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Italo Galasso esce dallo scrigno della memoria

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Italo Galasso esce dallo scrigno della memoria dove rischiava di essere accantonato e si ripropone come scrittore e poeta all'attenzione di questa società dello spettacolo che tutto mette ‘in recita’ con l’abuso dei mass media. A rispolverarlo è stato l’affettuoso revival dei concittadini con l’intento di rivendicargli una statura che le holding letterarie gli avevano da sempre negato e che il prof Antonio Piromalli - docente di letteratura italiana all’Università di Cassino - ha posto in evidenza con un’ampia rivisitazione delle sue opere. 
Ciò nel contesto di una suggestiva cerimonia patrocinata dall’Amministrazione comunale, con la posa di una lapide a ricordo della breve intensa attività culturale del Galasso e programmata dal prof. Giuseppe Neri, preside del liceo classico, ‘per parlare di cultura’. 
Sul ‘valore e significato delle opere di Galasso’ si è lungamente soffermato. Infatti, il prof. Piromalli ponendo l’accento soprattutto su ciò che di originale e nuovo è racchiuso nel messaggio dello scrittore stroncato da un male oscuro quando non aveva ancora compiuto ventiquattro anni. 
Che si coglie nella monografia su Medma che è un saggio storico-archeologico sulla metropoli magnogreca risalente al VII VI secolo a.C. e sulla cui ubicazione è in atto, da decenni, una controversia che ha coinvolto studiosi di chiara fama e studiosi locali. 
Mentre il celebre archeologo Paolo Orsi asseriva che Medma si adagiava sulla riva sinistra del fiume Mesima (Rosarno) lo studioso nicoterese Vincenzo Russo la collocava sulla riva opposta dove sorge Nicotera. 
L’approccio di Galasso alla complessa problematica che aveva assunto toni campanilistici - ha sottolineato Piromalli - non è stato finalizzato a dirimere la vexata quaestio ma a riproporla in termini diversi. Egli, infatti, non solo avanzò ipotesi di riconciliazione delle opposte tesi, ma affermò con consapevolezza che il problema del sito non poteva essere risolto sul piano storico, ma su quello archeologico e che la verità - da qui l’originalità della sua intuizione e la modernità del suo messaggio ai posteri - resta tutta affidata al ‘piccone’ poiché è ancora, nonostante il fluire dei secoli, custodita nelle viscere della terra. Tesi che è stata condivisa dall’archeologo Achille Solano, direttore civico locale e autore - fra l’altro - di Medma, città stato, intervenuto nel dibattito. 
Pentimalli ha infine illustrato la personalità di Italo Galasso-poeta così come traspare dalla sua raccolta di poesie Parva Favilla
Sullo sfondo dell’Italia povera e autarchica degli anni Trenta, ha annotato il relatore, Galasso, in sintonia con i segmenti della grande poesia del primo Novecento di Giovanni Pascoli (non quello retore che si ripiegava in se stesso) e di Gabriele D’Annunzio (non quello solare, ma il notturno) diede vita a una poesia totalmente propria tanto nel senso dell’appartenenza, quanto in quello della peculiarità del linguaggio intimistico. E in questo suo universo si immerse integralmente come si evince dal testo poetico fatto di scaglie che sono rispecchiamento del mondo da lui osservato ‘chiuso nella sua casa alta’ del natio borgo antico. Significativo il contributo al dibattito di Natale Pagano, direttore del locale Museo di arte sacra, e di Maria De Luca, fine dicitrice di brani dell’epistolario dell’autore. Di grande suggestione il recital dei ragazzi della scuola elementare.      
Giuseppe Tedesco

 

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