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Che cos’è la Felicità?

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Annette era lì, aveva scelto con cura il posto, assolutamente fuori città, lontano dal caos e dai trambusti.
Al mattino aveva messo in moto la sua macchina senza avere una meta precisa:  aveva camminato e camminato fino a che a un certo un punto il cuore la portò a fermarsi lì: una spiaggia deserta!

Pur ancora in inverno il sole splendeva e riscaldava piacevolmente il suo volto. Il mare, con la musicalità delle sue onde, le permetteva di rilassarsi, di togliere via le ansie, lo stress, le proprie paure. E sentendo le piccole onde che le accarezzano le caviglie, iniziò a riflettere e a domandarsi: “Ma io sono felice?”
Voleva fermarsi da tanto a riflettere proprio su questo. Nei momenti in cui soffriva, era triste, stanca e sconsolata si chiedeva dove  risiedesse la felicità, dove potesse trovarla: c’era una via più semplice per raggiungerla, per cercare di toccarla con mano?
Ora davanti a quel mare era arrivata a una conclusione e disse a se stessa per dirlo anche agli altri: “Io penso che per essere felici in modo duraturo occorre innanzitutto riconoscere la realtà della sofferenza.” Non tutti ne sono capaci e spesso la maggior parte delle persone non intuiscono come ci si sente.
Annette nei momenti di difficoltà, di dolore si sentiva scavalcata dal NERO, dal buio, travolta da una forza ben più grande di lei che cercava di buttarla sempre più giù, un qualcosa che l’invadeva e l’assaliva soffocandola.
Ma proprio nel momento in cui sembrava che tutto fosse NERO arrivava il BIANCO, la luce, una luce di un bianco puro, speranzoso, caldo, rilassante e brillante. E Annette nonostante fosse tutt'ora in lotta con quel buio, pensò che non voleva abbandonarsi nelle tenebre e urlò contro il cielo, contro il mare:

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“VOGLIO ESSERE MIGLIORE DI CIO’ CHE ERO, VOGLIO IL NERO FUORI DALLA MIA VITA, VOGLIO CHE QUELLA LUCE MI RISCALDI OGNI GIORNO DELLA MIA VITA, VOGLIO CHE QUELLA LUCE RISCALDI IL MIO CORPO E LO PROTEGGA, CHE RISCALDI LA MIA MENTE E LA PRESERVA, CHE RISCALDI IL MIO CUORE E LO CUSTODISCA DA TUTTO CIO’ CHE POSSA FARMI DEL MALE, CHE RISCALDI LA MIA ANIMA E LA PORTI VIA CON SE’.”

Annette infilandosi le scarpe cercando di togliere ogni granellino di sabbia, si convinse che tutte le persone del mondo dovevano eliminare il nero dalla propria vita, dovevano gioire di ogni attimo, di ogni sorriso, di ogni carezza, di ogni abbraccio, di un “ti voglio bene” detto con il cuore, di un grazie sentito.
La felicità di base non era né leggerezza né pesantezza, né gioia, né dolore nel senso comune ma tutte queste qualità insieme e Annette ora ne fu cosciente, lo capì sul serio : non una pura assenza di tristezza e di dolore, non una felicità incosciente, ma un poter afferrare entrambi, la gioia e il dolore. Solo nella tristezza la cosa più lieta trovava parola.

Mentre tornava a casa in auto fu consapevole che lei doveva essere felice perché lei doveva essere un esempio, perché lei aveva vinto tutti e se stessa.
E percorrendo ogni pezzo della sua vita, viaggiando con la mente, si sentì sospesa tra cielo e terra camminando verso il paradiso.
Questo ora le bastava… questo era tutto per lei, ORA E PER SEMPRE.

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