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Donna Clotilde Racconta - Capitolo XVII

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Il Telefonino

Suonano alla porta.
Sarà sicuramente mia nipote Susi! Corro ad aprire.
"Cciao zzia Clò!" E’lei.
"Ciao tesoro!"
"Dov’è?" mi chiede senza mezzi termini, cianciando rumorosamente la sua solita gomma da masticare.
"Qui, qui, cara, vieni!" e la porto nel tinello, dove, in bella mostra, troneggia sul tavolo il mio cellulare nuovo.
"Eccolo!" e glielo porgo orgogliosa: mi aspetto elogi incondizionati.
Lei lo prende in mano, lo guarda accompagnandolo con una mossa di disgusto, poi se lo rigira fra le mani come se fosse l’oggetto misterioso e…
"Ma proprio questo tipo di cellulare dovevi comperare!?"
"Mi è sembrato così elegante!!" mi difendo.
"Vabbè! Ma facciamo presto che me ne devo andare!" e armeggia con i vari pulsanti.
"Allora, Susi" le chiedo impaziente "come funziona?"
"Guarda…" mi avvicino "…premi questo pulsante qui e s’accende…con questo memorizzi…gnam, gnam…; questo pulsante poi ti da gli sms..." mi chiedo cosa mai siano.
"Cioè?" azzardo.
"Gli SMS zzì…!! sono i messaggi! come li chiamate voi!" Già i messaggi, ma a me non interessano più di tanto. Che ci devo fare io con i messaggi? 
Annuisco, ma ho assimilato ben poco.
"…con questo blocchi i tasti…gnam, gnam…guarda! con questo cambi la suoneria…" 
Non so come fare a dirle che mi sono persa strada facendo.
"…questo se lo premi di qua, ti compare questo…allora tu, vedi? Premi OK e ti compare …a questo punto…" mi chiedo come mai una schizzetta di appena quattordici anni mi possa far sentire una ritardata mentale.
"…allo zzia Clò, è tutto chiaro?"
" Che cosa non hai capito" trovo che rispondere a questa domanda sia difficilissimo.
"…veramente…non so…" rispondo leggermente disorientata.
"Scusami, Susi, forse sarà meglio che io vada a prendere i miei occhiali".
"Zzia Clò!!" e guarda il soffitto sconsolata "ma allora vuol dire che non hai capito niente?!" protesta, poi si rassegna: "vabbò vai a prendere st’occhiali!" 
Vado e, intanto, mi consolo pensando che la loro mancanza sia stata la causa di tutto.
"Allora zzì? Dai, che ciò fretta!"
"Susi, forse sarà meglio che mi spieghi…un po alla volta…" azzardo poco convinta che i miei occhiali siano la risoluzione dei miei problemi.
"Ma è facilissimo zzì!! gnam, gnam…è tutto scritto sul display …guarda!"
Guardo il quadrante illuminato: è punteggiato da varie, minuscole e indistinte macchiette nere.
Sono preoccupata:  la mia vista ha avuto un così precipitoso peggioramento?
Mi chiedo perché tutte le invenzioni moderne debbano essere così complicate; dalle sveglie digitali, ai forni a microonde, fino ai computer e…soprattutto ai cellulari…
"Hai anche l’auricolare zzì!...guarda…" e mi mostra un lungo filo nero.
"Auricolare? Si… e..." balbetto. Mi ci mancava solo l’auricolare.
"Per quando guidi zzì! E’ importante…ti levano un sacco di punti dalla patente se ti beccano senza!"
"Ah…si…e come si adopera?" chiedo.
"Da questo lato lo infili qui…poi te lo metti attorno al collo…poi questo te lo infili nell’orecchio…"
"Alt!. Non infilerò mai quel coso nell’orecchio, nemmeno se ciò comporta che mi mettano un sacco di punti sulla patente!" la blocco esasperata "oltretutto, messo così attorno al collo non è per nulla elegante…e con questo cosino qui, infilato nell’orecchio…do l’impressione di esser sorda!!!" protesto "sai che ti dico? Quando dovrò guidare terrò rigorosamente il cellulare spento in borsetta!"
