Ti trovi qui:Portale/Sezioni/Letteratura/Le Vostre Opere/Casa Raimondo


Casa Raimondo

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/raimondo/raimondo-1.jpg http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/raimondo/raimondo-2.jpg

In volo per Santiago del Cile. 
Arriverò nel primo pomeriggio, all'aeroporto Comodoro Benitez. A bordo, oltre me, nove passeggeri non interessati ad approfittare dell’occasione che si presenta per muoversi a proprio agio e, volendo, visitare la cabina di pilotaggio, come da invito del Comandante. Sono Incollati, infatti, agli oblò interessati a fotografare le cime delle vette andine. 
Ci informano che la temperatura della capitale è mite. La primavera è arrivata a dispetto della spessa coltre candida che copre la Cordillera. 
L’eccezionalità del viaggio non distoglie i miei pensieri dagli incontri che hanno preceduto la partenza da Buenos Aires, se preferite da Baires. 
Occasioni simili mai più si ripresenteranno. E' doveroso pertanto scrivere di quanti ho appena lasciato in Remedios de Escalada, uno dei popolosi quartieri della Capital Federal. Trattasi dei componenti la famiglia Raimondo, da portare ad esempio della non sempre serena vicenda degli italiani in terra d’emigrazione. 

http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/raimondo/raimondo-3.jpg http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/raimondo/raimondo-4.jpg http://www.omnicomprensivo.it/forum/articoli/nando/raimondo/raimondo-5.jpg

