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Hollow City, il ritorno dei Bambini Speciali

Hollow City. Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine

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Ho fatto amicizia con loro. Ne ho colto l'essenza, li ho amati e capiti. 
Il secondo volume della trilogia dei Bambini Speciali di Miss Peregrine - Hollow City. Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine - cambia le carte in tavola e, pur aprendosi là dove si era chiuso il primo volume, ne cambia la prospettiva. Niente più esperimenti letterari o eclatanti colpi di scena. Si segue la strada del romanzo d'avventura, e lo si fa nel modo più classico possibile. Il fantasy diventa prima donna, l'horror si nasconde dietro qualche piccola new entry. Si visitano mondi immaginari (gli anelli), fattorie con animali antropomorfi, città sotto assedio, treni e case ghiacciate. Un miscuglio di scenari che fa da comprimario in un mondo dove, finalmente, gli "speciali" diventano il centro di ogni pensiero. 

Dopo oltre trecento pagine, Riggs si evolve in scrittore maturo e la sua opera sboccia, livellando i contenuti e facendo spazio ad un più omogeneo svolgimento. 
Ci si ferma a pensare. E mentre Jacob diviene lentamente contenitore vuoto, entriamo in lui e iniziamo a scappare, dai mostri ma anche dalle nostre vite. La paura invade ogni cosa, i dubbi ci lacerano e la morale ci abbandona. Siamo sperduti e privi della nostra identità. Il dilemma "speciale" o "non speciale" si trasforma, finalmente, in metafora. 
Chi siamo davvero? Chi vogliamo essere?

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Non vi nascondo che leggere questo volume è stato d'ispirazione. Hollow City è un ottimo romanzo, diverso dai soliti romanzi, ma a essi legato a doppio filo. Lo scrittore americano prende il già visto e lo rimodella, creando qualcosa di nuovo. Il primo libro si mescola al secondo, e ne nasce un'avventura fantasy dai profondi elementi drammatici che esula da tutti i generi conosciuti, pur facendone intrinsecamente parte. La trama perde rilevanza, il pensiero cresce, la narrativa migliora. 
Ci sono voluti tre anni per scrivere quest'opera letteraria: la riflessione deve essere stata tanta e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Finalmente non si naviga a vista, ma si guarda una commedia dagli atti ben delineati, priva di lacune o grossolane imperfezioni.
E per questo che piace Hollow City, un po' a tutti. Agli amanti del genere horror, a chi ama l'avventura, a chi agogna al dramma a tutti i costi. Difficile dire come si possa fare di meglio. 
Eppure...


Questo libro prende un convinto 7, niente di più. E se credete che sia un voto modesto, non siete molto lontani dalla verità.  Riggs è maturato, ha imparato a concedere il giusto spazio ai protagonisti e ha risolto i suoi problemi di incostanza espositiva, ma ha anche pagato cara le sue nuove qualità. 
Nella quarta di copertina di On Writing, romanzo semi-autobiografico di un tal Stephen King, si legge:

Per scrivere al meglio delle proprie capacità, è opportuno costruire la propria cassetta degli attrezzi e poi sviluppare i muscoli necessari a portarla con sé.

       Stephen King On Writing

Il consiglio di Stephen  è universale. Vale tanto per il ragazzo qualunque quanto per uno scrittore del calibro di Ransom Riggs. Da questa regola non si scappa e, salvo non nominarsi Omero, non si può scrivere senza "muscoli". 
L'americano ha un'enorme cassetta degli attrezzi, fin troppo piena di paroloni, idee e personaggi. Portarsela dietro è difficile, decisamente troppo. Il rischio è quello di lasciare per strada qualcosa, dimenticando ciò che si è appreso, il percorso seguito, finanche la propria essenza. Ed è ciò che accade qui, in questo viaggio alieno da colorate ispirazioni. Non solo Jacob perde la sua identità, ma lo stesso autore fatica a riconoscere se stesso, e si perde in cerca di una perfezione letteraria che manca del quid necessario per dargli coscienza.


La casa per bambini speciali di Miss Peregrine era un romanzo folle. Brillante pur nei suoi buchi, affascinante nei suoi orrori, diabolico nella sua semplicità. La forza prorompente del "ragazzo" scrittore donava unità letteraria e rassicurava il lettore, con appaganti doni emotivi. 
Hollow City. Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine è emblema della paura di fallire. La coerenza acquisita fa perdere genialità. E mentre la prosa prende vigore, le nuove abilità non conquistano uno spettatore sempre più convinto che il meglio sia passato. 
L'estrema sintesi della strada seguita lascia perplessi, nell'apodittica convinzione che maggiore esperienza determini migliore qualità. Ma l'equazione è di quelle che non convincono in un ambito di pura ispirazione, dove la matematica dei numeri lascia il posto all'inventiva dei segni nella mente. Serve cuore. Il lettore lo sa, sempre.

 

Peccato, viene da dire. Peccato perché ricuciti ai vecchi errori se ne sono ricamati altri. E ora, mentre Riggs finalmente ama i suoi bambini speciali, ha perso contatto con la storia e con lo spirito stesso del narratore. 
L'abisso è dietro l'angolo, ma nulla è ancora perduto. 

Voto 7
Perché servono "muscoli" per far sognare. Troppi di più.

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