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La sanità in caso di emergenza, prove tecniche di follia in Calabria

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Enel e Terna, per “verificare le procedure di emergenza del sistema elettrico nazionale”, decidono di sospendere l’erogazione per cinque ore domenica 26 ottobre in 46 comuni della Calabria, compreso il capoluogo Catanzaro.
Mia moglie va nel pomeriggio a far visita a un’amica che abita in uno di questi comuni e ha il marito gravemente malato di sla, vive con l’ausilio di due macchine elettriche. Le dice che ha saputo dell’interruzione per caso attraverso Internet. Nessuno si è preoccupato di avvisarla, non l’ASL che pure ha mandato i macchinari, non il comune, non l’ENEL a cui è stato da mesi segnalato che l’abitazione va tenuta sempre rifornita per esigenze sanitarie, Enel non ha mai risposto. Nessuno ha sentito l’esigenza di avvisare la donna nonchè di fare qualcosa. Per fortuna la signora ha un parente che ha promesso di portarle un gruppo elettrogeno. Mentre riferisce queste cose a mia moglie arriva la telefonata del parente: il gruppo elettrogeno non funziona più. Panico in casa. Senza macchine il malato può morire. Cercano allora di telefonare a ENEL (due ore!), chi risponde o butta giù la cornetta o dice di fare un altro numero e così di seguito fino a che la linea si interrompe. Mia moglie decide allora di telefonare a un’amica giornalista per chiedere almeno i dettagli sulle modalità dell’interruzione e l’amica, prontamente, consiglia:
telefonare subito ai Carabinieri per allertarli, telefonare al prefetto, telefonare al 118 per chiedere l’invio di un gruppo elettrogeno medicale.
Al 118 rispondono di non sapere dell’interruzione e comunque dicono di non avere gruppi elettrogeni. Analogamente i Carabinieri: non sanno che ci sarà un’interruzione, nessuno li ha avvisati e allora telefonano loro al prefetto il quale decide, finalmente, di avvisare la protezione civile.
La protezione civile ha dei gruppi elettrogeni ma il sindaco di Borgia non ha dato il locale per la protezione civile (non ha neppure predisposto, come di legge, la piazzola per gli sfollati in caso di terremoti), così bisogna andare in un altro comune per ritirarli e lo devono fare i familiari.
Alle ore 19,30 arriva finalmente un volontario della protezione civile per visionare l’abitazione, nessuna delle persone preposte e pagate per la difesa della salute pubblica si è presentata, solo un VOLONTARIO.
Quattro ore e mezza e decine di telefonate per avere un gruppo elettrogeno per un caso di vita o di morte.
Le prove tecniche di Enel mettono a nudo l’emergenza sanità, una rete di irresponsabilità che va dal piccolo impiegato menefreghista al sindaco ai dirigenti ASL ed Enel.
E’ un caso di cui forse i candidati alla presidenza della Regione Calabria dovrebbero interessarsi perchè evidenzia, in modo crudo, che il principale nodo del sistema sanità in Calabria è l’alto tasso di irresponsabilità umana.

Massimiliano Capalbo 
Fonte: Questo lavoro è tratto interamente dal sito www.ereticamente.it  

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