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La Casa dei Bambini Speciali di Miss Peregrine

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Parlare del romanzo di Riggs è un'operazione sentimentalmente complessa. Scorrendo gli scaffali di una libreria, in cerca di novità editoriali o di libri sperduti e dimenticati, potreste avere anche voi la fortuna di imbattervi in quest'opera orgogliosamente diversa, speciale. "Tra Harry Potter e David Lynch", così si presenta in quarta di copertina. Si tratta, come avrete capito, di un fantasy/horror, più fantasy che horror, che non disprezza una strizzata d'occhio al giallo, alla fantascienza temporale ed al romanzo sentimentale. 
La casa per bambini speciali di Miss Peregrine vi condurrà fra i generi letterari, in un viaggio senza sosta alla ricerca di "un posto sicuro".

Riggs ha la sapienza di un esperto imbonitore: prende da qui, prende da lì, e poi ricama un'esperienza accattivante, nuova e vecchia allo stesso tempo.
Gli ingredienti sono i soliti, visti in film e serie tv. Bambini "perduti", un orfanotrofio, una direttrice che ricorda fin troppo da vicino la Mary di P. L. Travers (citazione alquanto elementare, ma che so che metterà in difficoltà molti di voi), qualche morto vivente, una casa stregata, un'isola sperduta, mutazioni genetiche (chiamatele come volete), spettri e mostri, un bambino disadattato, qualche viaggio temporale, una storia d'amore. 
Devo continuare? Ma con piacere...
Prendete Misfits, buttateci dentro una buona dose di Supernatural, rimescolate il tutto con elementi di The Orphanage (è un film del 2007 diretto da Juan Antonio Bayona), allungate ed addolcite con i buoni sentimenti Disney, e lasciate i vostri protagonisti in balia di eventi temporali durante la seconda guerra mondiale. Ah già, la guerra. Avevo dimenticato di dirvi che non manca neanche qualche tedesco in cerca di sangue, sottomarini, pescatori ubriaconi.
350 pagine in giro per il mondo del visto e rivisto, con un risultato sorprendente.

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Lo confesso, ero partito piuttosto scettico. Le foto in bianco e nere messe un po' ovunque nel libro mi avevano spinto a ritenere di essere davanti all'ennesimo tentativo commerciale di prendermi per i fondelli. 
Niente di più sbagliato. E nel leggere questo romanzo, divorato in una cupa giornata estiva, mi è parso di conoscere nuovi amici, dentro a un moderno gioco di cui conoscevo già le regole.

Forse ho già detto fin troppo, ma vorrei comunque soffermarmi su qualche aspetto tecnico. Non sono un esperto, quindi spero vogliate prendere tutto quello che dirò con il beneficio del dubbio, tenendo bene a mente che si tratta esclusivamente della mia personalissima opinione.

Le costruzioni lessicali rasentano la perfezione; la scelta dei termini, delle espressioni e delle metafore colpisce dalla prima all'ultima pagina; non una sillaba nel posto sbagliato, tutto risuona di magica esperienza letteraria. Se avete avuto modo di consultare un qualche manuale di scrittura creativa, scoprirete con enorme sorpresa che questo ragazzo ne rappresenta l'essenza. È il prototipo perfetto dello scrittore modello. Un narratore ben consapevole delle sue doti che, senza paura, mostra ciò che sa fare. 
Dovendo pagare anche lui lo scotto del paragone con i grandi classici di genere, proviamo ora a metterlo innanzi al fenomeno letterario del momento.

Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano.


Due periodi, nessun termine insolito o espressione complessa. Questo è l'inizio di un libro per bambini che ha segnato una generazione (e vi prego, non chiedetemi cosa ho citato...). Ora facciamo un piccolo confronto.

Mi ero appeno rassegnato a un'esistenza noiosa quando iniziarono a succedere cose straordinarie. La prima fu davvero traumatica. E come tutto ciò che ti cambia per sempre, spaccò la mia vita in due metà: il Prima e il Dopo. Anche questo, al pari di molti altri eventi incredibili che sarebbero accaduti in seguito, aveva a che fare con mio nonno, Abraham Portman.


Ecco. Bello, bellissimo. Esempio delle grandi abilità di Riggs, che non solo non sfigura, ma affronta a viso aperto il lettore. Un inizio avvincente. Sfido chiunque di voi a resistere a queste poche parole. La curiosità dilaga. Il Prima? Il Dopo? Abraham Portman
Domande su domande si accavallano nella mente. Urgono risposte. Neanche fossimo arrivati al finale della prima stagione di Lost.