Il patriarca del folto gruppo si chiamava Adamo. Nato nel 1889 e morto ad ottanta anni, accudiva in Calabria alla manutenzione delle strade di San Martino, comune adagiato nel profondo verde dei castagneti dell’entroterra di Cosenza. Perduto il lavoro per obbligata riduzione del personale, decise di emigrare. Correva l’anno 1928. Le difficoltà incontrate dal nostro in Argentina sono elencate dal primogenito alla presenza degli altri fratelli: Francesco, Ilia e Medardo. Manca Giuseppe deceduto anni or sono. E’ il primogenito, Giovanni, a parlare: 
“Dopo l’arrivo in Argentina, mio padre, per molti mesi, dovette arrangiarsi. Senza lavoro, fu giocoforza adattarsi e gestire con parsimonia i pochi quattrini portati dall'Italia. Al termine del secondo conflitto mondiale, dopo il ritorno dei figli soldati, decise di farsi raggiungere da tutti i familiari. Uh giorno indimenticabile quello del loro arrivo a Baires. Allo sbarco dal Conte Grande, la bella nave italiana, seguì l’incontro con mio padre e alcuni amici. Nel tempo, si presentarono diverse occasioni di lavoro che, purtroppo, perdemmo per inesperienza. Non intendo comunque recriminare perché, a conti fatti, siamo stati capaci di superare le non poche difficoltà mantenendo tra noi un rapporto improntato a rispetto, solidarietà e affetto.” 
Medardo, Ilia e Francesco annuiscono e sorridono mentre Giovanni riprende l’agrodolce riandare della loro vita. 
“Anche le donne fecero la loro parte e furono all'altezza della situazione, investite della doppia mansione di mogli e madri in un mondo ancora sconosciuto. L’Argentina era lacerata da acuti conflitti sociali, da strisciante guerra civile e da preoccupante instabilità economica. 
Non ostante ciò, sorse la nostra casa e tutti gli impegni assunti furono mantenuti.” 
Giovanni fruga nei ricordi, ma la memoria sembra non assisterlo. Si scusa e confessa d’essere stanco perché gli anni cominciano a pesare. Io lo trovo lucido, perché se così non fosse non sarebbe in condizioni di mettere a fuoco particolari, date, volti e vicende. 
Mostra foto sbiadite dal tempo, immagini care tra le quali quella di Adamo, soltanto in apparenza fragile. Devoto a San Francesco di Paola (del quale noto una statuetta tra i fiori del giardino) giura che, a proteggere la sua famiglia, è stato il buon Patrono della Calabria. Conclude: 
“Il peggio passò e giunse l’ora di guardare al nostro avvenire con prospettive migliori. Avevamo messo a frutto le nostre esperienze impiegando al meglio i nostri guadagni. Più tardi decidemmo di acquistare un ‘collettivo’, ovvero un autobus in buone condizioni da utilizzare per il trasporto urbano. A frustare la nostra gran voglia di fare giunsero le ricorrenti svalutazioni del pesos.” 
Giovanni si avvia alla conclusione. 
“Mai scorderemo la nostra terra. Non taglieremo i ponti con l'Italia ove contiamo amici e parenti. Tornerei in Calabria domani se non fossi costretto a lasciare mia moglie nelle condizioni cagionevoli in cui si trova. Adesso tocca a te parlare.” 
Rispondo che amo tornare nel paese ove mio nonno svolgeva l’incarico di segretario comunale. Purtroppo vi si incontrano sempre meno giovani: la diaspora non si è fermata. Non manco di rivisitare il mulino a valle ormai soffocato dai rovi e ritrovare il ponte ove rischiavamo - testa in giù e piedi per aria, gomiti per puntello - sui muri di delimitazione. Rivivo le scorribande per sentieri immersi nel verde e rivedo il pezzo di terra ove giocavamo. E perché no, il miele offertoci dal buon Fedele Miceli, apicoltore e amico, eternamente avvolto nel mantello a ruota. I gustosi panetti di farina di castagna approntati dalla madre di Peppino Pollera. Attendavamo presso il camino per poterli gustare caldi. Le passeggiate nel rarefatto mondo di penombre e le soste ai piedi del tronco cavo colpito dal fulmine, i lunghi sorsi d’acqua limpida al ruscello che scorreva tra le felci. Le spedizioni notturne, con scarponi e zaino in spalla, per assistere al sorgere del sole seduti sulle sabbie del Tirreno. Più in là nel tempo, ormai uomini fatti, affrettarci nelle gelate aurore per raggiungere le postazioni assegnate per la caccia al cinghiale alla quale seguiva l’immediata  spartizione delle carni. Al cacciatore che aveva colpito per primo l'animale toccavano le zanne e gli zoccoli, trofei da esporre con il fucile e la cartucciera nell'apposito armadio a vetri di casa. Le impareggiabili avventure raccontate dai fratelli Licursi, imbattibili nell'arte venatoria, le lezioni di vita di Newton e i saggi di Giacinto Alimena, le fatiche letterarie di Lanzillotta. E, naturalmente, le ore che precedevano la corsa podistica: da villa Carci a contrada Matacera e ritorno. Il cimitero, a ridosso della strada provinciale, ove riposano il sonno eterno i miei nonni e alcuni zii; la caccia al merlo frusciante tra i rami dei castagni, non veloce abbastanza da sfuggire alla pietra fiondata dall'amico Pierino Zavatto. E, perché no, gli sguardi furtivi in Chiesa scambiati con le ragazze, raccolte in splendidi corpetti dai mille filamenti dorati. Ma giunsero i giorni dell'ira, le cartoline precetto e le partenze per i vari fronti di guerra. Infine le prigionie. Passata la bufera, il rientro e le scelte di vita. Su tutto e tutti, l’amara conta degli amici caduti. 
E’ quasi notte e tocca a Giovanni concludere… 
“E' giunto il tempo dei figli e dei nipoti. Alcuni ormai uomini con pochi diritti e molti doveri. Ce la faranno perché forti e liberi come li abbiamo voluti. Riusciranno a vincere la difficile sfida della vita?” 
La notte scende su Magallanes, nell'immensa cintura metropolitana di Baires.

Per discutere dell'argomento, potete adoperare il nostro forum andando qui...

Copyright © www.omnicomprensivo.it. Vietata la copia!

Altro in questa categoria:

Trafiletti e Curiosità

Error: No articles to display

Visitatori

Oggi 21

Ieri 101

Questa Sett. 686

Questo Mese 1469

Da Sempre 373574

Vai all'inizio della pagina