"Vabbè zzì fai come ti pare! Hai capito tutto almeno?"
"Si…tesoro…tutto chiaro…" mento.
"Hai visto? Sembra difficile, invece è facilissimo…gnam, gnam…allora me ne posso andare!" e mentre l’accompagno alla porta, mi dolgo per gli euro ormai spesi. Ma no, mi dico, non avevo scelta! Sono l’unica tra le mie amiche a non possederne uno. L’altro giorno c’è mancato poco che non facessi una figuraccia con il barone Fuscaldi: era convinto che ne possedessi uno e mi ha chiesto il numero, davanti a Matilda Del Duca! Oh mio Dio! Le acrobazie che ho dovuto fare per non dirgli la verità davanti quell’antipatica! No, no! In un modo o nell’altro devo imparare, ho deciso, ne va della mia reputazione.
Ma quando chiudo la porta, mi sento sola e quell’oggetto infernale lì nel tinello, mi fa quasi paura…
Sento ad un tratto aleggiare in casa la frenetica marcetta dei bersaglieri.
La televisione? È spenta. La radio? Ma se non l’ho ancora sballata! E intanto mi dirigo lì dove mi arriva più forte il motivetto.
Nel tinello! Sul tavolo il mio cellulare è illuminato…ma è lui! Vibra e sculetta pericolosamente lungo il bordo del tavolo…addio ai miei soldi!
Mi precipito al salvataggio. 
Quella mascalzona di Susi! Che suoneria…terribile!! Mi chiedo come farò a portarlo con me e intanto continua inesorabilmente a squillare e vibrare. Devo rispondere. Chiudo gli occhi e premo il primo tasto che mi trovo sotto le dita.
"Pronto…pronto…" sento " Clotildeee!!" Ma non era poi tanto difficile!!
Accosto il cellulare all’orecchio. 
"Siiii! Chi parla?" chiedo con disinvoltura.
"Clotildeeee! Sono Giuditta. Ti disturbo?"
Oh! Mio Dio! Dimenticavo di aver fatto inserire la tessera dal negoziante e, per prova, averla chiamata dal negozio! 
"No. No! Cara, dimmi…" non ha perso tempo! Poteva aspettare che mi impratichissi un tantino di più…e passeggio nervosamente, su e giù per la stanza.
"Ho sentito Clelia e insieme si è pensato di organizzare domani pomeriggio un te a casa mia. Vieni anche tuuu?"
"Ma certo cara, va benissimo per un te, domani pomeriggio… a che ora?" e intanto mi avvicino alla finestra.
"Alle cinque…naturalmente!!"
"Va bene cara…."
"... ma perché urli?" mi chiede infastidita.
Io urlo?...Io urlo…? mi chiedo passeggiando davanti la finestra.
"Si! Si…propriu vui gridati a lu telefoninu!" mi risponde quella pettegola dell’inquilina del piano di sotto sporgendosi pericolosamente dalla dalla sua finestra guardando in su per farsi vedere "…haju ‘e venire puru eu?......a li cincu  ppè ‘u  te? E… duva?...duva?"
"Giuditta  …chi altri hai invitato…?" sussurro e, intanto cerco di socchiudere piano la finestra.
"La Mirella Calo’con la figlia, poi Gina, Lorella e…." non sento piu’nulla.
"Pronto…pronto" sussurro.
Nulla.
"Pronto…pronto…." nulla.
Guardo il telefonino. E’ desolatamente spento.
Mi chiedo cosa mai abbia toccato per provocare un disastro del genere.
Che tempi! Che vita!....sono esausta. Credo che dovrò rivedere qualcosa….! 
Oh Dio!...Giuditta! Cosa avrà mai pensato di me Giuditta?.... e corro al fedele e sicuro telefono fisso.

Nota: Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I personaggi e le storie narrate sono frutto della pura immaginazione dell'autrice. Si declina ogni responsabilità.

 

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