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Ma nulla è perfetto. Superata l'inaspettata introduzione, si entra in una fase di attesa, lunga qualche decina di pagine. Un percorso di snervante ineluttabilità logica, durante il quale lo scrittore sembra tuttavia fallire nel suo intento principale, quello di farci immedesimare nel protagonista. Non sappiamo se amare o odiare Jacob.  Mille paranoie, spesso esagerate, spesso forzate, ancora più spesso immotivate. 
E attendiamo. 
Appaiono personaggi secondari. Li vediamo passare, li osserviamo, cadono nel mondo del non memorabile. Due genitori comuni pur nelle loro diversità; un amico che rasenta l'antipatia congenita; uno psicologo che ricorda quei vecchi pazzi esaltati dei b-movie degli anni '80. E che dire di Abraham Portman , indiscusso primo attore, etereo nella sostanza, che si erge sopra tanta mediocrità? Uno strambo uomo, lo concedo, ma per nulla dissimile da chiunque abbia vissuto quelle storie, che Riggs mai si sforza di nascondere essere reali. 
E attendiamo. 

Così, fra un evento e l'altro che non scuote il lettore, si arriva finalmente all'orfanotrofio. Si ode un sussurro. È Emma

Abe sei tu?


E tutto cambia. 
Un effetto Cliffhanger che riporta il binario nella giusta direzione. Si riparte, senza noia, senza inutili attese, senza elementi utili al più a far numero. Inizia il piccolo capolavoro, in folle corsa verso una meta mai del tutto chiara.
E mentre la ripresa narrativa si palesa a gran voce e le pagine scorrono veloci, si avverte la mancanza di qualcosa. Il frenetico viaggio verso il capolinea dimentica di far innamorare.

Parla troppo Riggs. Spiega troppo Riggs. Ha fretta di seguire la sua fantasia e ci porta con sé. Non possiamo riflettere, cogliere sfumature, solo correre. Nulla resta inspiegato. Ogni frase viene analizzata, chiarita, togliendo al lettore l'enorme soddisfazione della scoperta. 
Non stringiamo alcun legame affettivo con nessuno dei "bambini speciali", che si risolvono in particolari abilità, volte a celare modi di essere del tutto standardizzati. Un immenso album di figurine di calciatori: ognuno il suo ruolo, la sua funzione, ma tutti uguali. 
E se con il tempo Jacob si delinea per il meglio, si perde contatto con il resto della ciurma. Che dire di Emma ad esempio? Personaggio ambiguo, dolce, sicuramente malinconico, ma che dopo uno sguardo di preoccupazione - meravigliosamente coinvolgente - lanciato a Jacob al loro primo incontro, perde consistenza e profondità emotiva? Non si vede la sofferenza o la maturazione spirituale. Resta un quadro di immutabile bellezza, privo d'anima. 
Un accadimento non può sempre descrivere un soggetto, per quanto bravo possa essere il narratore. Serve amore. Ma Riggs non ama nessuno e trasforma la sua opera in un carosello di espedienti cinematografici e letterari, in cui l'unica figura di spicco è il piccolo Enoch, bambino dalle spiccate tendenze sociopatiche, che difficilmente uscirà dalla mente del lettore.  
Peccato. Ma funziona. 
Continua tutto a ticchettare come un orologio ben oliato. La storia scorre, le situazioni incalzanti affascinano, e non ci si rende conto di aver letto quasi 400 pagine in poche ore. Siamo stati rubati alle nostre vite.
Non era forse questo lo scopo?

Non so ben dire cosa resti di questo romanzo. Di certo porta con sé una sensazione dura, di felice tristezza, di smarrimento, che difficilmente scompare. 
Sono passati diversi giorni da quando ho riposto il libro nella mia libreria. Ma guardando la copertina ancora penso, sento, mi interrogo. 
Non era forse questo lo scopo?

  

Prima di abbandonarvi, forse più dubbiosi di quando avete aperto questa pagina, devo dirvi ancora qualcosa, di utile stavolta.

  • Del romanzo trovate due edizioni, quella rilegata e quella economica (si fa per dire, costa 10 euro).
    La versione rilegata è ancora disponibile in qualche libreria ma non più in stampa, almeno per ora. Entrambe le versioni sono ricche di immagini in bianco e nero, prese in prestito da raccolte di collezionisti e distribuite qua e là, a mo' di manifestazione grafica delle parole.
    Idea interessante, che di certo aiuta a creare la giusta atmosfera.
  • La storia non si conclude in questo volume. Forse avrei dovuto dirvelo subito.
    Se volete sapere come prosegue, dovete leggere il più recente Hollow City. Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine, edito dalla Rizzoli (2014).
    Il libro racconta gli avvenimenti successivi al mancato riavvio dell'anello. 
    Per la recensione completa di questo secondo volume dovete aspettare che io abbia finito di leggerlo. Ma sappiate sin da ora che mi sono imposto di andare molto piano, per non rischiare che il mio giudizio sia inficiato dalla tipica curiosità del lettore accanito.
  • Se volete approfondire, potete visitare il sito internet dell'autore: www.ransomriggs.com
  • Nel marzo del 2016 vedrà la luce la trasposizione cinematografica, firmata Tim Burton. Per ora dovete accontentarvi del booktrailer;)


Da ultimo, penso sia d'obbligo attribuire un voto numerico a La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, che nonostante i difetti descritti, nel mio cuore segna un pieno 8/10, simbolo inequivocabile di apprezzamento. 
Spero di esservi stato d'aiuto o ispirazione. Alla prossima recensione. ;)

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