando che nessuno mi riconosca!!
Percorriamo così via Milano e tutta via Indipendenza; a piazza Mazzini, poi, Susi costeggia l’istituto Tecnico e svolta per via Carlo V. Non so se sia meglio o peggio: il traffico è diminuito, ma la sua guida si fa sempre più disinvolta, direi quasi ardita. 
Ho paura!!
“Suusiiiii!" le urlo in un orecchio" vai piaanoooo!!” ma lei ride a crepa pelle.
Il vento sfiora i miei fianchi dandomi ancora di più la sensazione di instabilità.
Il bello arriva quando, alla fine di via Carlo V, svolta a destra e, dopo aver percorso una serie di viuzze, mi vedo comparire la “curva del gas”. La sento ride.
“Suusiii!!" le urlo di nuovo "non ridere! Vai piano!!!”
Lei mi risponde, ma le sua parole si sbriciolano al vento quando comincia a scendere velocemente per via dei Bizantini.
Mi accorgo solo ora di quanto sia lunga!!! 
Per la prima volta nella mia vita ho la netta sensazione che la mia vita sia attaccata a un filo anzi, all’esile vita di mia nipote.
“Non ridere!” cerco disperatamente di farla ragionare “ti potresti distrarre!!” ma non ricavo un ragno dal buco, anzi, le mie paure sembrano divertirla.
Non so se sia la mia età un po’ avanzata o la spericolata guida di mia nipote, fatto è che questa non mi ricorda affatto le belle gite con i miei amici!!
In prossimità della stazione, quando la mia paura raggiunge il massimo, con un urlo pazzesco, impongo a Susi di fermarsi.
Scendo irata e tremante.
“Che c’è zzìì…" mi sento dire "non ti sei divertita?”
In quel momento la prenderei piacevolmente a schiaffi, mi trattiene solo la mia signorilità.
“Si, cara, tanto…” le rispondo “ma l’ultimo tratto preferisco farlo a piedi!!! Ci vediamo cara!!” e mi incammino per via della stazione.

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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