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La mucca volante che m'ha inchiodato per leggerla d'un fiato

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“La mucca volante” , Bompiani 2014, è il nuovo libro di Paolo Di Paolo (Raccontami la notte in cui sono nato, Perrone 2008, Feltrinelli UE 2014; Mandami tanta vita, Feltrinelli 2013; Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era, Rizzoli 2014). Nuovo perché per la prima volta Di Paolo scrive (e disegna, perché la copertina e le meravigliose illustrazioni sono sue) per un pubblico sempre difficile ed esigente: i bambini. Come mai l’ho letto io che non sono più una bambina? Perché credo che anche un adulto possa apprezzare questa storia e farla sua, proprio come è successo a me.
Ho scelto questo libro dalla copertina. Lo so, lo so: mai giudicare un libro dalla copertina! Che posso dire? A me, le belle copertine piacciono sempre tanto, non sono rilevanti nella scelta finale del libro, ma di sicuro mi fanno fermare a dargli un’occhiata. Su questa copertina, ad accogliere il lettore, c'è proprio la mucca volante del titolo: bella nell’imperfezione di un tratto di matita irregolare, tonda come una palla, con lo sguardo volto verso l’alto e uno sciame scomposto di piccole luci accese su un cielo blu. Come resistere? Non ho resistito, così, ho girato il libro e, sul retro di copertina ho letto: 

“Gentile mucca, se dovesse svegliarsi mi piacerebbe avere sue notizie. Suo, Leo.
P.S. Abito in via dei Macellai al numero 87, ma non si spaventi, non le accadrà nulla.”


Ecco come farmi aprire un libro.
Il passo successivo è stato leggere d’un fiato la storia.
Tutto ha inizio un giorno in cui Leonardo, il protagonista, vede nel cortile della scuola un nastro rosso e bianco, uno di quelli utilizzati per delimitare dei tratti invalicabili, quel giorno il preside impedisce agli studenti di poter trascorrere all’aperto la ricreazione. Nessuno sa nulla sul perché di questa decisione. Leo va a casa e chiede al nonno di aiutarlo a cercare eventuali chiarimenti sul giornale. Il nonno si attiva, ma non riesce a trovare nulla sulla vicenda. Credete possibile la storia possa finire qui? Soprattutto, pensate che un bambino pieno di domande non trovi un modo per dar loro una risposta? Leonardo non ci sta, deve svelare il mistero che è sicuro si celi in quella vicenda. Torna a scuola e, con sua grande sorpresa, vede nel cortile una grossa mucca sdraiata sul prato. Sembra morta, Leo chiede più volte alla mucca di dare un cenno di vita, ma questa resta immobile, così il bambino le lascia un messaggio e va via. Il giorno dopo, la mucca è scomparsa. Leonardo insieme ai suoi sei nuovi amici: Mauri, Franceschino, Mattia, Jacopo, Alexandru e Youssef, al cagnolino Macchia e alla sua amichetta Giulia, non solo svelerà il mistero della mucca, ma anche quello della maestra Pompelmo, scomparsa qualche tempo prima.

“La mucca volante” è una storia che oltre la trama a cui ho accennato ha un sottotesto ricco e vivace. L’importanza della chiarezza nelle azioni e nelle intenzioni che reclamano i bambini durante la loro pacifica, ma decisa manifestazione contro le bugie dei grandi riconduce a quella limpidezza nei rapporti che spesso difetta tra gli adulti. La figura della mucca stessa, estremo prodotto della fantasia, il fatto che i grandi la nascondano e che i bambini abbiano esigenza di vederla e di saperla al sicuro può essere riferito a quella dimenticanza del lato spontaneo, puro e visionario che viene meno nel momento in cui si cresce. La difficoltà dei bambini nel lasciare andare le cose, ma anche l’accettazione che questi hanno nel momento del distacco, riuscendo a dare una spiegazione fantasiosa alla mancanza, è un altro dei motivi che possiamo ritrovare in questa storia. Questa è solo una piccola parte di ciò che io ho visto e tenuto per me durante e dopo la lettura de “La mucca volante”, ma sono sicura che ognuno riuscirà a trovare qualcosa che lo riporti a quando la vita era piena di domande e il coraggio di cercare le risposte vinceva qualsiasi esitazione, a quel momento della vita che spesso si pensa di aver irrimediabilmente perso e che invece è lì ad attenderci con la promessa di tornare quando non lo stiamo aspettando. Per usare le parole dell’autore:

“Forse voleva dirmi che tutto può tornare, finché restiamo con le orecchie e gli occhi aperti, finché restiamo pazienti e vigili, capaci di aspettare; tutto può tornare, finché restiamo”.

È così che si conclude il libro è da qui che ognuno può ricominciare.

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